Relief: il podcast.

#6-12 Il fallimento ti allena più del successo - Ospite: Francesco Facchinetti

Alessandro Calderoni Season 6 Episode 12

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Se ti sei mai chiesto come si regge l’urto tra ambizione, ego e cambi di pelle continui, questa conversazione con Francesco Facchinetti ti prende di sorpresa. Ci racconta perché oggi si sente un “DJ” che mixa mondi diversi, e come un momento professionale difficile lo abbia spinto a cercare valore dove pochi lo vedevano: la creator economy e i talenti nati sul web, quando il digitale era ancora considerato di serie B.

Entriamo poi nella parte più umana: fallimento come scuola, gestione dell’ego nel lavoro con gli artisti, e il coraggio di parlare di percorsi psicologici senza trasformarli in una posa. Tocchiamo anche temi delicati come soldi, bisogno di appagamento e responsabilità, fino a una riflessione che spiazza: non sempre ansia, rabbia o tristezza sono il problema principale; a volte è l’euforia, quella spinta che può farti distruggere tutto “per dimostrarti” che puoi rifarlo.

Dopo l’intervista passiamo alla psicologia pratica con tre strumenti concreti per migliorare relazioni e comunicazione: lo script DESC per essere assertivi, la separazione tra fatti e interpretazioni per ridurre fraintendimenti, e un imagery per preparare conversazioni difficili curando postura, tono e limiti. Chiudiamo con uno sguardo sul lavoro che cambia: con Davide Burchiellaro i licenziamenti di massa nelle Big Tech, autostima e adattamento nell’era dell’intelligenza artificiale, poi ricerche su social network e negatività, e con Gianluca Riccio uno studio su smart working e natalità.

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Benvenuto E Mappa Della Puntata

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Relief, il podcast Psicologia pratica e gestione delle emozioni con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni. In collaborazione con gente.it.

SPEAKER_00

Ben ritrovati in questa puntata di Relief l'ospite è Francesco Facchinetti, cofondatore e creative director di Newcombe Management, che si definisce un DJ capace di mixare mondi diversi e racconta l'intuizione di puntare sui talenti del web da Frank Matano in poi, quando il digitale era ancora svalutato. Ci parlerà poi di fallimento come scuola, della gestione dell'ego, più difficile coi cantanti, a sua dire, e del suo percorso psicologico, anche a partire dalla modalità narcisistica dalla quale si sente un po' caratterizzato e affetto. Parleremo poi di trucchi del mestiere. Quali sono i trucchi del mestiere? Sono gli esercizi che a ogni puntata vi do il tentativo di aumentare la vostra collaborazione con voi stessi e la vostra consapevolezza per permettervi di regolare meglio le emozioni e di riuscire a mettere le mani in pasta quando non vi sentite benissimo. Ci sono dunque tre esercizi della puntata con lo script assertivo desk, separare fatti e interpretazioni con due colonne e frasi di chiarimento, e poi un Imagery, vale a dire un esercizio di immaginazione per preparare una conversazione difficile anche attraverso la postura del corpo. Con Davide Burchi e il Laro, di gente.it nello spazio Millennials discutiamo di licenziamenti di massa nelle Big Tech e della fine definitiva del cosiddetto posto sicuro. Con Gianluca Ricci invece parleremo di smart working e natalità. Lavorare da casa almeno un giorno a settimana è associato a maggiore fertilità e al ritorno in ufficio nelle aziende. Come sempre, elencheremo alcune ricerche scientifiche fresche fresche. Quelle di questa puntata riguardano la preferenza per le notizie di bassa qualità sui social network, negatività che aumenta l'engagement nei video politici, e difficoltà a separare qualità degli argomenti dalle proprie opinioni. E come sempre in chiusura, tre belle notizie. Questa volta parliamo di riciclo di tessuti misti, di conversione di plastiche difficili in carburante sostenibile per l'aviazione e di un enzima migliorato che rompe i legami del pluuretano per il riciclo biocatalitico. Cominciamo.

Facchinetti E L’Identità Da DJ

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Il caso. Diamo il benvenuto in questa puntata di Relief a Francesco Facchinetti. Francesco, ciao, benvenuto e grazie per essere qua con noi.

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Ciao a tutti, come state? Tutto bene?

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Apparentemente tutto bene. Tu sei uno che ha cambiato pelle più volte senza sparire mai dal pop alla tv, dal tormentoni alla TV, poi il management artistico, l'imprenditoria digitale, perfino il calcio. Oggi cofondatore e creative director di Nuco Management, confermato anche alla guida del Music Management dell'agenzia. Nelle interviste più recenti hai raccontato una vita professionale divisa tra spettacolo, creator economy, calcio, imprenditoria internazionale. Ecco, hai avuto tante vite pubbliche. In quale versione di te ti senti più vero oggi come oggi?

SPEAKER_02

Diciamo, non ho mai amato le definizioni, ma se dovessi trovarne una, una vera e propria. Io mi sento un DJ, nel senso che il DJ nel suo lavoro prende diversa musica e a seconda di quello che la pista richiede, la mischia, la mixia, ok? E io faccio questo anche nella vita. Per cui quando tu dici hai cambiato pelle più volte, è proprio questo quello che io faccio: cerco di prendere le cose che mi stanno intorno, mischiarle, mixarle e trovare una chiave interessante per poterle fare ascoltare. Questo è il mio lavoro.

SPEAKER_00

A proposito della tua capacità di annusare un po' il momento storico e di trovare la declinazione migliore, Newco è nata prima che in Italia si prendesse davvero sul serio l'economia dei creator. Cosa avevi visto prima degli altri?

SPEAKER_02

Allora, si dice nelle mie parti sono un brianzolo, ma si dice anche delle altre parti d'Italia. Bisogna fare di necessità virtù. Venivo da un momento rispetto alla mia carriera professionale on stage, disastroso. E quindi mi sono ritrovato a farsi la famosa domanda catartica: E mo che cazzo facciamo? E ho detto: io conosco un po' il mondo dello spettacolo, sono una persona con vocazione business molto forte. Sono in mezzo questi due mondi tra i numeri e l'arte. Secondo me posso aiutare qualcuno a fare a fare un percorso artistico. Il problema è che in Italia c'erano già dei manager molto importanti, e fai conto che la lobby del management italiana è molto chiusa. All'epoca ce n'erano tre, solo tre per tutto il mercato italiano. E quindi ho dovuto trovare un mercato dove nessuno aveva il presidio, che era il mercato digitale, che all'epoca era la freccia: OK, se una roba viene dal web, non è una roba che non vale. Invece, io nella mia testa mi sono detto: è proprio qua che nascono nuovi talenti. Questa è la focina, la palestra dei nuovi talenti. E sono stato fortunato. Essenzialmente eravamo in pochi all'epoca due o tre menti che avevano questa malsana idea. E quindi mi sono messo a ricercare i talenti sul web. Il primo che ho trovato è Frank Matano. Ho preso il mio treno, sono andato nel suo paese a Carinola in provincia di Caserta. Presentavo X Factor nel mentre a Napoli. Presentavo il casting X Factor. La sera andavo a casa di Frank Matano a Carinola che ha 17 anni, l'ho convinto a lavorare insieme a me, e da lì poi il web è esploso. Noi avevamo già fatto il cartello dei personaggi che venivano dal web, che ovviamente sono usciti dal web. Quindi, Frank è andato al cinema. Altri sono andati in televisione, altri si sono messi a cantare a fare palazzetti gli stadi, per cui è stata un'intuzione e fortuna allo stesso

Fallimento Ego Naricismo E Crescita

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tempo.

SPEAKER_00

Ecco negli ultimi tempi hai rimesso un po' al centro il tema del fallimento e del riscatto. Qual è stato il fallimento per così dire, che ti ha insegnato più di tutti?

SPEAKER_02

Allora, il fallimento che ti insegna più di tutti è quello che dovrà arrivare, nel senso che la sconfitta è molto più propedeutica della vittoria. La sconfitta ti insegna la vittoria. No, anche qua, i vecchi saggi, dicevano, vince, dimentica sbaglia, ricorda, e secondo me questa è la chiave. Questo non vuol dire andare a ricercare il fallimento a tutti i costi, però, non aver paura di perdere, non aver paura di essere con le spalle al muro perché quella è la parte dove tu sei obbligato a imparare qualcosa. Perché o impari, o decidi, e quindi aspetterò il prossimo fallimento. Quello che arriverà mi insegnerà qualcosa che ancora non so.

SPEAKER_00

Sicuramente più difficile, gestire l'ego di un cantante, di un influencer o di un calciatore, di un cantante, senza ombra di dubbio.

SPEAKER_02

Il cantante, per definizione, si sente parte di un mondo elitario, di una vibrazione che non è questa terrena, ma ultraterrena. La ricerca, la vuole, la pretende, deve vivere in quella dimensione per poter andare nella sua trans agonistica per poter scrivere, poi c'è l'egocentrismo e il narcisismo che fanno parte della carriera di un artista. L'influencer non è un artista, l'influencer è un mestiere, è anche vero che chi fa la stessa cosa e diventa il numero uno in quello che fa, a me piace definirlo artista, però, insomma, con le dovute, dovute distinzioni. Secondo me, il cantante ha proprio un'esigenza di portarsi verso un mondo completamente diverso da questo, vivere in una dimensione diversa, questo porta ad avere grande egocentrismo, grande complicazioni delle relazioni umane. Il nostro lavoro è fare questo: il calciatore è impegnato, 11 mesi all'anno, impegnato, quindi non dà problemi.

SPEAKER_00

A proposito di egoticità e di ferite, qualche anno fa hai scelto di rendere pubblico un tuo percorso psicologico parlando di quello che tu stesso hai definito un disturbo di personalità narcisistico. Come mai hai sentito il bisogno di dirlo?

SPEAKER_02

Ma penso che sia importante raccontare anche delle sfumature negative della propria personalità, perché può essere comunque d'aiuto a terzi che vivono, magari delle problematiche che pensano di essere i soli ad averle, invece, di più che meno, tutti noi abbiamo dei problemi. Fare un percorso di crescita, percorso di crescita solo, percorso di crescita professionista. O comunque mettersi in dubbio è una delle chiavi fondamentali della vita.

SPEAKER_00

Sei migliorato sotto quel punto di vista? Cioè, il tuo percorso ti ha portato dei vantaggi sicuramente.

SPEAKER_02

Sono obbligato a farlo. Sono un padre, quindi sono obbligato ad essere una persona migliore. Questo è un percorso che a meno mi è successo da quando sono diventato padre, è un obbligo morale, etico, una responsabilità genitoriale che qualsiasi genitore deve avere per se stesso, essere una persona migliore.

SPEAKER_00

Quando parlavi di soldi, lusso e di bisogno di sentirti appagato, descrivevi un gusto, una specie di dipendenza o una ferita?

SPEAKER_02

Secondo me, un po' tutte e tre, un po' tutte e tre. Sicuramente la parte materiale della vita è qualcosa che va a coprire dei recepienti, che sono queste tre cose. Quindi, da una parte, il gusto, perché comunque alcune cose belle sono materiali, per averle, ovviamente devi spendere, magari dolori per cose che non hai avuto, che vorresti, e vai alla ricerca, in certi casi possono essere anche delle dipendenze, nel senso che il far vedere a te stesso, magari non per forza agli altri, ma anche a te stesso, che puoi permetterti qualcosa, decida di per sé una dipendenza. Che ne so, compro questa cosa eccessivamente cara per me stesso, non è una giustificazione. È uale dire la compro per farlo vedere agli altri. Secondo me, ognuno di noi deve fare il proprio percorso, e non siamo noi a giudicare quello che facciamo, ma io credo in un'identità superiore, e allo stesso tempo, vivere nel rispetto degli altri, questa invece è una questione di una questione primaria nella vita. Quindi, sì, è vero, non voglio che nessuno mi giudichi, ma è anche vero che devo rispettare gli altri.

SPEAKER_00

Un tema che sarà tornato mille volte nella tua vita, ma adesso che non sei più un ragazzino e che sei anche papà, magari ha sfumature diverse. Essere figlio di Roby Facchinetti è stato più condanna o più aiuto?

SPEAKER_02

Cioè, chi ti dice condanna è un pazzo per me, o matto, sei figlio di una rockstar, cosa devi dire?

SPEAKER_00

Magari c'è un confronto, uno sforzo continuo anche in quel senso.

SPEAKER_02

Ma questo è uno stimolo: è uno stimolo. I problemi non sono nel tuo padre in te stesso, in quel caso, a meno che tuo padre sia un pazzo, che ti frusti tutto il giorno, e allora e allora se hai un padre complicato. Ok, ma io ho avuto un padre famoso incredibile. Sono fiero di mio padre, sono orgoglioso di essere figlio dei pue. È stato uno dei doni più grandi che mi possa essere capitato nella vita.

SPEAKER_00

Hai raccontato in passato che da ragazzo hai provato sostanze di vari tipi e ti sei trovato anche in situazioni pericolose. C'è stato un momento in cui hai capito che ci potevano essere direzioni differenti oppure è stata un'evoluzione più graduale, ho avuto sempre un gran amore proprio di me stesso, forse questa è l'unica volta in cui l'egocentrismo mi ha aiutato.

SPEAKER_02

Mi sono sempre bastato, questa è stata la mia fortuna. Sono curioso, sì, ma mi sono sempre bastato. Non ho mai voluto trovare qualcosa che amplificasse me stesso, quindi, non ho mai cercato di avere dipendenze in generali, ho sempre cercato di fuggire, soprattutto con le più non riuscive, non mi attacco a nulla. Questo forse certe volte mi fa sembrare anche un po', privo di sentimento, anche se sono molto gioioso, molto accogliente, sono anche molto solitario. Non amo molto le dipendenze, anche quelle, chiamiamole così, affettive. Ecco, questo forse un errore, però, in tanti contesti mi ha salvato, perché appunto io sono curioso, ho voluto toccare fino all'ultimo girone dell'inferno per vedere se potevo imparare qualcosa e ho imparato molto.

SPEAKER_00

Un'ultima domanda che è la domanda con cui chiudiamo con tutti gli ospiti. Tra le nostre emozioni disturbanti, le principali sono ansia, rabbia e tristezza. Quale di queste ti ha dato più filo da torcere nella tua vita?

SPEAKER_02

Sai che sono tre cose che difficilmente provo, forse anche sbagliando. Uno ogni tanto dovrebbe essere, dovrebbe essere preoccupato dell'ansia, della rabbia, della tristezza. Sono tre cose che non fanno parte della mia quotidianità. Io sono molto più preoccupato della mia euforia, è quella che devo tenere a bada. È quella parte lì che devo curare. Perché se non mi trattengo, sono in grado di distruggere tutto in un secondo solo per euforia. Solo per dimostrare me stesso di essere bravo. È un po' come il gambler che vuole perdere per emozionarsi. Il gambler che ha la diction del gambling, cioè il giocatore d'azzardo, non gode quando vince, gode quando perde, e io più volte nella vita devo tenere a bada questa cosa, io ho foria quando distruggo, per dimostrare a me stesso di essere in grado di rifarlo, e questa è la cosa che devo tenere a barda. Tuttavia, non sono arrabbiato, non sono ansioso e non sono triste. Queste sono tre cose che sfortunatamente purtroppo non ho, perché ho quest'altra parte che invece è un po' come se mi avessero, buttato nella pozione di tipo Obelix, o Asterix quando ti buttano dentro una pozione. Io sono quello tutto il giorno. Sono una tigre della Tasmania, sono uno che si sente, si licenziano ogni anno.

SPEAKER_00

Suggeriamo percorso psicoterapeutico, eh, bravo, bravo, bravo.

SPEAKER_02

Io lo devo dare io forse come benefito, come benefito lo devo dare io, Francesco Facchinetti.

SPEAKER_00

Grazie per essere stato con noi.

SPEAKER_02

Grazie a te, ti abbraccio

Tre Esercizi Per Parlare Meglio

SPEAKER_02

forte. Grande, ciao ciao, trucchi del mestiere.

SPEAKER_00

Nella puntata di oggi ci occupiamo anche di relazioni, perché le relazioni migliorano quando impariamo a comunicare con chiarezza, e che significa senza aggressività, ma anche senza scomparire. E quindi eccoci ai tre esercizi di oggi: uno script di assertività, una lente cognitivo-comportamentale per separare fatti e interpretazioni, e un esercizio di Majory per preparare una conversazione difficile utilizzando la parte di te più calma che puoi avere a disposizione. Esercizio 1, quello sull'assertività. Chiamiamolo Script Desk. Scegli una situazione relazionale in cui vorresti essere più chiaro o più chiara, in cui ti sembra che ci siano delle ambiguità, delle parentesi di silenzio, dei non detti. E usa questo schema, che appunto chiamiamo desk, usando l'acronimo formato dalle quattro lettere D, E, S e C. Iniziamo dalla D: Descrivi i fatti senza accuse, il che significa evita di dire tu, tu, tu, tu, tu, tu, tu, tu, quando tu, sei tu e poi tu. Invece, quando succede, accade che: cioè, usa la modalità impersonale che ti permette di trasformarti in un cronista di quello che accade e non in un pubblico ministero o in un accusatore. La E è esprimi l'effetto, il che significa: di quello che provi usando la prima persona singolare. Io mi sento triste, irritato, in ansia. E poi c'è la S. La S sta per specifica la richiesta. Ricordati che gli altri non abitano nella nostra mente. E quindi, anche se puoi pensare a volte che sarebbe bellissimo che il tuo interlocutore capisse perfettamente le tue esigenze e scegliesse che cosa dire e che cosa fare al meglio per interpretare quelle esigenze e per accontentarti, beh, questo normalmente è abbastanza fantascientifico se non gli esprimi queste benedette esigenze, il che significa che se non dici che cosa desideri è come praticare una sorta di gioco d'azzardo sperando che l'altro intuisca, magari dall'interiore di agnello o dal volo degli aironi, che cosa potresti fare, che cosa potrebbe fare per accontentarti. Quindi di descrivi e esprimi, esse specifica la richiesta, chiedi, vale a dire ti chiedo di, infine la C, la conseguenza, il beneficio. Il premio, anche, no? Perché se i fatti sono come li ho descritti, e se l'effetto è quello che ti ho detto che ho provato, e se la richiesta venisse esaudita, allora potremmo avere queste conseguenze piacevoli, così magari puntini puntini, e segue appunto una conseguenza gradita, auspicata e anche premiante. Prova a scrivere queste quattro lettere D E SC, descrivi, esprimi specifica e conseguenza e completa le quattro frasi relative alle quattro lettere, e poi leggi ad alta voce una volta lentamente, come se stessi parlando con calma, il risultato di questo acronimo e così ti alleni a esprimerlo anche quando c'è l'altra persona di fronte a te, anche quando ti salta lo scimmione e vorresti semplicemente lanciare come frisbi le suppellettili che ci sono a casa tua, oppure, come dire, approcciare come se fosse un incontro di taekwondo, il tuo interlocutore in maniera non proprio morbida. Ricordati che l'assertività è rispetto per l'altro, ma anche rispetto per te. Secondo esercizio dove stavi andando? Il secondo esercizio riguarda i fatti rispetto alle interpretazioni. Che cosa succede quando tu confondi i fatti e le interpretazioni? Succede che già è difficile stare coi piedi per terra sulla realtà se poi tu confondi la realtà, che di fatto è scarsamente accessibile se non stai aderente, adesivo ai fatti, confondi quella roba lì con quello che hai nella zucca. Cioè un conto è quello che succede nel mondo, un conto è quello che ti dici di quello che succede nel mondo. Perciò, scegli un episodio che ti ha punto, un episodio che ti ha dato fastidio, che è ancora lì, che ti ziga all'interno, che ti fa stare non benissimo. Prendi un foglio, si prendi il foglio. Prendi un foglio con l'ho aperta. E fai due colonne con la O chiusa, cioè dividire in due, no? Come si faceva tipo alle medie quando devi fare un compito in classe. La prima colonna la chiamerai A, e ci scrivi i fatti osservabili. Quali sono i fatti osservabili? Quelli che se hai una stramaledetta telecamera che li riprende, tipo una camerina di quelle da allarme della casa, una camera di monitoraggio, sai, quelle di cui sono piene le città. Ecco, anche quella telecamera, che non capisce niente, potrebbe vedere questa roba. Se la vede la telecamera, vuol dire che è un fatto. Se la vede il tuo cane vuol dire che è un fatto. Se il tuo cane e la telecamera non vedono una cosa, vuol dire che non è un fatto, ma è un pensiero che stai facendo tu. Quindi sulla colonna di sinistra, che hai chiamato A, ci scrivi sta roba qui. Sulla colonna di destra, che chiamerai B, invece scrivi le tue interpretazioni, cioè le storie che si racconta la tua mente, cioè che cosa la tua mente afferma di aver visto, o che cosa pensa di quello che ha visto, o che cosa ritiene che significhi ciò che ha visto. Insomma, partiamo dal dato di fatto e vediamo che cosa la tua mente gli racconta intorno. Adesso prova a scrivere due interpretazioni alternative meno estreme di quella fastidiosa che ti viene da scrivere nella colonna B. Non per farti illusioni, ma per smettere di leggere il pensiero, per smettere di basare la tua vita sui canti delle sirene che popolano la tua mente. Poi scegli una frase di chiarimento che potresti utilizzare nei confronti del tuo interlocutore in quella scena, per esempio, posso chiederti cosa intendevi? Oppure forse ho interpretato male, mi aiuteresti a capire? Ecco, in questo modo probabilmente riesci ad avere una maggiore possibilità di dialogo rispetto invece a una esplosione atomica. Terzo e ultimo esercizio di questa puntata. Lo trovo delizioso. È una conversazione difficile con la parte più calma di te. Come funziona? Ti metti bello comodo, stravacato su un divano, su una poltrona, su un letto, su un'amaca, su un sdraio, su quello che vuoi e inizia a immaginare una conversazione che ti mette ansia, una conversazione difficile con fidanzato, fidanzata, amici, capo, quello che vuoi tu. E ora immagina accanto a te una versione di te stessa più calma e più lenta. Questa versione ti suggerisce tre cose in particolare: una postura differente, con le spalle morbide e il respiro nella pancia invece del respiro in alto alle cuspidi polmonari tipiche di quando sei inscimmiato. Numero due, una frase di apertura tipo vorrei dirti una cosa con calma. E numero 3, un limite: se si alza il tono, mi fermo e riprendo dopo. Quindi corpo morbido, atteggiamento e approccio calmo, e anche un limite, cioè una specie di soglia sopra la quale sai che ti ritiri per non far degenerare la comunicazione. Ora rivedi la scena utilizzando questi tre elementi, senza controllare l'altro, controlli come ti presenti tu e in questo modo vedi che cosa può succedere nel momento in cui approcci questo tipo di conversazione difficile con una PIL completamente differente che è in grado anche di modulare le reazioni dell'altro, cioè dell'ambiente. Ricordati che comunicare bene è una competenza. Scegliti poi uno di questi tre esercizi e usalo su una situazione reale che si presenta nella prossima settimana. Anche una sola frase detta bene può cambiare tutto il clima millennio.

Big Tech E Fine Del Posto Sicuro

SPEAKER_00

Riflessioni sociologiche generazionali insieme a Davide Burchiellaro di gente.it il responsabile.

SPEAKER_01

Ciao Davide, ciao Alessandro, ciao a tutti.

SPEAKER_00

Eccoci qui. Allora, mi è capitato nell'ultimo anno, almeno un paio di volte, di avere dei pazienti che lavorando nel mondo big tech, quindi Google, quindi Amazon, quindi Meta, se ne sono capitati con delle frasi della serie Sai, tutto bene, ma questa settimana abbiamo lasciato a casa 11.000 persone. Sai, tutto bene, ma non so se hai letto che quest'anno c'è un programma di taglio di 35.000 teste e così via. Ecco, mi ricordo che una volta quando si lavorava in un ufficio anche in una big company, c'era molto timore che accadessero dei tagli di 10-100 persone a livello quadro, o magari ne so, c'erano i grandi periodi in cui c'erano le maxicasse integrazioni di massa anche in Italia, per esempio, con la Fiat, cosa che comunque non è mai finita. Ecco, ma questa novità del assumiamo mille miliardi di persone perché siamo fighissimi e poi, ci siamo sbagliati di qualche miliardo, tagliamo qualche decina di migliaia di umani è una cosa iper attualissima e un po' preoccupante perché ti fa dire che il tuo famoso posto sicuro, caro mio bel lavoratore, non è affatto sicuro.

SPEAKER_01

Esattamente, questo ha un impatto anche finanziario, anche sulle borse. Tu sai che sia che tu assumi, sia che tu licenzi, le borse vengono influenzate. Per questo c'è stata una grande corsa ad assumere negli anni precedenti, perché assumere era una forma di status symbol per le aziende, per cui più assumevi, più voleva dire che lavoravi e avevi le possibilità economiche di lavorare bene. Poi, come dici giustamente tu, si passa alla fase in cui no, dobbiamo tagliare, e quindi anche qui, nella logica del numero, arriviamo a lasciare a casa le persone. Questo, però, negli ultimi tempi è una forma di licenziamento che ha ribaltato un po' anche la logica tipicamente italiana del posto sicuro, del posto fisso, come dice il zalone, il posto fisso è sacro. Beh, questo non lo è già più da un po', ma questo lo si sa. Quello che è cambiato è che fondamentalmente il posto fisso ti colloca all'interno di un numero e quindi non è più neanche tanto responsabilizzante. Cioè, in conto se io accoltello il mio vicino di scrivania, allora per forza sarò licenziato, ma questo è normale. Ma se siamo in centro di essere licenziati non è che siamo tutti incapaci. Questo però deve essere utilizzato, viene utilizzato anche a livello di cultura aziendale per dire guardate che non è che siete voi che non siete capaci, è che abbiamo troppe persone e comunque non riusciamo a riformarle tutte in termini anche di innovazione, che è troppo veloce, eccetera, eccetera. Da qui la logica di dire ma allora chi assumeranno, chi assumerete? E qui salta fuori appunto una strategia abbastanza precisa, che è quella di dire è inutile che ti presenti con 14 lauree, 16 master, eccetera, perché quello che vale è la tua capacità. Quindi tu devi avere, comunque per rimanere sul mercato, devi avere molto fiducia stesso che questo è un problema magari con le generazioni più tipo la nostra, che hanno sempre fatti un po' fregare dal senso di colpa, un po' meno per le nuove generazioni che sono più abituate. Però la logica è questa, no? Io più dice il capo di Microsoft e la tua capacità nel tuo titolo, quindi qualunque cosa tu abbia fatto, qualunque diplomino, diploma grande, ripreso, devi mantenere la tua autostima, prima di assumere, devi sempre mantenere la tua autostima perché la tua autostima non può essere legata solo al tuo lavoro, ma deve essere legata alla tua capacità. È una sorta di, se vogliamo, anche qualcuno la legge come un'azione abbastanza opportunistica, però da un certo punto di vista sicuramente i miei mercati evoluti, perché forse in Italia non è così evoluta, ha una funzione importante. Ovviamente questo va di pari passo con quello che sta succedendo in questo momento, cioè l'intelligenza artificiale. Che cosa fa l'intelligenza artificiale? L'intelligenza artificiale non è che ti ruba il lavoro, o meglio, sì, in parte te lo ruba, però diciamo che te lo fa cambiare. Quindi immaginiamo quello che accade. Se improvvisamente, gli autotreni e i camion che fanno i trasporti guidano da soli. Ovviamente non è che viene meno il camionista, perché il camionista dovrà fare altre cose, ma ci sarà sempre a bordo per un motivo o per l'altro. Quindi queste modifiche continue che avranno stanno portando licenziamenti che poi porteranno presumibilmente anche nuove assunzioni, all'interno delle quali però ovviamente cambiano un po' le figure di riferimento, per cui mi interessa molto che tu sia un ingegnere, però se sei un ingegnere che capisce anche di psicologia meglio, perché così ci aiuta l'intelligenza artificiale a insegnare alle macchine a pensare. Questo un po' complessivamente. È chiaro che il curriculum oggi non è più misurato, e questa è una cosa definitiva, cioè la morale di tutta questa storia sta nel fatto che il curriculum non è più misurato da tutto ciò che tu puoi vantare come titoli di studio, ma esclusivamente da titoli di lavoro, il che ovviamente rende però da un lato più complesso anche per le generazioni più giovani. La famosa frase che faceva ridere che era cerchiamo un apprendista con dieci anni di esperienza, è un po' tipica di questo atteggiamento, però si sa che il mercato segue regole che hanno un valore principalmente per la produttività e per il successo in termini economici, non certo, rimangono sempre delle entità non dire, umanitarie e di beneficenza, come ci si può salvare, secondo te?

SPEAKER_00

Cioè, dalla parte del lavoratore, com'è che uno può pensare di avere qualche garanzia?

SPEAKER_01

Allora, io penso che la prima cosa se leggo queste ricerche che stanno dicendo. La prima cosa che penso è che tutti, tutti, proprio tutti indistintamente dovrebbero fare un bel percorso psicologico per rinforzare la propria autostima, e questo credo che sia fondamentale. In seconda battuta, ci vuole una sorta di fatalismo tecnologico, cioè non pensare che se io apprendo una cosa, questa cosa poi mi servirà per tutta la vita. No, non è più così, magari mi serve per dieci mesi e poi dopo dieci mesi cambia. Quindi, siccome non è che io devo pensare di studiare ogni volta, devo, però, mettermi in ascolto. Quindi, stare a vedere che cosa succede senza farmi prendere dalla famosa FOMO, quindi dalla missing out, cioè la paura di perdere il controllo che a minha tutte molte vittime tra i millennial e tra anche la generazione Z. Scusate, tra la generazione X come la nostra, Z sono già un po' più avanzati da questo punto di vista e abituati, anche perché sono loro stessi che chiedono ai genitori di andare dallo psicologo. Quindi arrivano già un pochino più solidi, anche se sono molto fragili per altri aspetti.

SPEAKER_00

Tu ti senti al sicuro? L'importante è questo, via?

SPEAKER_01

No, io non mi sento sicuro da quando ho lasciato il mio posto fisso cinque anni fa, dal quale sono uscito pieno di soldi che ho tentato di realizzare. Non ci sono riuscito, sono tornato a fare il dipendente, ma mi sento come se ne fossi uscito, insomma, dalla logica degli dipendenti. Quindi non mi sento sicuro, ma non mi sento neanche frustrato e neanche in pericolo. Perché sono così, su di me ha avuto questo effetto.

SPEAKER_00

Grazie a Davide Borchiellara di gente.it, alla prossima!

SPEAKER_01

Grazie a voi.

Social Notizie Scadenti E Negatività

SPEAKER_00

La letteratura scientifica. Se ti capita di aprire i social per distrarti e poi sentirti peggio, non è solo una questione di forza e di volontà, è anche una questione di design, di psicologia e di meccanismi di attenzione. Una ricerca enorme, condotta su milioni di post, suggerisce una preferenza diffusa per notizie di qualità più bassa sui social. Il bias politico cambia da piattaforma a piattaforma, ma la tendenza verso contenuti scadenti sembra universale. Perché? Beh, perché i contenuti più scadenti spesso sono più semplici, più emotivi e più immediati. Un secondo studio su video politici mostra che la negatività guida il coinvolgimento. Contenuti che attaccano gli altri, che esprimono emozioni negative o che chiamano all'azione piuttosto che informare basta, ottengono più interazioni. Qui il punto è che il nostro cervello presta attenzione a ciò che sembra minaccia o conflitto, perché per la sopravvivenza all'inizio tutto questo era molto utile. Terza ricerca di oggi, quando valutiamo argomenti politici, una ricerca suggerisce che facciamo fatica a separare la qualità dell'argomento dalle nostre opinioni. La conferma di quello che già crediamo, insomma, pesa più della logica. Quindi non è solo gli altri sono manipolati, piuttosto è siamo tutti un po' vulnerabili a causa anche di questi meccanismi. Futuro

Smart Working E Natalità In Italia

SPEAKER_00

prossimo. Diamo il benvenuto come riconsueto a Gianluca Riccio di FuturoProssimo.it ben ritrovato Gianluca.

SPEAKER_03

Ciao Alessandro, ciao ciao a tutti.

SPEAKER_00

Come ben sappiamo, le abitudini di vita influenzano il nostro modo di lavorare. Perché se tu sei una persona tutto sommato, serena quando sei fuori dal lavoro, vai al lavoro e porterai questa serenità e la tua voglia di fare, al limite, un po' scassata dal fatto che sei lì a lavoro, però sarai comunque uno sereno. Ma naturalmente funziona anche il reciproco: cioè che la qualità del lavoro influenza la qualità del resto della vita, a volte in senso psicologico, a volte in senso proprio organico. Di cosa parliamo?

SPEAKER_03

Parliamo dello stare a casa, del lavorare a casa fondamentalmente, di una cosa che è diventata croce e delizia negli ultimi anni, dall'esperienza della pandemia, in poi lo smart working, così che poi molti chiamano in realtà lavoro remoto. Quando scoprono che questo working non ha tanto di smart, però comunque è remota l'ipotesi che lavora. A volte anche questo, sai, comunque ci sarebbe un risvolto positivo, se non altro, perché c'è uno studio sviluppato da tre università importanti: Stanford, Princeton e il King's College di Londra, su 38 paesi, compreso il nostro, e oltre 11.000 persone tra i 20 e i 45 anni. Te la faccio breve e brutale. Lo smart working fa fare più figli. Te la metto lì così.

SPEAKER_00

Ma è una questione di opportunità, di occasioni, oppure è una questione di benessere globale?

SPEAKER_03

Quando mi dicevi che le persone poi non sempre lavoravano in smart, forse fanno anche altro. Allora, no, è entrambe le cose, cioè sia opportunità sia condizione del benessere generale. Le coppie che lavorano da casa almeno un giorno a settimana, quindi la scansione temporanea non deve essere necessariamente di tutti i giorni a casa, almeno un giorno a settimana hanno una fertilità del 14% più alta rispetto a chi non sta a casa almeno un giorno. In Soldoni sono 0,32 figli in più per donna, e questo in Italia farebbe tutta la differenza del mondo, perché noi abbiamo oggi un tasso di fertilità tra i più bassi nella nostra storia: 1,18 figli per donna.

SPEAKER_00

Chissà se anche per questo le aziende hanno iniziato a ridurre lo smart working negli ultimi anni, perché, dopo il boom post-pandemico, adesso si sono tutti accorti che ci sono dei risparmi energetici sugli uffici, i dipendenti sono forse più felici, ma la produttività è in effetti un po' calata. Quindi le grandi aziende a volte hanno riobbligato a tornare in ufficio sempre o almeno 3-4 giorni alla settimana.

SPEAKER_03

Corretto, ma come puoi vedere, non tutti i tipi di produttività, diciamo, sono diminuiti, perché non è un interruttore, diciamo, che diventa più potente con ogni giorno in più di smart working. Davvero per questa ricerca bastava un giorno a settimana. E ti dico di più una cosa che non è controintuitiva, a me sembrava ovvia quando entrambi i partner lavorano da remoto almeno un giorno a settimana e non solo uno dei due, la fertilità registrata raddoppia, per cui la flessibilità condivisa riduce i costi di solito di coordinamento che fanno deragliare un po' la genitorialità. Chi esce prima, chi salta la riunione, chi prende un permesso. Se lo smart working resta monoposto, tra virgolette, rischia di diventare soltanto un modo elegante per spostare il carico lavorativo su uno solo dei genitori. In genere purtroppo le statistiche lo dicono: figli probabilmente con altri, ma noi questo non potremmo mai saperlo. Comunque. Tu mi dicevi giustamente della tendenza, io te la confermo. JP Morgan ha richiamato tutti in ufficio 5 giorni su 5, e CSBC, che è una banca importantissima, ha collegato la presenza fisica addirittura alle valutazioni di performance, e invece le piccole e medie imprese in Italia che adottano lo smart working sono scese dal 45%, otto punti in meno. Quindi c'è da un lato la tendenza al calo delle nascite, da un lato il calo della produttività è un bel duello. In Italia si prova con il bonus nascita che tu conoscerai, 1000 euro per i nuovi nati. Ma bisognerebbe forse trovare una via di mezzo, forse creare davvero quello smart working a distanza. Il lavoro a distanza che si è sviluppato negli ultimi anni sembra non essere stato troppo intelligente.

SPEAKER_00

E quindi, insomma, vediamo se ci sarà un correttivo. Altrimenti sembrerà una di quelle grandi mode epocali che forse ha comportato guadagni un po' nell'ottica dei soliti e che comporterà dei cambiamenti di vita per l'ennesima volta per quelli che invece per i soliti lavorano, perché alla fine prima ti hanno detto: ma no, ma stai a casa, molto meglio, sei più tranquillo, sei più felice, puoi fare le cose, lavoriamo a progetto. Lavoriamo a progetto, però, poi alle 23 se ti scosti dal computer, ti arriva una mail: ma come mai hai già smesso? Ti sei già allontanato? C'erano ancora due o tre cose da fare. Vabbè, Gianluca Riccio, grazie per essere stato con noi.

SPEAKER_03

Grazie a te.

Tre Buone Notizie Sul Riciclo

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Belle notizie. Le tre belle notizie di questa puntata si rivolgono al mondo del riciclare meglio. Prima notizia: la moda può smettere di essere usa e getta. Warnagen Technologies ha annunciato l'avvio del suo acceleratore o accelerator a Wintertour, in Svizzera. Si tratta di un impianto dimostrativo che porta su scala reale un processo che serve per riciclare tessuti misti, in particolare i policotoni, che sono cotone più poliestere, notoriamente difficili da separare. L'idea è semplice e molto potente: recuperare e rigenerare poliestere celluloso a partire da capi a fine vita per rimetterli in circolo come fibre. Eccoci la seconda notizia, una soluzione che sembra fantascienza, ma è un impianto vero nel Kent, a Sandwich. Clean Planet Technologies ha aperto un centro pilota che converte plastiche difficili da riciclare in aviazione sostenibile, in particolare carburante per aviazione sostenibile, che si chiama SAF Sustainable Aviation Fuel. L'impianto integra più fasi in un unico sistema controllato e secondo l'azienda può ridurre le emissioni lungo il ciclo di vita di oltre il 70% rispetto al carburante per jet fossile. Terza notizia: la natura a volte è una grande ingegnera. Un gruppo di ricerca ha descritto e migliorato un enzima capace di rompere i legami del poliuretano, che è una delle plastiche più utilizzate, pensa a schiume, rivestimenti, componenti industriali, e anche tra le più difficili da riciclare. La notizia, che è stata riportata da Eurekallert su uno studio peer-reviewed, sottolinea l'idea chiave: cioè il riciclo biocatalitico può lavorare in condizioni più miti, senza solventi aggressivi e con meno energia rispetto a certe strade tradizionali.

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