Relief: il podcast.

#6-13 Serenità allenabile - Ospite: Antonio Rossi

Alessandro Calderoni Season 6 Episode 13

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Ti capita di arrivare a un momento decisivo con la testa piena e il corpo teso, come se l’ansia avesse preso il volante? Noi partiamo da lì, dal punto in cui emozioni, prestazione e identità si intrecciano, e chiediamo a chi ha vissuto davvero la pressione: Antonio Rossi, 5 medaglie olimpiche e una vita costruita tra allenamento, gara e responsabilità. Con lui ragioniamo su come l’adrenalina prima della partenza non sia “paura” da cancellare, ma energia da incanalare, e su quanto conti la visualizzazione mentale per arrivare pronti anche quando mancano gli ultimi cento metri.

Poi scendiamo sul pratico con i nostri “trucchi del mestiere”: alleniamo la serenità come abilità, non come magia. Ti guidiamo in un audit dei confini per capire dove dici sì per timore e dove un no necessario può diventare gentile e fermo; ti proponiamo una decompressione in sette minuti per non trascinarti lo stress da casa al lavoro e dal lavoro a casa; e chiudiamo con una stanza immaginativa della serenità, dove abbassi di uno gli interruttori di rumore, fretta e pretesa e ti porti dietro un oggetto mentale di recupero.

Lo sguardo si allarga anche su temi che stanno cambiando il nostro quotidiano: con Davide Burchiellaro il calo delle nascite in Occidente, effetti su economia e forza lavoro;  la psicologia dell’intelligenza artificiale tra black box, sfiducia e illusioni di competenza, fino al ruolo dell’educazione nella condivisione dei dati. E sì, con Gianluca Riccio parliamo anche di mini bunker portatili: perché il bisogno di sicurezza dice molto del nostro tempo. 

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Benvenuto E Mappa Della Puntata

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Relief, il podcast Psicologia pratica e gestione delle emozioni con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni in collaborazione con gente.it.

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Ben ritrovati in questa puntata di Relief l'ospita è il grande canoista Antonio Rossi, 5 medaglie olimpiche e dal 13 settembre 2025 anche presidente della Federazione Italiana Canoa Kayak che ci racconta come trasforma le emozioni pre-in crescita e in concentrazione. Usa visualizzazioni, pensieri felici, anche prima dell'oro di Atlanta 96, e poi gestisce fame, aspettative e la stanchezza mentale con riposo e luoghi rigeneranti. Nei trucchi del mestiere, cioè le tecniche che in questa puntata vi spiego e vi racconto perché voi le possiate utilizzare per regolare le vostre emozioni. La serenità sarà allenabile per l'appunto con questi tre trucchetti non a caso. Cioè, il primo un audit dei confini, una transizione di decompressione in sette minuti, e una stanza immaginativa della serenità con interruttori di rumore, fretta, pretesa, nonché un oggetto di recupero. Insieme a Davide Burchellaro nello spazio Millennials, parliamo di calo delle nascite in Occidente e di impatti su economia, forza lavoro e regole culturali con cause economiche, globalizzazione e comunicazione. Tre ricerche anche in questa puntata che riguardano la black box e la sfiducia verso l'intelligenza artificiale, l'AI che migliora performance ma fa sovrastimare la competenza, e tra adolescenti, il legame tra intelligenza emotiva, stile genitoriale, fiducia nell'intelligenza artificiale e condivisione dei dati. Invece in Futuro Prossimo con Gianluca Riccio discutiamo di mini bunker in capsula portatili da due posti e di altri gadget di sopravvivenza. E sempre chiuderemo con tre belle notizie, che questa volta riguardano un po' il mondo degli animaletti, che magari sono o in via di estinzione o più rari, e fanno di nuovo capolino, quindi ci saranno quattro pelle cani a Londra, una stagione record per un tipo di balena e un segnale di recupero per alcune tartarughe marine. Cominciamo, il caso.

Antonio Rossi Sulle Emozioni Pre-Gara

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Diamo il benvenuto in questa puntata di Relief ad Antonio Rossi. Grazie per essere con noi, Antonio, benvenuto.

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Grazie a te, grazie, ciao, buongiorno.

SPEAKER_03

Ricordiamo a tutti, Antonio è uno dei più grandi canoisti italiani di sempre, 5 medaglie olimpiche, vari titoli mondiali. Poi dal 13 settembre 2025 è diventato presidente della Federazione Italiana Canoa Kayak. Ecco tu, noi ci occupiamo di emozioni, di parti mentali anche collegate al corpo. Tu hai vinto qualche volta ha perso gare anche con margini minimi. Qual è l'emozione più pericolosa nel pre-gare? Ansia, rabbia, euforia, aspettativa. Come si trasforma quel livello emotivo in concentrazione?

SPEAKER_04

Ma guarda, io sono convinto che non esista un'emozione bella o un'emozione brutta. Insomma, sono tutte emozioni che ti fanno crescere. Dipende molto da come la gestisci. Insomma, se diventa stress, se diventa rabbia, se può minare la tua autostima o altro. Quindi cerco sempre di prendere le emozioni come qualcosa che mi faccia crescere. È ovvio che se provi qualcosa di bello, poi lo vuoi provare e tutto quanto. Io penso alla prima volta che ho vinto un campionato italiano, quella è stata un'emozione che mi ha dato la possibilità di sognare e di voler continuare ad andare avanti, così come le volte che magari non sono entrato in finale per un mio errore, dove c'era sicuramente la rabbia o la voglia di rivincita e tutto quanto. Tuttavia, è sempre stato qualcosa di positivo che l'ho sempre poi analizzata a mente fredda come se fosse qualcosa che dovevo imparare e che dovesse farmi crescere.

SPEAKER_03

Avevi dei rituali o delle pratiche mentali, magari anche nei 60 secondi prima della partenza o nelle fasi finali quando ci vuole non solo concentrazione, ma anche quell'ultima dose di energia, non so, parole chiave, immagini mentali, particolari tecniche di respirazione o di concentrazione.

SPEAKER_04

Sì, prima della partenza, sì, anche nel riscaldamento, nella concentrazione quando facevo stretching, analizzavo la gara e pensavo anche a momenti felici, insomma, a parte che devo essere sincero, nei quattro anni prima, cioè da un'Olimpiade dai giochi agli altri giochi, spesso mi capitava di addormentarmi e pensare alla mia gara a quei momenti in cui precedevano la gara e alle emozioni anche di salire sul podio. Devo essere sincero, che quando sono andato in gara nel 96, prima, prima dell'oro di Atlanta, avevo già vissuto quell'emozione, quel momento. E credo veramente nella forza che può darti la mente. E così nel riscaldamento cerco di immaginarmi la gara, di immaginarmi anche quali sono i punti dove posso soffrire, che di solito sono dopo medagliara, insomma, quando mancano gli ultimi cento metri, quando non hai più forze né nelle braccia ma anche nelle gambe, e cerco di superarli già nel riscaldamento con la mente.

SPEAKER_03

Hai conquistato lo dicevamo tre ori olimpici, un argento e un bronzo. Ecco, com'è differente la gestione emotiva quando insegui una medaglia rispetto a quando devi difendere un risultato atteso.

SPEAKER_04

Beh, nel 92 ho vinto il bronzo. Volevo essere il più forte al mondo, essere il numero uno. Non avevo altri pensieri. Insomma, avevo una fame incredibile. Quindi, il mio pensiero, come ti dicevo prima, anche prima di addormentarmi, quando mi svegliavo, era proprio la voglia di lavorare per colmare il gap che avevo con i miei avversari. Una volta provata quell'emozione di essere più forte al mondo, allora non mi sentivo pagato. Avevo ancora fame, e avevo voglia di provare ancora quelle emozioni. Quindi è sicuramente qualcosa di diverso perché non devi più rincorrere, ma hai voglia di continuare a lavorare con umiltà per riprovarla. Perché purtroppo, quando sei sul podio, dura pochissimo quel momento, però è un'emozione talmente forte che ti dà lo stimolo per andare avanti altri quattro anni.

SPEAKER_03

Una gara in cui hai sentito paura vera te la ricordi?

SPEAKER_04

Beh, meno male, non è proprio paura. È l'adrenalina prima della partenza, quando ti chiamano i giudici, ti dicono di avvicinarti alla linea di partenza, però penso che siano quelle delle ottime prove anche per la vita quotidiana, per superare gli esami all'università o i compiti in classe al liceo. Quindi le gare mi hanno sempre aiutato anche nella vita di tutti i giorni. Una gara in cui avevo paura, però no, perché devo essere sincero, arrivavo alle gare con la consapevolezza e con la serenità di aver lavorato tanto, che più di così non potevo fare, quindi non sono mai arrivato con la paura di fallire o che altro.

SPEAKER_03

E se ti capitava un periodo di stanchezza mentale invece, come lo gestivi? Magari un calo motivazionale o noia dell'allenamento?

SPEAKER_04

Riposo, riposo, cercavo di allenarmi in posti belli: tipo in montagna, sicuramente andavamo in balsenale, non so se sei mai stato di Bernago, ed è un posto, secondo me, la montagna, ma in generale è dove puoi ricaricarti veramente tanto. Vedo anche a Livigno, che mi capita spesso di andare ad allenarmi. Sono luoghi speciali che ti rinfrescano molto la mente.

SPEAKER_03

Ecco, quando hai smesso con l'agonismo, è stato più difficile lasciare quel senso di competizione o lasciare l'identità della serie Io Sono un Atleta?

SPEAKER_04

È stato più difficile lasciare la vita d'atleta, le amicizie, i raduni, una bella vita per chi piace fare sport. Non mi mancavano l'agonismo, forse anche con le tensioni che c'erano prima delle gare, o prepararsi per un appuntamento, ma mi è mancata la quotidianità dell'allenamento, e devo dire anche il fatto di stare con i miei amici più giorni al mese.

SPEAKER_03

Ecco, poi hai assunto poco a poco nel tempo anche ruoli pubblici istituzionali, da ultimo, sei diventato presidente della Federazione Italiana Cano Kayak. Che differenza emotiva c'è tra guidare se stessi in gara e in un certo qual modo guidare altri?

SPEAKER_04

Stai crescendo, devo dire che ti emozioni molto di più. Sai, quando sei atleta riesci a controllare anche le tue emozioni. Da atleta, ma anche da papà, vedevo quando gareggiava mio figlio, mi comuovo molto di più. Credo che sia ancora più bello. Forse è anche dovuto al fatto che non hai tutto sotto controllo, che non dipende esclusivamente da te. La prestazione che fanno i miei atleti e le mie atlete, e vorresti invece dargli una mano, darle una mano ancora più importante.

SPEAKER_03

Cosa hai imparato sul rapporto tra corpo e mente? È più facile gestire il momento in cui il corpo è pronto e la testa no, oppure il momento in cui il corpo non è ancora pronto e invece la testa sì?

SPEAKER_04

No, è più difficile gestire la mente, secondo me. Tuttavia credo che fosse anche il mio talento. Nel senso che fisicamente mi sono costruito negli anni, piano piano, ogni anno miglioravo e diciamo, e costruivo il mio fisico. La mente devo dire che credo che sia stato fortunato a crescere in un determinato ambiente, anche il fatto di essere il quinto di cinque figli, essere cresciuto in una zona anche industriale dove il lavoro era importante, che sicuramente ha plasmato la mia mente.

SPEAKER_03

Un'ultima domanda con un consiglio per chi ci ascolta: se tu dovessi suggerire una pratica, magari semplice ma efficace per gestire la pressione quotidiana, una pratica che ti arriva dall'esperienza sportiva, che cosa suggeriresti?

SPEAKER_04

Di pensare positivo, pensare a cose belle e pensare che in ogni caso non sei mai messo in discussione tu, ma una prestazione, che non può esserci anche la giornata, no, e che anche nel caso si dovesse perdere, non è una cosa negativa e si impara sempre.

SPEAKER_03

Grazie ad Antonio Rossi per essere stato con noi e un grande saluto.

SPEAKER_04

Grazie a te Alberto. Grazie.

Tre Esercizi Per Allenare Serenità

SPEAKER_03

Crucchi del mestiere. Come sempre, eccoci al momento degli esercizi pratici, perché mica siamo qui a pettinare le bambole calve. E quindi questa puntata la dedichiamo alla serenità interpretata come abilità. Certo, possiamo imparare e allenare la nostra capacità di essere sereni e lo facciamo attraverso tre concetti. Il concetto di spazio, il concetto di confine e il concetto di recupero. E quindi abbiamo anche tre esercizi: una specie di odit dei confini, una transizione di decompressione e un esercizio immaginativo con una stanza della serenità e tanti interruttori da scoprire. Eccoci al primo esercizio. Una specie di audit dei confini. Sì? No, forse. Allora pigliati il solito strumento tecnologico che spesso ti chiedo di avere quando facciamo gli esercizi insieme. Vela a dire un foglio. Con un esercizio così complesso ci vuole uno strumento complesso. Quindi un foglio di carta, per favore, anche una penna, e poi una manualità estrema che ti permette di dividere il foglio in tre colonne questa volta. La prima colonna la intitoliamo Sì, facile, la seconda colonna è la colonna del Forse ci penso e la terza colonna è la colonna del no necessario. Ora inserisci richieste, impegni, abitudini, umani vivi che conosci. Dov'è che stai dicendo sì perché hai paura? E dove stai dicendo no per proteggerti? Quindi, ogni volta che metti qualcosa nella colonna del no per proteggerti, cioè il no necessario, prova a trasformarlo in una frase gentile anche se ferma. Per esempio, capisco, ma non posso. O questa settimana non ci riesco o posso farlo in un altro modo. Qui alleniamo i confini. Perché? Perché nel momento in cui andiamo a prendere i no, che diciamo in modo difensivo e brusco, forse li possiamo ammorbidire imparando a farlo. E allo stesso modo, quando stiamo dicendo sì è facile, cioè stiamo dicendo sì perché abbiamo paura della reazione dell'altro se dicessimo no, anche in questo caso possiamo trasformarlo in una frase gentile ma ferma, imparando a negare le cose con gentilezza, perché quando uno ci fa una domanda che può avere come risposta solo sì o no, può avere come risposta solo sì o no, non solo sì, perché altrimenti sarebbe stata una sorta di imposizione, non una domanda. Impariamo a distinguere quali risposte diamo per proteggerci e per spavento, e impariamo a dare risposte con dei confini che tutelino il nostro reale desiderio. Il secondo esercizio si chiama transizione e decompressione in sette minuti. Quando passi da un blocco all'altro della tua vita, per esempio da lavoro a casa, da casa a sonno, da sonno a veglia a casa, da casa a lavoro e così via con anche tutte le altre micro transizioni possibili, da casa a palestra, da casa come vuoi tu. Ogni volta che c'è una transizione di luogo, di operatività, di modalità in cui tu ti poni, ecco, lì occorre che tu ne prenda consapevolezza e che tu usi questo trasferimento, questa transizione, questo cambiamento in modo breve come forma di scarico di tensione. Per esempio, ti puoi dedicare a tre minuti di scarico per scrivere o pensare a tre cose che desideri lasciare andare oggi e in quel momento, nel momento in cui stai passando da un fronte all'altro, quindi che ne so, finisci di lavorare, ti concedi questo spazio con tre minuti in cui ti dici che cosa vuoi lasciare andare oggi di questa fase che hai appena concluso prima di accedere alla fase successiva, che potrebbe essere per l'appunto tornare a casa. Tre minuti di scarico. I successivi quattro minuti invece li usiamo per ricaricarci, quindi puoi sceglierti una micro cura, una micro attenzione verso di te. Un tè, una doccia calda, una bella canzone, un attimo di respiro profondo, fare ordine in un cassetto, in un angolino, guardare un video divertente, guardare l'orizzonte visto che il nostro sguardo si appoggia sempre o verso il basso o su uno schermo. Non è tempo perso, è il ponte che ti permette di evitare di portarti lo stress addosso tutto il giorno, da una fase all'altra, con due normali e terribili conseguenze. La prima è che lo stress si accumula perché di fase in fase ne troviamo sempre di nuovo, e la seconda è che confondiamo lo stress derivante da una fase con quello che invece può arrivare o derivare da un'altra. Tipicamente ci portiamo le esperienze stressanti di casa al lavoro, le esperienze stressanti del lavoro a casa, peggiorando quindi sia l'ambiente domestico che l'ambiente lavorativo. Pertanto, ogni volta che cambi una fase, tre minuti di scarico e quattro minuti di ricarica. Infine, il terzo e ultimo esercizio della giornata di oggi è la stanza della serenità con alcuni interruttori. Vorrei che come al solito quando fai un esercizio immaginativo, ti prendessi un tempo e uno spazio per te spaparanzandoti su una poltrona, su un divano, ovunque tu lo desideri. Immagina: a questo punto, quando sei lì, tranquillo, hai respirato per qualche istante a fondo, nella pancia, e ti permet di chiudere gli occhi. Ecco lì, immagina una stanza che per te significa serenità. Può essere la stanza in cui ti trovi mentre fai l'esercizio, può essere una stanza che hai visto tanto tempo fa o poco tempo fa, può essere una stanza che hai visto mille volte o anche una volta sola, soprattutto può essere una stanza reale o anche una stanza immaginaria che stai creando con la tua fantasia proprio in questo momento. A questo punto trovi che questa stanza, che lo ripeto, è importante che ti comunichi serenità, ha dentro tre grandi interruttori: l'interruttore del rumore, l'interruttore della fretta e l'interruttore della pretesa. Questi interruttori sono, a seconda di come li vuoi immaginare, o come dei potenziometri, cioè delle manopole tipo il volume dei vecchi stereo che si alza e si abbassa a seconda che tu lo ruoti in senso orario o anti-orario, o come dei cursori, come quelli che ci sono sui mixer, verso l'alto alzi, verso il basso abbassi. Quindi vorrei che tu scegliessi uno di questi tre interruttori: rumore, fretta, pretesa, e che lo abbassassi di un livello. Meno uno, non provare a spegnere, non provare a eliminare tutto. Non funziona. Meno uno. Con un meno uno puoi notare cosa cambia nel tuo corpo. Abbassa di uno e nota cosa succede nel tuo corpo. Adesso scegli un oggetto che trovi all'interno di questa stanza immaginaria. Deve essere un oggetto che rappresenta per te del recupero. Può essere, non lo so, una coperta, una tazza con una tisana, una luce, una finestra, un particolare soprammobile che ti ricorda qualcosa, tipo una sorta di simbolo, di amuleto, una candela, un biglietto aereo. E portalo con te come simbolo mentale. A questo punto puoi abbassare questo interruttore anche nel bel mezzo di una giornata, ricordatelo, quando senti che c'è troppo di quella grandezza che vuoi regolare, quindi troppo rumore o troppa fretta o troppa pretesa, troppo peso su di te, ti puoi dedicare per qualche istante a immaginare questa stanza con questo interruttore, lo scegli, lo abbassi di uno, senti cosa succede nel corpo, e poi ti gratifichi andando a immaginare di relazionarti, di prendere, di guardare, di accedere, di far funzionare questo oggetto che rappresenta recupero e che trovi in quella stessa stanza. Quindi ricordati, atten siù, atten siu. La serenità non è assenza di problemi, magari. Ma questa non la possiamo determinare noi. Anzi, possiamo essere quasi sicuri che qualche problemuccio ci sarà sempre, perché è statisticamente probabile che sia così. Quindi se tu ti aspetti che avere una vita serena significhi non avere problemi, e purtroppo questa è un'aspettativa utopistica. Ma la serenità è allenabile come capacità di recupero: scegli un solo gesto di confine o di decompressione tra questi tre che ti ho spiegato e usalo, provalo, fallo per tutta la prossima settimana per essere attivamente creatore della tua serenità.

Calo Delle Nascite E Conseguenze Sociali

SPEAKER_03

Millennio. Discutiamo sempre di generazioni e di particolarità, di differenze tra generazioni, insieme a Davide Borchiellaro, il responsabile di Gente.it. Ciao Davide, ben ritrovato.

SPEAKER_06

Ciao Alessandro, grazie.

SPEAKER_03

Come forse avrete, Notato, le persone che vivono in Occidente, poi mi viene sempre da chiedere Occidente rispetto a cosa, perché c'è sempre un Oriente rispetto a quello che è Occidente, ma comunque diciamo: schiacciamo la vecchia terra tipo planisfero. Quelle che vivono in Occidente hanno notato che c'è questo leggerissimo calo delle nascite, nonostante gli incentivi, nonostante tutto quello che si dice, nonostante tutto, insomma, la gente o non si sente più a sicuro, o non ha più quattrini, o ha scelto una vita più libera. Alla fine si fanno molti meno figli, o addirittura non se ne fanno, e quando si fanno, si fanno di solito più tardi. Ecco, questo che impatto avrà sulle prossime generazioni?

SPEAKER_06

E questo è un elemento veramente molto importante per le generazioni che avverranno, di cui noi non riusciamo a vedere la portata, secondo me, in questo momento, e forse non stiamo preparando le giovani generazioni. Basta guardare i dati: cioè, l'85% dei bambini nel 2026 nascerà o in Asia o in Africa. Questo significa che complessivamente in Europa, tutta l'Europa completa nella sua completezza, linee nasceranno 5 su 100%. Questo doveva impattare? Va a impattare sicuramente su tutta la parte economica, perché ovviamente quel 5% cresce in famiglie che hanno degli standard economici più elevati, perché fanno parte, come dire, hanno una storia di benessere più lunga e hanno la cosiddetta fame ridotta, perché non c'è la stessa identica fame che ci può essere nelle famiglie che stanno arrivando dall'Africa e dall'Asia e quindi una sostanziale voglia di arrivare sia nell'industria che nella classe dirigente di ogni singolo paese. Quello che potrebbe succedere è l'appunto la forza lavoro, la mancanza di forza lavoro in Europa e in Occidente in generale, che ci colloca in una posizione comunque di frigilità e di debolezza di fronte a una quantità di lavoratori molto più motivati rispetto a noi. Quindi già tutta questa generazione, la generazione alfa, quella che è nata, che ha dei nati dal 2010 in poi, sentirà molto, molto la concorrenza con i bambini che hanno già la possibilità comunque di formarsi nel resto del mondo e che raggiungeranno sicuramente i livelli estremamente competitivi, sia all'estero che in Italia, quindi in generale in Europa è molto probabile che nel giro di poco tempo tutti quelli che hanno fatto magari delle università anche importanti dovranno combattere per il loro posto di lavoro con altri che hanno una formazione e una volontà altrettanto grande. Quindi questo è un primo impatto. Il secondo impatto è la condivisione delle regole. Quindi, come si fa a mettere d'accordo due continenti che sono ovviamente in fase esplosiva dal punto di vista demografico, ma che hanno una varietà di sistemi valoriali molto ma molto diversi. Come si fa a mettere d'accordo tutti? È un po' impossibile. E anche qui quindi c'è un rischio anche proprio per la cultura della gestione del bene pubblico, visioni molto differenti, visioni molto differenti dal punto di vista culturale anche delle regole sociali. E questo si sta già vedendo perché comunque al di là dell'arrivo di culture e religioni differenti abbiamo proprio modalità anche di vedere le cose estremamente diverse. Basta pensare all'India, che è un paese da cui arrivano tantissimi lavoratori, che hanno un atteggiamento relativamente diverso che va sia data dal modo di alimentarsi fino al modo di trattare gli anziani o gli animali. Quindi c'è tutto un sistema che va ricostruito o rimodellato. Quindi oltre alla scuola, tutto quello che è anche la parte sportiva, la parte di formazione nelle aziende, nelle industrie, visioni molto diverse che non devono essere trattate necessariamente con una sorta di buonismo, ma devono essere trattate con la logica del compromesso e del capire dove effettivamente il rischio di perdere una parte della propria identità esiste e dove non esiste. Insomma. Quindi è una parte che secondo me non è minimamente stata ancora presa in considerazione.

SPEAKER_03

Se dovessimo fare così proprio a ballet point a elenco, la top 3 o la top four dei motivi che hanno generato questo calo negli ultimi decenni.

SPEAKER_05

Ma dunque, il motivo il motivo principale è un motivo economico.

SPEAKER_06

Abbiamo optato per la globalizzazione, che è un fenomeno economico e culturale, oltre che essere economico, che ha portato dove ci ha portato, ci ha portato comunque a creare noi stessi dei mercati alternativi che non erano più sostenibili da noi. L'altra causa potrebbe essere, anzi, è sicuramente che il mondo è diventato più piccolo in quanto la comunicazione, quindi la comunicazione ha fatto sì che le generazioni oggi siano molto, le giovani generazioni siano molto più comunabili rispetto a una volta, per cui in realtà il 17enne di 40 anni fa era estremamente diverso dal 17enne indiano di 40 anni fa. Oggi questa differenza si è ridotta perché ovviamente la possibilità di essere sempre connessi e anche di fare acquisti, perché questo è un altro elemento socializzante importante, di fare acquisti nello stesso modo, con gli stessi valori, per cui il fatto di poter avere una certa scatola ginnastica che è condivisa, il cui valore, diciamo, simbolico è condiviso in Venezuela come in Pakistan è un elemento nuovo, tutto sommato, per noi. Da noi più che altro c'è stata un'influenza negli anni, ma per cui noi abbiamo tentato. Avevamo come modello quello americano. Ora i modelli sono policentrici, quindi abbiamo molte più possibilità da un certo punto di vista, ma per altri aspetti abbiamo anche più difficoltà, perché comunque a volte non abbiamo la formazione adeguata, neanche gli altri ce l'hanno, quindi è tutto un mondo di divenire. L'ultimo punto, l'ultima causa sicuramente, è quella di una di una prevedibilissima crescita demografica di alcuni ambiti del mondo, come appunto l'Asia, che adesso si è fermata, ma è cresciuta tantissimo, e dell'Africa che invece è proprio in fase esplosiva. Quindi da questo punto di vista non c'era molto che noi potessimo fare, è un ciclo abbastanza storico, per cui l'essere minoranza purtroppo sta per diventare qualcosa di molto probabile e molto comune.

SPEAKER_03

Davide Burchiellaro, responsabile di Gente. Grazie per essere stato con noi.

SPEAKER_06

Grazie.

Intelligenza Artificiale Tra Fiducia E Illusioni

SPEAKER_03

La letteratura scientifica l'intelligenza artificiale è entrata sempre più spesso nelle nostre decisioni quotidiane, sia personali che professionali. Lo fa con consigli, con modalità di interazione nel fronte lavorativo o su quello dello studio, anche nell'ambito della salute, eppure molte persone provano una sensazione strana, curiosità, ma miscelata a diffidenza. E quindi le ricerche più recenti ci aiutano a capire perché. Una linea di analisi sulla black box suggerisce che l'ansia verso gli algoritmi utilizzati dall'intelligenza artificiale non è solo tecnica, è psicologica. Quando un sistema prende decisioni che non possiamo interrogare, che non possiamo vedere con trasparenza, questa appunto la black box, ci sentiamo un po' disempowered, cioè privati della nostra possibilità di intervenire, impotenti per dirla in una parola. Il cervello reagisce con sfiducia, è una reazione di protezione. Se non capisco, non controllo e non mi fido. Un altro studio aggiunge un paradosso: usare strumenti, tools di intelligenza artificiale può migliorare i punteggi di ragionamento logico, ma allo stesso tempo ci fa sovrastimare la nostra competenza. Insomma, si crea un divario tra performance reale e percezione della performance ed è una trappola delicata. Perché come dire se mi aiuta, allora sono bravo io. Ecco, questo non è sempre così. Sarebbe come dire che un'immagine scattata realmente, ma poi modificata con un potente fotoritocco basato su intelligenza artificiale diventa l'immagine vera. Non funziona esattamente in questo modo. Terzo tassello di oggi. Tra adolescenti, una ricerca suggerisce che chi ha più intelligenza emotiva tende a essere più scettico verso l'intelligenza artificiale, mentre uno stile genitoriale più autoritario è associato a maggiore fiducia nell'intelligenza artificiale per consigli e per maggiore disponibilità a condividere i propri dati personali. Ecco qui il messaggio non è giudicare, ma capire. La fiducia tecnologica è anche un fatto relazionale ed educativo.

Mini Bunker E Gadget Da Sopravvivenza

SPEAKER_03

Futuro Prossimo. Come sempre a questo punto ritroviamo Gianluca Riccio di FuturoProssimo.it. Benvenuto e ben ritrovato Gianluca.

SPEAKER_02

Ciao Alessandro, ciao a tutti.

SPEAKER_03

Ci sono alcuni paesi nel mondo, ho scoperto dalle cronache degli ultimi mesi e anche dall'esperienza che mi è stata raccontata dai pazienti. Che hanno per legge o per normative locali l'obbligo di avere un bunker. A me sembrava una Buttade, e invece, me l'aspettavo un po' da Israele, dove effettivamente è una pratica diffusa, non me l'aspettavo dalla Svizzera, dove invece questa cosa è assolutamente vera. Cioè le nuove costruzioni hanno un bunker. Quindi tu sai che in caso ci sia uno di queste sviste che stanno capitando ultimamente, no? Quindi uno così ti passa qualche flotta di drone, forse per una questione migratoria di cambio stagione o roba del genere, tu sai che hai subito il tuo bunker. Il bunker che cos'è? È una sorta di box auto che è fatta invece per persone, che tendenzialmente dovrebbe essere, o in profondità, o costruito con tutti i crismi per resistere ad attacchi di tutti i tipi, fino a quelli nucleari e così via. E dove dentro quei quelle persone un po' sensibili che di fatto si chiamano preppers in giro per il mondo, cioè quelli che pensano che sta per avvenire l'ira di Dio. E che in effetti in questo periodo devo dire che sembrano quasi aver ragione? Mettono dentro, ne so, scatolette, cibo secco, carne seca, scorte di acqua, perché magari devono vivere lì dentro per un po' di tempo. Ecco, questa è la versione che avrebbe richiederebbe un'urbanistica diversa, ma c'è anche una versione molto più dire da giardino o da cantina sotto forma di capsula. Come funziona?

SPEAKER_02

Certo, perché dobbiamo renderci conto che non tutti i piani urbanistici consentono di scavare in tempi così brevi un bunker. Quindi abbiamo democratizzato l'Apocalisse. Aspetta, che tolgo un attimo il cappello di Stagnola perché volevo fermare le onde radio, ma non c'è più bisogno. Siamo tra di noi, mi fido di te. Questi preppers di cui tu parlavi hanno a disposizione un'alternativa, un'alternativa più a buon mercato, ma certo anche di dimensioni più limitate. Immaginatela come una di quelle macchinette che girano per la città, che sono più facili da parcheggiare. Si tratta di un bunker in capsula, un mini bunker portatile da due posti. Ha proprio due sedili, proprio come un'automobile da città, ma è progettato per resistere a delle fiamme, ai proiettili, ai disastri climatici, inondazioni perché galleggia anche. Costa pochissimo, relativamente poco: 26.000 euro. Si sigilla in 10 secondi e garantisce una durata di tempo sconfinata di autonomia. 48 ore, 48 ore di autonomia per due persone, con tanto di depuratore per l'aria e scorte di cibo pronta all'uso. Nell'estrema sintesi che viviamo nei nostri tempi, la calata attenzione, i contenuti snack abbiamo anche, signori, un'apocalisse snack, diciamo, una capsula di sopravvivenza piccola, molto piccola.

SPEAKER_03

Tu che ne pensi di questa startup francese che ha intercettato questa esigenza, io penso che l'esigenza ci sia, in realtà, perché un sacco di gente spaventata, però mi viene da chiedermi: vabbè, allora se c'è il terremoto ci sta, no? Se c'è un'inondazione, tipo il naviglio, che sta, ci sta. Se c'è anche un drone esplosivo, a parte se sfugge la prima esplosione, magari ci sta. Ma se ci sono delle robe che durano più di 48 ore? Eccola, eccola.

SPEAKER_02

Tempo fa, io sul mio blog parlai proprio di una capsula per il suicidio assistito. Potremmo cercare di riciclare. Immagino questo prodotto.

SPEAKER_03

Era bellissimo, era bellissima. Era quella che assomigliava a una specie di astronave più che a una bara viola. Me lo ricordo perché mi piaceva molto il look ed era anche pubblicizzata dentro una foresta in Svizzera, proprio una roba così. E poi, però, l'hanno vietata in qualche modo in qualche posto. Io avevo già scritto per avere informazioni.

SPEAKER_02

Sì, è il nostro desiderio di morte fondamentalmente, è come quando ci affacciamo su un burrone e qualche cosa in qualche modo ci chiama. Piaceva anche a me il design di quell'oggetto, ma come si dice? È bello, ma non ci vivrei. Che cosa succede alla fine per questo dispositivo che sta per avere il suo lancio? Io leggo dal suo sito ufficiale con tre modelli distinti. Quindi, puoi adattare se vuoi a tre scenari differenti. Sei tipo da terremoti, oppure ti piacciono le inondazioni, cioè temi di più le inondazioni estese, c'è una variante addirittura low cost, scenderà a 18.000 euro. Io non so adesso minuto più, minuto meno, se la protezione sarà garantita, ma per il prezzo di un subcompatto tu ti porti dietro il diritto teorico e universale, almeno sulla carta, di sentirti al sicuro per due giorni fondamentalmente.

SPEAKER_03

È meraviglioso. Tra l'altro, questo fa il paio con una pubblicità, gli algoritmi di Instagram mi hanno studiato bastardamente, mi propongono dei gadget che sono secondo me irrinunciabili. Sempre su questa falsa riga c'era un gadget da terremoto che secondo me è più traumatico del terremoto. L'anno scorso mi ricordo che ero tormentato da questa sorta di letto matrimoniale dove tu sei lì che riposi, ma sei naturalmente a riposo in una zona sismica, vorrai negarti questo privilegio. A un certo punto arriva un terremoto modello giapponese, il letto si sveglia e capisce che c'è un terremoto, il materasso si apre in due, tu cadi nel sottofondo di questo letto manco fosse uno di quegli scatoloni da prestigiatori ottocenteschi. Sopra si chiude con una calotta e istantaneamente tu rimani in una specie di bara d'acciaio con dentro tv, telefono e anche qualche snack per poter passare un po' il tempo, ma perfettamente sigillato sotto le macerie. Il che significa sostanzialmente che puoi avere qualche meravigliosa ora di panico e formarti un disturbo da stress post-traumatico con tutta calma e tutti i crismi, in attesa che ci sia qualcuno che comunque ti salva, perché non è che poi da solo esci da lì.

SPEAKER_02

Ecco, più sarcofagi per tutti, mi virebbe da dire, però è una effigenza che sociologicamente andrebbe interpretata quasi come la missione tattile di una sconfitta collettiva. Abbiamo preso tutti atto che le infrastrutture potrebbero crollare sotto il peso degli eventi, che i soccorsi potrebbero tardare ore o giorni. Alla fine saremo lasciati soli a contare fino a 10 mentre sigilliamo un portellone stagno. E buonanotte, suonatori. Che bel finale pieno di speranza!

SPEAKER_03

Io te ne aggiungo un altro: secondo me potremmo fare una startup io etè, questo prodotto stesso, ma anche iperbarico in modo tale che ci sia longeviti, no? Secondo me potrebbe essere se ci fosse ancora Michael Jackson, il prezzo sarebbe faraonico.

SPEAKER_02

D'altra parte, mi spazio.

SPEAKER_03

E quindi un sarcofago sarebbe perfetto. Gianluca Riccio, grazie per essere stato con noi.

SPEAKER_02

Grazie a voi.

Tre Belle Notizie Dal Mondo Animale

SPEAKER_03

Belle notizie a Londra, nel St. James's Park, sono nati quattro piccoli pellicani. Sembra una notizia tenera e basta, ma in realtà è storica. I pellicani vivono nel parco dal 1664, quando furono donati a Re Carlo II, ma non si erano mai riprodotti lì con successo. Dopo più di 360 anni, i pulcini sono sopravvissuti al primo mese e lo staff del parco li sta seguendo con grande attenzione. Nel frattempo, dall'altra parte dell'Atlantico, la balena franca Nord Atlantica ha avuto la stagione riproduttiva migliore da quasi 20 anni. Nel 2026 sono nati 23 piccoli, il numero più alto dal 2009. È una specie ancora in grave pericolo, quindi la prudenza è obbligatoria, ma il dato è incoraggiante. Segnalati anche circa 500 avvistamenti di 129 balene nelle aree di parto del sud-est degli Stati Uniti. Quando una specie così fragile manda segnali di ripresa, vale la pena ascoltarli. Terza notizia: le tartarughe marine, in molte aree del mondo, stanno mostrando segni di recupero grazie alla protezione dei nidi e degli habitat. E non è l'unico segnale positivo dal mare. Nelle Hawaii, la rimozione di reti abbandonate e plastica dal Papa Anaumo Quachea Marine National Monument ha ridotto fino al 70% gli intrappolamenti delle foche monache hawaiane in alcune isole. Tradotto Quando togliamo dal mare ciò che non dovrebbe esserci, il mare risponde.

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Era Relief, il podcast.

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Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido per le emergenze emotive di tutti i giorni.

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