Relief: il podcast.
Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido dedicato alle emergenze emotive e al benessere quotidiano. Ha sede a Milano e funziona dal vivo in metropolitana (MM5, fermata Isola) e on line su www.reliefpsicologico.it.
Questo podcast racchiude storie di persone, consigli psicologici pratici e tecnici per affrontare meglio la vita di tutti i giorni, letteratura scientifica, consigli di lettura e buone notizie.
Conduce Alessandro Calderoni, psicologo e psicoterapeuta, ideatore del servizio, già voce a RMC e Virgin Radio.
Relief: il podcast.
#6-14 Liberarsi dallo Stigma - Ospite: Elena Di Cioccio
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Ti sei mai accorto che una parola detta dagli altri può diventare un’etichetta che ti porti dietro per anni? Partiamo da qui, con Elena Di Cioccio, attrice e conduttrice, per entrare nel lato più concreto della psicologia pratica: come si attraversano vergogna e stigma, come si smonta una gabbia costruita “per paura di persone che neanche conosciamo”, e cosa significa integrare la propria storia invece di tentare di chiuderla in un cassetto. Parliamo anche di dipendenze, relazioni tossiche e del momento in cui smetti di recitare chi non sei più, fino alla libertà di portare te stesso sul palco.
Poi passiamo agli strumenti: proponiamo tre tecniche di scrittura terapeutica che puoi usare subito per modulare ansia e preoccupazione. Scrittura espressiva per fare ordine, intervista alla preoccupazione per scoprire il bisogno che sta sotto, e lettera dal futuro sé per ottenere consigli credibili da una versione più saggia di te, con un primo passo chiaro e praticabile. Sono esercizi semplici, ma progettati per cambiare prospettiva quando la mente diventa una nuvola di pensieri.
Nella parte finale allarghiamo lo sguardo su tecnologia e società: con Davide Burchiellaro ragioniamo di intelligenza artificiale e contenuti centrati sull’umano, tra ricerca di imperfezione, comunità chiuse e “certificazione” dell’autenticità. Con Gianluca Riccio affrontiamo la deanonimizzazione online: modelli linguistici capaci di collegare commenti pubblici a identità reali con precisione altissima, e le conseguenze per privacy e sicurezza. Chiudiamo con spunti dalla letteratura scientifica su solitudine e paranoia, coppia e stress “assorbito”, più tre belle notizie su energia pulita e biodiversità.
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Benvenuto A Relief E Mappa Puntata
SPEAKER_02Relief, il podcast Psicologia pratica e gestione delle emozioni, con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni. In collaborazione con Gente.it.
SPEAKER_01Benvenuti in questa penultima puntata della stagione per Relief che ospita questa volta Elena Di Cioccio, attrice e conduttrice, che ci parla di etichette difficili da scrollarsi di dosso, della sua carriera tra musica, radio, tv, cinema e teatro, ha fatto un sacco di cose, e del percorso personale che ha raccontato nel libro In Cattivo Sangue sulla convivenza con la KIV e lo stigma, oltre a dipendenze, relazioni tossiche e gestione della rabbia, fino alla libertà di portare se stessa sul palco con lo spettacolo Propositiva 2.0. Trucchi del mestiere, cioè tecniche di autoregolazione. In questa puntata tre esercizi di scrittura con scrittura espressiva, intervista alla preoccupazione e lettera dal futuro sé. Insieme a Davide Burchellaro, nello spazio Millennials, discutiamo di intelligenza artificiale e human-centered content, tra inflazione dei contenuti, ricerca di imperfezione, comunità chiuse e certificazione d'origine. E invece con Gianluca Riccio nel suo spazio Futuro Prossimo, affrontiamo la deanonimizzazione online, cioè un progetto svizzero che ci mostra che i modelli linguistici possono identificare gli utenti, anche anonimi o coperti da pseudonimo, a partire dai commenti pubblici fino al 90% della precisione. Quindi sostanzialmente scrivi una cosa, non ti firmi e ti beccano lo stesso. Le ricerche che citiamo in questa puntata riguardano la solitudine legata al pensiero paranoide, l'interdipendenza della soddisfazione di vita nella coppia in età avanzata e l'assorbimento dello stress altrui associato a diversi sintomi di disturbo da stress post-traumatico. Come sempre, chiudiamo con tre belle notizie che in questa puntata miscelano fonti pulite che coprono tutta la nuova domanda globale di elettricità, il solare che guida la crescita, il mondo dell'eolico e anche un elefantino asiatico in uno strano e interessante programma di conservazione.
Elena Di Cioccio E Le Etichette
SPEAKER_01Cominciamo, il caso. Ospite di questa settimana in relief, Elena Di Cioccio, attrice, conduttrice televisiva, radiofonica, con una carriera che attraversa musica, tv, cinema, teatro, ben nota naturalmente a tutti, anche come inviata delle iene. Elena, grazie per essere qui con noi. Ciao! Ci sono degli avatar che rimangono più di altri, eh. Per esempio, tu che ne hai passati così tanti di ruoli e di ambienti, qual è quello che ti senti addosso, magari più spesso, o che ti è più difficile toglierti come avatar?
SPEAKER_04Guarda, non c'è un avatar che mi è difficile togliere, c'è un'abitudine che abbiamo noi, soprattutto in Italia, di fare delle etichette e di lasciarle per sempre come se fossimo dei barattoli di marmellata che continuiamo a riciclare. Tu puoi cambiare il contenuto, ma il barattolo per gli altri non è lo stesso. Figlia di aver fatto parte di un programma di successo. Io oggi ho 51 anni, ma sono circa 30 che mi ripetono sempre che sono un'unica cosa, cioè quelle due figlia di e facente parte di Anche perché poi di cose ne hai fatte tantissime.
SPEAKER_01Hai iniziato da giovanissima, siamo perfettamente coetanei. E di fatto hai attraversato molti mondi, quello della musica, quello della radio, quello della tv, quello del cinema. Quale dei vari mondi o dei vari passaggi da uno all'altro hai sentito con maggiore difficoltà?
SPEAKER_04No, difficoltà nessuna, e non ne ho uno che mi piace più degli altri perché hanno tutti il minimo comuneatore, cioè la curiosità e l'amore per quello che faccio e il senso della scoperta, la creatività per me sono tutte stanze di una gigantesca casa che ancora non ho finito di costruire. A me piacciono le cose diverse, sono curiosa, per cui da una parte non mi fermo anche se mi so accontentare spesso, perché sapersi accontentare ti garantisce una stabilità emotiva, che in questo lavoro è fondamentale per poter attraversare tutti i momenti della tua vita, in questo caso nella carriera artistica, che possono essere alti, bassi, medi, larghi, prendi una parabola, poi torni indietro.
SPEAKER_01Poi, oltre alla parte artistica, è saltata fuori anche una parte intima molto importante e di grande peso, perché nel tuo libro Cattivo Sangue raccontavi per la prima volta pubblicamente di vivere con la KaiVo da quando avevi 28 anni, forse e di aver portato questo peso dentro per un sacco di tempo. Ecco come hai gestito le emozioni legate un po' alla paura del pregiudizio, allo stigma prima di decidere di parlarne apertamente?
SPEAKER_04Quello è un viaggio che mi ha fatto comprendere fino in fondo, in maniera esperienziale e non si dice, non intellettuale, perché spesso noi studiamo qualcosa, intellettualizziamo qualcosa, ma non la viviamo attraverso il tessuto emotivo della carne quotidiana vissuta giorno per giorno di qual è il limite nostro. Cioè, il mio limite, in questo caso, il mio limite era proprio il non rendermi conto di essere. Di essermi creata da solo una gabbia, per paura di persone che neanche conosco, è vero che noi siamo animali sociali, viviamo con gli altri, però è anche vero che gli altri non possono essere il primo metro di giudizio e di senso di libertà perché noi possiamo non piacere al prossimo per milioni di ragioni diverse, ma dobbiamo piacere a noi. Quindi, nel momento in cui ci piaciamo, quello che pensano gli altri diventa relativo, anche se gli altri diventano niente, è meglio veramente camminare a testa alta in un deserto che camminare, cioè strisciare in mezzo a tanta gente. Ecco, questo è un po' il percorso che ho fatto: andare a cercare dentro me stessa tutti quegli snodi emotivi, a sezionare una per una tutte le emozioni le più piccole, le più piccole sfumature, quelle base, i traumi, tutto quello che faceva parte del mio intimo, e rimetterle in ordine e integrarle e darle spazio. Perché questa è un'altra cosa che ho imparato nel mio viaggio personale fatto di tantissime cose di terapia, di lettura, di libri, di scienza, di psicologia, di yoga, di spiritualità, qualunque cosa io abbia fatto in questi anni. Che spesso le cose vanno integrate, non chiuse, visto che mettere sul tavolo qualcosa, fa riprendere aria, guardarla e poi metterla via col proprio nome funziona meglio di cercare di superarla o cercare di metterla via, o cercare di quella cosa ti appartiene. E quando ti appartiene con la propria voce, la voce può anche essere molto più silente dell'urlo che senti dentro.
SPEAKER_01Voglio proprio approfondire questa parte perché penso che sia anche di grande utilità per chi ci ascolta, è che magari sente ancora a volte il peso del giudizio altrui o anche del giudizio di sé su se stessi, legati comunque all'abitudine, alla critica o al giudizio altrui. Ecco, tu hai parlato di questa miscela di modalità e di questa sintesi integrazione, ma quali pratiche interiori o quotidiane concretamente ti hanno aiutato a trasformare la vergogna o la paura in consapevolezza libera?
SPEAKER_04È stato un viaggio lunghissimo attraverso tutti gli strumenti anche più banali che vi possono che ti possono venire in mente. Dal libro di psicologia cult che tutti hanno letto, agli scritti del Buddha, a studiare meglio il senso del divino, inteso come Dio e noi come riflesso della bellezza di Dio, le basi di psicologia, alcuni momenti di autoguarigione dello yogo, della Yurv Veda, tutte cose che ho fatto in 30 anni in 23 anni, e che un pezzo alla volta mi sono tenuta quella che secondo me era la parte che mi serviva di più. Sono andata un po' a tentativi, delle volte sono riuscita, delle volte no, delle volte ho preso le cantonate, che sai come fai il giro dell'oca? Che prendi proprio il tiro che dici, adesso ho risolto tutto, poi torno indietro, dici, ma come? Non ho capito niente. Sai quella cosa che si dice del karma della vita: che finché non hai imparato la lezione, te rimette sulla tua strada.
SPEAKER_01Sì, te lo dice anche il Monopoli, te lo dice anche il Monopoli, che ogni tanto ti fa tornare al via.
SPEAKER_04Tanto, quello è il cerchio: è il darme un cerchio da quello non sfuggiamo. Io non mi voglio bene finché continuo a recitare chi non sono, e quindi il mio corpo, la mia testa, il mio cuore dopo un po' si ribellano, non ne hanno più voglia.
SPEAKER_01C'è anche da dire che specificamente rispetto alla seropositività, c'è ancora una montagna di ignoranza, e allora potremmo approfittarne anche per mandare un messaggio se non sotto il punto di vista dei contenuti e della conoscenza, almeno sotto il punto di vista emotivo, cioè a chi vive situazioni di stigma o di solitudine, che cosa possiamo ricordare?
SPEAKER_04Io posso semplicemente dire a questa persona: fai tu trovati la tua distrada, ma cercala, perché siamo noi a decidere, veramente a decidere, a scegliere se stare in un contesto che non ci piace. Se il contesto che viviamo è discriminatorio, noi lo possiamo cambiare. Ma dare un consiglio a qualcuno perché io ci sono passate, lo so che i consigli non servono. Perché quando uno è davanti a una difficoltà enorme, non riesce a vederla con la porta, la troverà nel suo momento. Quello che deve sapere è che ha valore, che tutta la sua esperienza è unica e speciale e nessuno potrà avere un'esperienza migliore o peggiore della sua, perché la sua vale tanto quanto quella degli altri.
SPEAKER_01Al di là della questione HV, hai vissuto relazioni difficili, momenti bui, come abuso di sostanze, relazioni tossiche. Quali sono state le tue risorse che hai tirato fuori o che hai scoperto di poter tirare fuori e che ti hanno aiutato nei momenti di difficoltà più profonda? Cioè, cosa hai scoperto di avere che non pensavi di avere?
SPEAKER_04Allora, intanto ho impiegato del tempo a capire che molte cose che facevo non erano scontate. Noi andiamo per scontate le nostre abilità. Questa da una parte, dall'altra, ci dimentichiamo che il nostro obiettivo non è sopravvivere, cioè, tra vivere e sopravvivere c'è una differenza enorme. Possiamo scegliere di sopravvivere in condizioni nefaste per noi, ed è una scelta, oppure vivere in condizioni migliori che magari non abbiamo neanche preso in considerazione, e lì forse le nostre risorse, le nostre abilità non saranno mai più così scontate. Io, per esempio, trovavo molto facile interrompere una dipendenza prima le sigarette, poi magari era l'utilizzo della marijuana, e io l'ho data per scontata questa cosa. Quando poi ci ho messo la testa dentro, ho detto: Mattiza, ma è veramente difficile mibire da una dipendenza perché un dipendente non è un sono un po' volgare, uno stronzo che ha voglia di fare così, è che non riesce a non farlo. Quindi c'è una forza enorme che lo batte ogni giorno che prova a fare un passo diverso e io riesco a farlo così, ma io non mi dico mai che questa è una skill che non prendo in considerazione quando sono un po' giù di tongo, dico: Ecco, non va a vedere niente, non ti hanno preso lì, quel provino non è andato, quel lavoro, potevi farlo meglio, e comincio in quella spirale un po' di autocommiserazione. Io mi ricordo che ho i miei punti fermi e dico: però, tu hai smesso di fumare, sei una grande, non è facile, mi sembra un buon rinforzo.
SPEAKER_01Senti, tu hai portato tutte queste esperienze sul palco con Propositiva 2.0. E come è stato un po' l'incontro tra il tuo vissuto e la condivisione artistica?
SPEAKER_04Stupendo, stupendo, stupendo. Ecco, visto che mi hai chiesto prima so qualche punto scuro della mia vita precedente, sicuramente di aver trovato solo oggi a 51 anni le risorse, la libertà, la voglia, la spensiatezza di poter fare quello che mi piace senza avere paura di non saperlo fare, e quindi riuscire a portare sul palco me stessa oggi libera da non doverti raccontare, una persona diversa da quella che sono, è proprio impagabile. Per me è commovente.
SPEAKER_01A proposito di gestione delle emozioni, giusto per concludere con qualcosa che chiediamo proprio a tutti, le nostre tre emozioni fondamentali disturbanti sono l'ansia, la tristezza e la rabbia. Tra queste con quale ti sei dovuta confrontare maggiormente tu in vita tua?
SPEAKER_04Arrabia perché la rabbia è incolla addosso tutto, anche l'attrazione, anche la passione, anche la rabbia come dire, impacchetta troppe emozioni tutte assieme. Delle volte tu pensi di essere arrabbiato invece sei deluso, o sei arrabbiato, ma invece sei affranto, affranta, oppure sei spaventato, oppure sei ti vergogno di qualcosa, e questa vergogna la devi coprire con qualcosa di più grande che può essere la rabbia, perché la rabbia entra in protezione di te, è uno strumento protettivo, ecco quella.
SPEAKER_01E come l'hai gestita? L'hai gestita?
SPEAKER_04Allora, intanto ti presento il mio sacco da box che vive nel mio basement. Io all'inizio, malissimo, non è, lo sanno, tutti, non è una cosa che racconto che dico nuova, però, quando ero giovane, andavo sempre alle mani, mi sono uscivo un paio di piccole denunce in età giovanile. Per eccesso di contatto, di contatto. E comunque, sì, la rabbia per me è stato un grandissimo problema per tanti anni perché era per me ingestibile. La rabbia, però, mi ha anche fatto fare tante cose, perché la questione è: se è un motore, il problema è che quel motore, tu non puoi guidare quel motore lì. Perché se tu ti muovi per rabbia, che succede quando non hai più una rabbia per poterti muovere? Il tuo motore sei capace di accendere lo stesso? È diversa la passione dalla rabbia, oppure se tu reagisci, cioè puoi reagire alle cose o rispondere alle cose, reagire è una reazione di rabbia. Quindi, ora che ho capito questo meccanismo, diciamo che ho fatto un po' di danni prima.
SPEAKER_01Sei diventata molto più mindful, esatto. Poi maduro le hanger room, perché così spacchi tutto, ma almeno in un confine, via, tutto lì, Elena 18, grazie per essere stata con noi.
Tre Esercizi Di Scrittura Terapeutica
SPEAKER_01Grazie a te, grazie a tutti, ciao, trucchi del mestiere, ed eccoci al consueto spazio in cui ti suggerisco tre esercizi per imparare a modulare e regolare le tue emozioni attraverso diversi tipi di esperienza che vanno dall'immaginazione alla scrittura alla realizzazione di un po' di consapevolezza spicciola durante la giornata. Si tratta sempre di esercizi che puoi liberamente utilizzare nel corso della settimana per sperimentare come con piccoli gesti può cambiare proprio la caratura del tuo benessere e della tua vita quotidiana appunto. Oggi usiamo la scrittura come strumento terapeutico per scaricare, per chiarire, per trasformare. E quindi i tre esercizi sono scrittura espressiva, intervista alla preoccupazione figo, questo e lettera dal futuro sé. Questo è molto simpatico, anche un grande classico e si può fare anche in modo tecnologico. Allora, esercizio 1, scrittura espressiva ti prende una decina di minuti quando lo vuoi fare. Per farlo, devi prendere un foglio di carta o un block. Io preferisco sempre che per questi esercizi ci sia una forma di scrittura a mano, per una questione squisitamente neuropsicologica. Quando scrivi a mano, il tuo cervello funziona in un modo differente rispetto a quando scrivi digitando su una tastiera. Certo se tu hai un livello di tecnologia avanzato, puoi decidere di scrivere a mano su un device elettronico, per esempio utilizzando una pennetta su un tablet oppure su un device dotato di ink. Ma comunque usi sempre una pennetta e un gesto manuale per scrivere che ci serve di più rispetto a digitare su un telefono o sulla tastiera di un pc. Quindi dicevamo: prendi una superficie su cui puoi scrivere con la tua santa manina che scrive, metti un timer, 8 minuti direi se vuoi un'esperienza leggera, se ti piace al dente, e invece 12 minuti se te la senti un po' più cotta. Scrivi senza filtri su una cosa che ti pesa. Figurati se non trovi una roba che ti pesa su ce l'hai, sicura una, hai una collezione di robe che ti pesano. È CCC e CC già, è questa roba qui, è lui e lei e poi quella. Ecco, una roba che ti pesa. Scrivi cosa è successo? Cosa hai provato, cosa temi, cosa desideri. Non è un tema in bella, eh. Non è che devi essere con una grafia perfetta e una grammatica impeccabile e una punteggiatura meravigliosa. È solo uno scarico diretto e onesto, come se tu utilizzassi la penna come una valvola. Alla fine, quando scade il tempo, chiudi con due frasi. La prima frase è Quello che mi sto dicendo è puntini puntini, e questa in pratica ti fa la sintesi di quello che hai buttato giù prima, ti costringe a fare la sintesi. E la seconda è una frase più utile potrebbe essere. E qui butti giù una cosa che sembra una ristrutturazione, una parafrasi rispetto a quello che ti stavi dicendo prima. Ora scrivere non risolve tutto, ma te lo posso assicurare: fa un po' di ordine, fa sempre un po' di ordine. Perché anche se stiamo parlando di dati specifici, ipotizziamo che tu debba parlare tra te di alcuni eventi reali o anche fare dei conti. Scrivere questi eventi, e scrivere i conti ne cambia la prospettiva rispetto alla nuvola di pensiero che hai quando tieni tutto nella mente. Spesso quando fai questo po' di ordine ne hai sollievo e quando hai sollievo respiri meglio e quando respiri meglio, pensi meglio e stiamo tutti più contenti, cioè sia te che provi queste sensazioni e queste emozioni, e sia noi che ti stiamo intorno e che altrimenti dobbiamo sopportarti. Siamo all'esercizio numero due, te ne sei accorto? L'esercizio numero due si chiama questa settimana intervista alla preoccupazione. Questo mi piace assai. Allora diamo un nome intanto alla tua preoccupazione come se fosse un ospite, via. Potresti dargli un nome proprio che ne so, Guidri Gilda. È una preoccupazione particolare. Oppure anche un nome di oggetto, di animale, Barbagianni, sicomoro, non so, prova a darle un nome. Poi vorrei che tu immaginassi di poter interloquire con la tua preoccupazione facendole 5 domande. Quindi immaginati di essere l'intervistatore della tua preoccupazione. Benvenuta, signora Preoccupazione, si accomodi, ho alcune domande per lei, grazie per il tempo che mi dedicherà. Come quando io faccio le interviste all'inizio delle puntate di relief, no? Saluto l'ospite e poi faccio qualche domanda. Inizio con qualche domanda generica e poi entro un po' più sul tema emotivo. Allo stesso modo puoi fare cinque domande al tuo ospite, che in questo caso è una tua preoccupazione. Ma poi la cosa spettacolare è che ti metti dal suo punto di vista Pov solo la preoccupazione. E rispondi a queste cinque domande come se tu fossi la preoccupazione in quel momento. È quell'esercizio che in psicoterapia spesso si fa utilizzando le sedie. Ti metti su una sedia, o immagini di metterti su una sedia quando fai le domande, poi ti sposti dalla sedia dell'intervistatore alla sedia dell'intervistato quando vuoi dare le risposte e rispondi. Alle 5 domande? Molto bene. Da cosa vuoi proteggermi? Questa è la prima domanda. Ti sposti e rispondi. Cosa temi che succeda? Ti sposti, ci pensi e rispondi come se fossi la tua preoccupazione. Di cosa avrai bisogno, davvero? Questa è quella clou. Perché la tua preoccupazione, che tenta in modo maldestro di proteggerti, sta cercando di far sì che tu ti accorga che dovresti esaudire un tuo bisogno che ha tutti i diritti di esistere, quindi di cosa avrai bisogno davvero è importante come domanda: qual è la tua soluzione preferita anche se è sbagliata? E sentiamo che cosa ti dice la preoccupazione. E qual è un compromesso realistico? Cioè, visto che tutto tutto non si può avere, facciamo un negoziato. Qual è un compromesso realistico che posso raggiungere per andare nella direzione della mia esigenza? Che è il bisogno inesaudito per il quale sorge la preoccupazione. Attensiù. Questo esercizio non elimina la tua preoccupazione, però la rende più chiara, più netta, più definita. Non è una nube grigia che arriva, ti avvolge, ti spaventa, ma è proprio una frase, una domanda, un'esigenza. E quando la preoccupazione è più chiara, le puoi mettere un guinzaglietto e guidarla. Eccoci al terzo esercizio. Il terzo esercizio si chiama Lettera dal futuro sé. Questo è un grande classico, e ci piace molto come quando metti su un brano che è un grande classico: un pezzo degli Stones, un pezzo dei Beatles, un pezzo di Bob Marley. Immagina te stesso tra tre anni. Quindi, a seconda del momento in cui mi stai ascoltando, fai più tre. Questa puntata è stata realizzata nel 2026, se la ascolti immediatamente dopo la registrazione e la divulgazione della puntata, penserai al 2029. Ma se ascolti questa puntata nel 2034, a patto che nel 2034 si ascoltino ancora i podcast ed esistano ancora gli standard che ci permettono di ascoltarli adesso, vorrei dire che penserai al 2037, insomma, regolati così. Vorrei che ti immaginassi tra tre anni, ma non in un modo completamente libero, in un modo particolare. Vorrei che ti immaginassi più stabile e soprattutto più saggio o più saggia. E questo te stesso, che tra tre anni, e fortunatamente per tutti più saggio o più saggia, ti scrive una breve lettera. In particolare tre consigli: un consiglio pratico, un consiglio emotivo e un consiglio relazionale. Quindi un consiglio pratico, una roba da fare e come farla, un consiglio emotivo che ha a che fare con la gestione delle emozioni, quindi, e un consiglio sulla gestione delle relazioni. E poi aggiungi una riga finale. Il primo passo questa settimana è e lo scrivi. Quindi è importante che ci sia questo te stesso che ti dà i consigli, perché ricordiamoci che nessuno è un dispenser di consigli, non lo è il tuo psicoterapeuta, che è comunque un umano, sarà potenzialmente più vecchio di te, sarà abituato a sentire tanti umani. È possibile che abbia in mente dei funzionamenti, ma non è un dispenser di consigli. Può arrivare a fare in modo che tu ti consigli delle cose, questo sì. E allo stesso modo gli amici, le amiche, le mamme, i papà sono tutte persone che, con grande zelo, dispensano sempre meravigliosi consigli, ma io tenderei sempre a farmi suggerire le cose da un esperto. Ora, se c'è un tizio che è un grandissimo imprenditore o un grandissimo investitore, posso farmi dare dei consigli su come si fa impresa, su come si investe, se c'è un tizio che è un grandissimo tennista, mi posso far dare dei consigli su come si fa un diritto piuttosto che un servizio. Ma siccome nessuno ha una vita perfetta, i consigli elargiti generosamente su come mettere a posto la propria vita, secondo me, vanno tutti in archivio, per non dire nel cestino. L'unico che ti può dare un buon consiglio alla fine è un te stesso più saggio. Non devi sapere tutta la strada, basta un passo ben scelto. Questi tre esercizi sono fotografie di te in un momento specifico della tua vita. Tienili quando li fai, così li rileggi dopo una settimana, e questo spesso ti fa emergere più chiarezza nelle cose che nel momento in cui le stai vivendo, non vedi ben definite. Quante volte hai avuto una fase di grande preoccupazione? Hai scritto, magari, tra la sei descritta. Qualche giorno dopo è tutto passato, e impari che anche quei momenti così cupi terminano come termina tutto. Millennio. E
IA E Contenuti Davvero Umani
SPEAKER_01diamo di nuovo il benvenuto a Davide Burchellaro, responsabile di gente.it in questo spazio in cui ci occupiamo sempre di caratteristiche generazionali, di novità che fanno discutere tra le varie epoche e tra le varie età. Davide ben ritrovato. Ciao a tutti allora, si parla ormai da qualche anno, sempre e soprattutto di intelligenza artificiale, si parla di automazione nella produzione di contenuti, cosa che per tutti i creatori di contenuto e di valore significa stare attento al proprio posto di lavoro, ma finché ce l'hanno anche moltiplicare la produttività e veramente ridurre i tempi. Questo succede nell'ambito dei social media, succede nell'ambito dell'informazione, succede nell'ambito della pubblicità, succede in qualunque settore. Eppure proprio adesso che l'intelligenza artificiale diventa praticamente fondamentale come strumento per generazione di contenuti. Proprio in questo momento si ritorna al fatto che al centro di questi contenuti ci deve essere l'uomo, che poi è sempre almeno per il momento, il protagonista sia attivo che passivo di ogni forma di comunicazione generata da uomini con o senza macchine per altri uomini.
SPEAKER_00Ed è così che si parla di HCC, sì, questo è il lo human content, centered, anzi, sentered content. Quindi stiamo parlando di partiamo da un elemento che ultimamente è particolarmente studiato, ed è il famoso paradosso. Per cui più l'intelligenza artificiale impara a scrivere, e più chi legge cerca degli elementi umani, perché ha bisogno di prove che si tratti di una comunicazione autentica. Quindi è un po' un rincorrere continuo tra tipologie diverse di scrittura. Qui possiamo isolare alcuni elementi chiave di questo paradosso che stiamo vivendo. Uno è l'infrazione del contenuto, quindi l'intelligenza artificiale ormai può generare testi veramente infiniti a costo zero, e quindi la cosiddetta scrittura corretta non è nemmeno più una risorsa scarsa, è una risorsa che non ha più scarsity, ma è proprio sempre più presente. Quindi, a questo punto il suo valore di mercato e il suo valore appunto di attenzione crolla completamente. Il secondo punto del paradosso è la ricerca dell'imperfezione: l'intelligenza artificiale tende a essere perfetta, o comunque a seguire quello che poi gli si insegna, cioè a non sbagliare. Ma questa sua neutralità e prevedibilità al lettore umano comincia a dare fastidio, comincia a essere un po' a creare un'idiosincrasia verso questo tipo di contenuti, e quindi si cerca l'errore creativo: il doppio senso, il sarcasmo, l'esperienza cosiddetta piovino, point of view. Che l'algoritmo può soltanto simulare, ma essendo appunto un pappagallo stocastico, come si dice, non può assolutamente possedere né gestire, almeno questo è quello che noi stiamo vivendo in questo momento. Poi l'altro elemento, sempre in questo paradosso, è la famosa teoria della foresta morta, cioè l'evoluzione della teoria della foresta oscura che c'era su internet, se i web riempie di bot che parlano ad altri bot, l'utente umano si ritira in comunità chiuse, e in qualche modo certificate come umane, quindi newsletter personali, podcast, i club del libro, eccetera, e poi c'è il discorso della certificazione di origine. Anche qui c'è un dibattito, in realtà sta nascendo proprio la necessità di sapere chi c'è dietro alle parole, questo è forse l'elemento che chi fa la nostra professione, cioè quella di giornalista, il comunicatore ovviamente sente maggiormente, perché ha a che fare proprio con la reputazione e con l'etica dell'autore, che diventa a questo punto più importante del contenuto stesso, cioè la denominazione di origine controllata, come si potrebbe dire paragonandoci a dei vini, è più importante del vino stesso, quindi a questo punto abbiamo un'intelligenza artificiale che sta diventando sempre più brava a scrivere, però sulla scrittura si agisce con una sorta di scrittura in continuo: cioè dove il premio, in realtà, va a chi riesce a trasmettere vulnerabilità, empatia, capacità di connessione, autenticità sostanzialmente, e quindi questo lo vediamo, lo vedremo sempre di più. In questo nasce appunto il concetto di humanity content. Quindi adesso si parla di contenuti che devono superare un altro test, quello di Turing, ma quello del Goosebund test, la pelle doc. Il test della pelle doc. Sostanzialmente è un qualcosa che difficilmente può essere eguagliato. Mi viene in mente il test di Voice Kampf di Blade Runner, dove l'androide non riusciva a trovare una risposta al fatto che qualcuno ribaltasse la tartaruga rovesciata sulla spiaggia, è un po' la stessa cosa. Laddotve c'è l'ingresso del fattore della pelle d'oca che nasce può nascere soltanto dalle realtà di vulnerabilità, di fragilità che sono tipicamente umane, e adesso appunto ci saranno sempre di più queste aziende humano-centriche che usano addirittura le storie proprio anche dei dipendenti a livello di successo, di fallimento proprio per costruire una narrazione diversa. Dov'è che questa cosa la possiamo già vedere? Ma per esempio la possiamo vedere nel marchio Patagonia che ha creato un tipo di comunicazione molto forte, con una narrazione che è estremamente imperfetta e anche estremamente umana, hanno fatto appunto questa campagna che incoraggia i clienti a riparare i vecchi casi, e lì c'è proprio un aspetto empatico che viene considerato un caso di studio, un altro caso abbastanza interessante è quello del progetto Real Beauty che è stato fatto da DAV, questa azienda dei cosmetici, dove in realtà c'è invece purtroppo una presa di posizione. Loro hanno detto che si rifiutano di usare l'intelligenza artificiale per creare o ritorni immagini di donne nelle pubblicità, rispondendo poi direttamente al tema dell'ansia della perfezione sintetica, tra virgolette. Questa cosa qui ha fatto aumentare l'affinità al brand di circa il 20%. Quindi torniamo al discorso dell'autenticità come valore chiave, infine, c'è un altro caso, ci sono altri molti altri casi, ma c'era questo di Airbnb, che secondo me è un altro interessante, dove in realtà l'autenticità deriva dal fatto di essere comunità, il community che viaggia quindi la comunità che diventa autore autore. Quindi loro hanno questo slogan che si chiama Made Possible by Office, invece gli spot machinati che ti fanno vedere delle case strafighe, bellissime, super perfette. Qui c'è l'artigianalità video che fanno vedere la vita vera. Comunque non ci siamo ancora imbattuti in questa difficoltà, in maniera così definitiva, e quindi forse lasciamo che si evolva questo concetto di contenuto centrato sull'umano, e vediamo dove ci porterà.
SPEAKER_01Speriamo che ci porti da qualche parte in cui l'umano non è più accessorio, ma davvero centrale, e dove non si verifica il paradosso che bisogna certificare di essere umani per essere ancora al centro dei discorsi umani, che è la cosa che mi diverte di più. Grazie a Davide Burchellaro, gente.it.
SPEAKER_00Ciao, grazie, grazie.
Studi Su Solitudine Coppia Stress
SPEAKER_01La letteratura scientifica. La solitudine non è solo stare da soli, è più che altro una percezione, a volte ha effetti che vanno oltre la tristezza. Uno studio suggerisce che la solitudine è più strettamente legata al pensiero paranoide che al semplice isolamento sociale. Solitudine e paranoia sembrano rinforzarsi a vicenda, sentirsi soli aumenta la lettura minacciosa del mondo e pensieri paranoidi possono a loro volta spingere a chiudersi, a isolarsi, aumentando proprio la solitudine. È un circuito che merita delicatezza più che stigma. Poi c'è la coppia, una ricerca su partner in età avanzata mostra un legame forte tra la soddisfazione di vita di uno e dell'altro. Questa connessione sembra influenzata anche da variabili come caregiving, differenze di salute e rete sociale. È un dato che può far paura perché ci fa dire: ma allora un po' è vero che dipendo dall'altro. Ma può anche dare speranza perché i legami possono essere una risorsa reale, soprattutto quando non diventano l'unica risorsa. Infine un terzo studio guarda la risonanza con lo stress altrui. Chi assorbe più intensamente le reazioni di stress degli altri tende anche a riportare più sintomi da disturbo da stress post-traumatico. Qui non parliamo di empatia come virtù o difetto, parliamo di un sistema nervoso che si sintonizza troppo e che potrebbe avere bisogno di confini e di recupero. Futuro
Deanonimizzazione Online Con I Modelli Linguistici
SPEAKER_01prossimo, ritroviamo con piacere Gianluca Riccio di FuturoProssimo.it. Ciao Gianluca, ben ritrovato, benvenuto ciao Alessandro, ciao a tutti. Allora, un tempo quando si parlava di pratiche online anonime, il mondo si divideva in due livelli di competenza. Livello di competenza basso, basta che non firmo, tanto non mi beccano mai. Liv di competenza alto, se non c'è una complessa anonimizzazione con triangolazioni di fonti, cambio di indirizzi IP, eccetera, eccetera, eccetera. Prima o poi qualcuno ti può beccare perché lasci sempre tracce. Oggi, come oggi, una via di mezzo tra i due livelli di competenza è chi crede di poter essere sommessamente anonimo, ma può essere tranquillamente smascherato da una serie di incroci di dati e di pensate fatte naturalmente senza nessun tipo di sforzo, da intelligenze artificiali. Raccontaci un po'.
SPEAKER_03Mi racconto dicendo seraficamente che se la privacy online, ammesso che la privacy online avesse una data di scadenza, questa è passata la settimana scorsa, perché un gruppo di ricercatori dell'Istituto ETH di Zurigo e di Antropic che è tristemente passata ultimamente ai onori della Cronaca, un'azienda di EI famosissima. Questo gruppo di ricercatori misto ha dimostrato che i modelli linguistici sono in grado di identificare utenti pseudonimi, il famoso Fragolina 78, oppure l'anonimo di turno, partendo dai loro commenti pubblici con una precisione fino al 90%, quindi una precisione altissima. È un paper che è appena stato pubblicato e dice una cosa che molti sospettavano, ma che nessuno aveva ancora quantificato con questa brutalità, cioè quello che prima avrebbe richiesto settimane di lavoro investigativo, ora si fa con un agente AI in pochi minuti. È una cosa che può piacere e può non piacere, perché ha due aspetti diversi: sono due lati della medaglia, questi qua: positivo e negativo. E certo, vediamo, sì, come funziona intanto questo sistema? Allora, questo agente AI legge i post pubblici di un utente anonimo che sta su Facebook e va sotto la pagina di quel cantante a fargli tanti dispetti, oppure contesta una politica di qualche governo, estrae da questi post pubblici dei segnali identitari, più o meno, il gergo, alcuni termini, lavora sulla semantica, lo stile di scrittura e trasforma tutti questi segnali in una specie di profilo strutturato, quindi inizia a profilarlo vedi come il corrispettivo con un'investigazione si faccia concreto. A questo punto cosa fa questa intelligenza artificiale? Cerca candidati compatibili sul web tra quelli non anonimi per capire qual è l'identità segreta dell'anonimo e usa delle corrispondenze che verifica con un suo metodo di valutazione. Tutto questo avviene in pochissimo tempo. Ci ho messo più tempo a raccontare il meccanismo che l'intelligenza artificiale, a metterlo in pratica. È un investigat privato che lavora su migliaia e migliaia di profili in parallelo, e arriva a capire dove Bruce Wayne, al posto di Batman, questo signore che fa l'operaio, è così simpatico, mette le foto dei gattini e parla dei nipoti, la sera si trasforma in un implacabile giustiziere dei governi, oppure in un propalatore di teorie della cospirazione. È insospettabile, ma io, intelligenza artificiale addestrata, sono riuscito a smascherarlo.
SPEAKER_01Ecco, ho una domanda fondamentale che è quella che mi fa capire il numero di brividi che possono percorrermi. Questa AI è privata e aperta a tutti, oppure è semplicemente appannaggio di governi e di sistemi di controllo della popolazione?
SPEAKER_03Tu conosci già la risposta, Alessandro. Io nulla. Conosci già la risposta perché questo adesso è un progetto di ricerca, non è accessibile a tutti. Ah, certo, è accessibile a quasi tutti. Attualmente si tratta di un progetto che è in validazione, quindi è un test su dataset reali, e poi magari ci sarà qualcuno che lo chiederà per questioni di sicurezza nazionale, che classificherà il progetto facendo sparire un paio di scienziati dicendo che casualmente hanno cambiato residenza. Tu lo dici, questo tu lo dici, ricordati la sostanza dei fatti, che noi la prendiamo insomma col sorriso, però ci sono tante persone che hanno davvero bisogno dell'anonimato per il loro lavoro. Quindi è una situazione spinosa che va osservata, ci fa capire comunque una tendenza di fondo, che la tendenza è la cosa più importante da osservare, cioè deanonimizzare migliaia di utenti attualmente è alla portata di chiunque abbia un motivo giusto o non giusto per farlo. Un'azienda che vuole profilare i suoi clienti, uno stalker con qualche competenza tecnica, tipo un hacker, un governo che vuole zittire i critici, chiunque, lo diciamo senza giri di parole, i modelli linguistici hanno reso anche lo sforzo di smascherare un utente medio anonimo, trascurabile.
SPEAKER_01Mi ripeti come si chiama chi di chi è il progetto, giusto per capire?
SPEAKER_03Non so niente. Io so soltanto che questo è un progetto sviluppato dall'TH di Zurigo e di Antropic, che è stato pubblicato in preprint su Arxiv, che è una delle riviste di preprint scientifiche più accreditate. Quindi, ci stanno lavorando gli svizzeri e gli americani insieme. Whistel Brawer, state un po' attenti, perché i ricercatori hanno dimostrato di poter identificare anche degli scienziati che lavoravano in anonimato, quindi su delle interviste anonimizzate, eccetera, loro hanno beccato anche questo. Per cui che contromisure possiamo adottare noi rispetto ad una cosa del genere? La solita, basta stare zitti o passare ai pizzini, come si facevano a volte in alcune zone d'Italia, facendo caso, però, alle probabili telecamere che ci saranno per strada, metto di nuovo il cappellino di stagnola.
SPEAKER_01Esatto, esatto, attenzione alle scie chimiche. Grazie a Gianluca Riccio per questa ulteriore e rassurenante modalità di trasmissione. A presto.
SPEAKER_03Grazie a voi.
SPEAKER_01Ciao,
Tre Belle Notizie Tra Energia Biodiversità
SPEAKER_01belle notizie. La transizione energetica ha superato un'altra soglia simbolica. Secondo il Global Electricity Review di Ember, nel 2025 le fonti pulite sono cresciute abbastanza da coprire tutta la nuova domanda mondiale di elettricità, evitando un aumento della generazione fossile. Anche l'Agenzia Internazionale dell'Energia segnala che il solare è stato il primo contributore alla crescita dell'offerta energetica globale. Negli Stati Uniti è entrato in funzione Sansia, il più grande progetto di infrastruttura per energia pulita mai completato nel Paese. Un parco eolico da 3650 megawatt collegato a una linea di trasmissione lunga 885 chilometri, capace di servire circa un milione di case. È una notizia importante perché racconta una cosa concreta: non basta produrre energia pulita. Bisogna anche costruire le strade per portarla dove serve. E chiudiamo con una nota tenera: Allo Whipsnade Zoo nel Regno Unito è nato un piccolo elefante asiatico, specie minacciata. Dopo una gestazione di 22 mesi, il cucciolo ha già conquistato tutti, anche per il modo goffo e irresistibile con cui interagisce con il suo ambiente. Le nascite in programmi di conservazione non risolvono da sole la crisi della biodiversità, ma aiutano a proteggere linee genetiche, educare il pubblico e ricordarci che il futuro passa anche da essenti molto piccoli anche quando pesano già più di 100 kg.
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