Relief: il podcast.
Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido dedicato alle emergenze emotive e al benessere quotidiano. Ha sede a Milano e funziona dal vivo in metropolitana (MM5, fermata Isola) e on line su www.reliefpsicologico.it.
Questo podcast racchiude storie di persone, consigli psicologici pratici e tecnici per affrontare meglio la vita di tutti i giorni, letteratura scientifica, consigli di lettura e buone notizie.
Conduce Alessandro Calderoni, psicologo e psicoterapeuta, ideatore del servizio, già voce a RMC e Virgin Radio.
Relief: il podcast.
#6-11 Calma sotto pressione - Ospite: Giorgio Petrosyan
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Restare calmi quando hai paura non è freddezza: è tecnica, attenzione e allenamento mentale. Con noi c’è Giorgio Petrosyan, kickboxer leggendario soprannominato The Doctor, per capire come si costruisce lucidità sotto pressione e perché rabbia e paura non sono “nemiche” da spegnere, ma forze da dosare con precisione. Dal ring alla vita quotidiana, parliamo di regolazione emotiva, disciplina e di quel lavoro invisibile che si fa nei mesi di preparazione, quando la tensione è costante e la mente cerca scuse.
Entriamo anche nella sua storia personale: la fuga dall’Armenia, la sofferenza trasformata in energia e la palestra come posto sicuro. Tocchiamo il tema duro delle sconfitte, quando l’identità di chi vince sempre vacilla, e arriviamo al ritiro: stress, gestione del peso, metabolismo che cambia, e la scelta di fermarsi al momento giusto. Il messaggio che ci lascia è pratico e umano: non chiudersi, non restare soli con il rimuginio, uscire, parlare, farsi seguire da professionisti quando serve.
Poi passiamo agli strumenti: tre esercizi rapidi per tornare nel qui e ora (grounding 54321, un gesto quotidiano in lentezza totale, radar dei suoni). Nello spazio Millennials con Davide Burchiellaro affrontiamo la shitstorm e l’agonia digitale, dalla dinamica di branco alle fasi di restauro della reputazione. Gianluca Riccio ci parla del futuro del cinema in realtà aumentata e in chiusura arrivano tre belle notizie dal mondo animale.
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intro
SPEAKER_00Relief, il podcast Psicologia Pratica e gestione delle emozioni, con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni.
SPEAKER_04In collaborazione con gente.it.
SPEAKER_03Ben ritrovati in questa nuova puntata di Relief. L'ospite è Giorgio Petrosian, leggendario kickboxer precisissimo, soprannominato The Doctor per questo, che ci racconterà come il controllo emotivo sia in parte naturale e in parte allenato. Sul ring ci dice rabbia e paura sono presenti ma vanno dosate, mentre la vera fatica è nei mesi di preparazione. Ci parla anche della fuga dall'Armenia di quando era piccolo e di come abbia trasformato la sofferenza e le difficoltà in energia che poi appunto ha capitalizzato per il suo sport. Parleremo anche della durezza delle sconfitte e del momento del suo ritiro dal ring per stress e gestione del peso. Parliamo poi anche di trucchi del mestiere, sapete che a ogni puntata ci sono tre esercizi che potete utilizzare quando volete per modulare le vostre emozioni e migliorare la vostra qualità di vita. Per tornare nel Qui e ora, i tre esercizi di questa settimana sono Grounding 54321, un gesto quotidiano fatto in totale lentezza e il radar dei suoni. Con Davide Burchellaro nello spazio Millennials parliamo di Shitstorm, l'agonia digitale, le dinamiche di branco, le fasi di restauro della reputazione. Con Gianluca Riccio, invece, in futuro prossimo, discutiamo di cinema e di realtà aumentata con questo progetto True 3D a New York che rende l'horror immersivo con livelli di intensità personalizzabili. Le ricerche che citiamo in questa puntata riguardano legame tra esperienze infantili e perseveranza mediato dalla regolazione emotiva, maltrattamento infantile e difficoltà ad aggiornare le credenze sugli sconosciuti, relazione bidirezionale tra avversità e problemi psicosociali fino all'adolescenza. E sapete che ogni puntata si chiude con tre belle notizie prese dal mondo della natura, della scienza e della ricerca, in questo caso parleremo di animali, perché ci sono nuove aquile di mare, il ritorno di alcuni rinoceronti e i primi pulcini in natura di una specie di pappagallo. Cominciamo,
Intervista a Giorgio Petrosyan
SPEAKER_03il caso. Ospite di questa puntata di relief, Giorgio Petrosian. Ciao Giorgio, grazie per essere con noi. Ciao ciao a tutti, Giorgio, per chi non lo sapesse, è uno dei più grandi kickboxer di tutti i tempi. È classe 1985, nato in Armenia, ha costruito una carriera pazzesca, diventato campione del mondo in più organizzazioni e federazioni di riferimento ed è noto, e anche soprannominato per questo, The Doctor, perché è molto tecnico, lucido, preciso e anche controllato. Una qualità molto rara negli sport da combattimento, la tua capacità di rimanere centrato, calmo anche nei momenti di massima pressione. Questo per noi che ci occupiamo di emozioni è molto interessante. Quant'è che il controllo delle emozioni è importante per te?
SPEAKER_02Cioè è stata una dote naturale oppure ci hai lavorato sopra ma sicuramente una dota naturale, perché non riuscivo anche quando combattevo, riuscivo a gestire le mie emozioni sul ring senza pensare troppo. Io diciamo che ero focalizzato sui miei allenamenti, sulla preparazione. Tutto il resto mi veniva automatico. Poi col tempo, ovviamente, ci ho lavorato sopra perché sai più di sali di livello, più hai bisogno di sapere di essere consapevoli di quello che ti sta succedendo.
SPEAKER_03Il ring è un luogo di violenza regolata, ma anche proprio di precisione. Tu che rapporto hai con emozioni come rabbia e paura?
SPEAKER_02È una cosa normale, è una cosa normale avere la rabbia, una cosa normale avere paura. Perché tutte queste emozioni uno dovrebbe avere, ma la cosa più importante è saper gestire, il dosaggio che dai ad ogni cosa. Per cui, se ti presenti sul ring e non hai paura, e sei troppo tranquillo, ti possono sicuramente succedere cose che non vanno bene. Quindi, io ogni volta che sono salito sul ring, ho sempre avuto paura. Ho sempre avuto la rabbia, e questo mi ha permesso di stare super concentrato sul ring, ecco concentrato, freddo, colpi precisi. Comunque venivano, perché comunque ero straconcentrato sul ring è più facile sul ring o fuori dal ring gestire le emozioni.
SPEAKER_03Secondo te?
SPEAKER_02Ma diciamo che sono due cose completamente diverse. Allora, sul ring, la cosa che è: sono 15 minuti, quindi tra virgolette, per me lo parlo personalmente, per me è stato sempre facile gestire. Perché una volta che sali sul ring, secondo me, il lavoro è già fatto, è tutto finito. Ma quello che conta sono i mesi e i mesi di preparazione, di tensione, di allenamenti, di sfide ogni giorno con te stesso.
SPEAKER_03La tua storia familiare è un po' segnata dalla fuga della guerra e da un'infanzia non facile. Quelle esperienze in che modo hanno modellato il tuo rapporto con la sofferenza e con le emozioni?
SPEAKER_02Sì, non ho avuto un'infanzia, un'infanzia facile. Insomma, 13 anni siamo venuti in Armenia, in Italia, dall'Armenia con un camion, 10 giorni di viaggio lunghissimo. Questo sicuramente. Io diciamo che sono stato bravo. Questa sofferenza, questa cosa, diciamo, negativa a trasformare in energia positiva in una cosa positiva, e ho messo tutto nel mio sport. Quindi, ho messo tutta la rabbia, la paura, momenti difficili, ho trasformato tutto. È come io ogni volta che entravo in palestra, è come se qualcuno mi drogasse. Io trovavo il mio punto di il mio posto dove mi faceva stare bene quando uscivo fuori c'erano problemi. Tutto, ma io di nuovo mi mettevo in palestra e mi drogavo di allenamenti.
SPEAKER_03Ecco, è successo anche a te come fa parte dello sport. Succede a ogni sportivo, anche a un campione, di dover gestire a un certo punto una sconfitta, una caduta. Come si gestisce la sconfitta quando si abituati a essere considerati imbattibili?
SPEAKER_02Come si gestisce male difficile, almeno nel mio caso, è stato sempre nei momenti più brutti della mia vita, sono stati sempre le mie sconfitte. Ecco perché, comunque anche quello va gestita. Cioè, una persona normale quando combatte, vince, perde, vince, perde, è abituato a vincere e a perdere uno come me, che era per otto anni imbattuto, tu comunque sei abituato a vincere, vincere, vincere. Quando perdi, è come tirare fuori il pesce fuori dall'acqua, non sa muoversi, non so sa gestire, perché tu la cerchi magari dentro di te, ma non è così, non è così semplice. Per cui io ogni volta che ho perso, ho avuto sempre momenti difficili dove non uscivo a allenarmi, dove andavo in palestra, mi allenavo dieci minuti, non uscivo a concentrarmi, perché tutto quello che mi piaceva, era diventato una cosa bruttissima per me. Lo sport che mi chiamavo era diventato una cosa bruttissima. Poi, col tempo, magari sono trasferito a Milano, ho aperto la mia palestra, ho cambiato il giro, ho conosciuto gente nuova, nuovi stimoli. Piano, poi ho cominciato a allenarmi. Sempre mi piaceva di più. Poi di nuovo ho ripreso a combattere, poi di nuovo a salire sul teto.
SPEAKER_03Tu adesso hai passato i 40. Molti atleti faticano a immaginarsi al di là della loro carriera agonistica. Tu, come vivi emotivamente il tema del dopo per il momento sono tranquillo.
SPEAKER_02Sego i miei allievi, cerco di passare più tempo con loro. Mi dedico a loro, cerco di trasmettere tutto quello che ho imparato in questi anni.
SPEAKER_03Hai deciso di lasciare l'attività agonistica per una questione di scelta personale, di età, di stress, ma ti dico la verità, per una cosa personale, perché ormai i miei incontri, i miei incontri, anche incontri semplici erano diventati ingestibili.
SPEAKER_02Per me, era come se dovessi dimostrare qualcosa al mondo, ma in realtà io non dovevo niente dimostrare a nessuno, quindi non è solo il fatto di combattere, combattere è il meno, perché potrei anche adesso salire sul ritmo e combattere, non è quello il problema. Il problema è la gestione e lo stress, perdere tutti quei chili, perché comunque col tempo, il metabolismo è cambiato, ho cominciato comunque a fare fatica, fare tutte queste diete, così non è come il calcio che vai a giocare sul ring, possono succedere cose brutte. Quindi, quando arriva questo momento qua, devi essere bravo, capire e smettere il momento giusto.
SPEAKER_03Se dovessi lasciare un messaggio a chi invece magari combatte una battaglia diversa, personale, emotiva, di tutti i giorni, che cosa diresti sull'importanza di gestire le emozioni invece che reprimerle?
SPEAKER_02Ma allora, la cosa. Io comunque sono stato sempre dai professionisti che sono stato seguito, dal neurologo, da psicologo, la mia forza è stata che io ho sempre combattuto e non sono mai stato chiuso in casa neanche un secondo. Quindi, la cosa importante è non chiudersi in dentro, non chiudersi dentro di sé, ma di uscire fuori anche se non hai voglia, anche se è la giornata più brutta, devi cercare di in qualche modo uscire, parlare con qualcuno, camminare, mai chiudersi in se stessi, perché rimuginare, secondo me, è la cosa peggiore che una persona possa fare.
SPEAKER_03Il consiglio di Giorgio Petrasian, grazie per essere stato con noi e ovviamente in bocca al lupo.
SPEAKER_02Grazie, grazie a voi.
Trucchi del mestiere
SPEAKER_03Crucchi del mestiere. Ed eccoci ai tre esercizi di questa puntata che vogliono essere un allenamento alla presenza, cioè tornare nel qui e ora quando la tua mente tende a scappare via. Tre esercizi semplici, ma te la sicuro, potentissimi. Un esercizio di grounding, un gesto quotidiano ma fatto in modalità lentezza totale, e un radar dei suoni. Sono piccoli gesti semplici che di fatto ti fanno ritornare all'interno del tuo corpo in questo esatto momento in cui stai vivendo, senza andare via con la testa a momenti del passato o a previsioni nefaste o preoccupate per il futuro. Cominciamo con il primo che si chiama proprio grounding 54321, è un esercizio molto noto e quindi anche molto utilizzato e molto funzionale. Non sei da solo a farlo nel mondo, anzi, se poi fermati un attimo e guardati intorno, facciamo proprio un grounding semplice. Cosa vuol dire grounding? Vuol dire toccare terra, fare un radicamento, cioè prendere consapevolezza di cose che ci sono realmente in questo momento, il che costringe l'attenzione a stare sul qui e ora invece di volare via. Quindi si chiama 54321 proprio perché comincia dal 5: nomina cinque cose che vedi intorno a te. Proprio devi dire la la la la le parole, i nomi di cinque oggetti che vedi. Che ne so, in questo momento io vedo microfono, spugna, mixer, tablet, asta del microfono, tavolo. Poi ci sono quattro cose che puoi sentire col tatto, che puoi polpastrellizzare intorno a te o anche sentire con la percezione del tuo corpo e della tua pelle, no? Per esempio, che ne so, i vestiti sulla pelle, la sedia, i piedi per terra. Il 3 riguarda i suoni. Vorrei che elencassi i tre suoni che senti intorno a te in questo momento. Si tratta sempre di elencarli ad alta voce. Il 2 è dedicato agli odori anche lievi sperando che siano gradevoli, quindi profumi o odori che ci sono intorno a te. E infine uno: un sapore in bocca o un respiro consapevole. Naturalmente non hai solto tutto, perché la consapevolezza non risolve, ma ti cambia il luogo in cui la tua attenzione si appoggia. Quindi facendo grounding, la tua attenzione si appoggia sul qui e ora, e questo è già un vantaggio. Secondo esercizio: un piccolo gesto quotidiano fatto in modalità di totale lentezza. Un gesto semplice che puoi scegliere tu: lavarti le mani, oppure bere un bicchiere d'acqua, o allacciarti una scarpa, o farti la barba, insomma, qualunque cosa sia un gesto quotidiano, semplice, ripetuto, vorrei che tu lo facessi con estrema lentezza ed estrema consapevolezza. Vorrei che notassi in particolare tre cose: le sensazioni fisiche collegate a questo gesto che fai, il ritmo con cui fai questo gesto, cioè la sequenza di movimenti, piuttosto che come si dipana un movimento rispetto a quello precedente, e i pensieri che scappano, cioè che pensieri arrivano, che pensieri circondano, che pensieri si affacciano mentre sei lì che fai questa azione. Ogni volta che la mente va via, tu torni con gentilezza a quel gesto, perché è possibile che facendo il gesto con lentezza duri più tempo, ed è possibile che durante questo tempo tu ti distraga, se ti distrai la mente va via, se la mente se ne va, senza sgridarti, ritorna sul gesto che stai facendo. Questo è il cuore della mindfulness. Non restare sempre presente, cosa che è impossibile, ma tornare tante volte, cosa che invece è possibile ed è anche particolarmente utile. E così siamo arrivati all'esercizio numero 3, che in questa puntata è l'esercizio del radar dei suoni. Un esercizio che ti richiede all'incirca 60 secondi, quindi non una quantità devastante. Vorrei che in questi 60 secondi, cioè un minuto, tu ascoltassi i suoni senza cercarli. Sia quelli vicini, che magari sono sul tuo corpo, come il respiro, come il battito, o attorno a te, sia quelli lontani, che sono magari in un'altra stanza, o addirittura fuori dalla finestra, o da qualche altra parte, dipende da dove ti trovi tu. Ecco cosa vuol dire i suoni, ascoltali senza cercarli, lasciali venire e lasciali andare. Cioè non stare lì a dire sentiamo che cosa c'è. Non usare il tuo cervello come se fosse una sorta di canna da pesca che va ad arpionare i suoni, ma proprio come se fossi un radar che nota tutto quello che c'è nello spazio che si può percepire. Ti prendi questo spazio, cioè questo tempo, in cui usi le tue orecchie come un radar. Vorrei che sentissi che suoni arrivano a te, e poi vorrei che notassi lo spazio che c'è tra i suoni, quello che si chiama silenzio relativo, perché i suoni non sono tutti in continuità. Magari c'è uno scricchiolio, poi c'è un gatto che miagola, poi c'è una persona che fa due passi, poi c'è qualcuno che ride, poi c'è un motorino che passa. Ecco, questi suoni arrivano quando arrivano perché si verificano quando si verificano, e tra un suono e l'altro c'è uno spazio, una pausa, un silenzio relativo, appunto. Ecco, anche la mente è rumorosa, e tu puoi diventare il cielo che c'è sopra i suoni. Perché anche quando arrivano i pensieri, loro emergono con casualità, quando arrivano, proprio come i suoni delle cose che ci sono intorno a te. E tu puoi notare che sei al di là di quei suoni, al di là di quei pensieri, e puoi notare gli spazi relativi che ci sono tra i singoli suoni e quindi anche tra i singoli pensieri. E quegli spazi relativi non sono vuoto, testimoniano la tua ampiezza, perché che ci siano i suoni, che ci siano i pensieri o che non ci siano, la tua consapevolezza c'è sempre, è al di là dei suoni e dei pensieri. Quindi tu sei altro e sei oltre rispetto a quei suoni e a quei pensieri. Ecco, se ti va, scegli uno solo di questi tre esercizi e usalo come forma di reset quotidiano per un po'. Comunque due minuti al giorno ti impediscono di trovare la solita scusa, non ho tempo, ma cambiano il tono mentale della tua settimana.
Millennials
SPEAKER_03Ed eccoci a parlare di generazioni e di stranezze che le contraddistinguono. Con Davide Burchiellaro, responsabile di gente.it. Ciao Davide, ben ritrovato!
SPEAKER_05Ciao Alessandro, ben ritrovati a voi.
SPEAKER_03Bene, un periodo tranquillo. Questo nella storia ci sono state un sacco di definizioni di tempesta. Tra le più famose c'era Desert Storm che suona oggi come una vecchissima guerra quasi preistorica rispetto a quello che abbiamo visto negli ultimi mesi e negli ultimi anni. E poi, se dalle guerre e dai contesti bellici passiamo alle guerre di comunicazione, è un termine che da qualche anno ci accompagna nelle cronache quotidiane per quanto riguarda i personaggi famosi, ma non soltanto i personaggi famosi, anche semplicemente chiunque abbia una vita online che possa essere oggetto di giudizio. Ecco, l'altro termine invece shit Storm. Diciamo che è meno Oxfordiana ed elegante di Desert Storm, ma non fa meno male.
SPEAKER_05Parliamone è esattamente così. Allora, che cosa succede? Succede che sono passati ormai 10-15 anni, dieci anni, diciamo, buoni. 15 anni buoni da Facebook, esperienza, diciamo, online che ha toccato un po' tutti, anche da Instagram. E quindi si cominciano a studiare anche tutti questi fenomeni e a dargli dei nomi. Shitstorm che cos'è? Shitstorm è una cosa che in realtà acquisisce potere in quanto partecipata da un gran numero di persone. Nello specifico, la Shitstorm è un fenomeno non soltanto tecnologico, ma è comunque una sorta, potremmo tradurla, come una moderna manifestazione dell'agonia, quindi dell'inmiciaggio, se vogliamo, che assume una facilità estrema, grazie a social media. È una delle branche di studio dell'ICPC, quindi dell'odio online. Che cos'è attualmente l'agonia mediatica? È una specie di una forma di giustizia somaria, no? Che nasce, che nasce dalle lisere, nasce e scavalca tutto quello che è la civilizzazione sostanzialmente, tutti i processi legali e di giustizia codificati della nostra civiltà, sostanzialmente. Si nutre di una sorta di disinibizione tossica, per cui il fatto che ci sia online l'assenza pressoché totale di segnali non verbali, quindi anzi, esatto, l'assenza di segnali non verbali, quindi i linguaggi del corpo, il tono della voce, eccetera, fa sì che si riduca l'empatia e quindi il comportamento aggressivo che gli individui non avrebbero di fronte a una persona in carne ossa. Poi scatta, come dire, la dinamica della massa che si manifesta come una specie di attacco virale, e spesso appunto coordinato, spontaneo, che è mirato proprio a distruggere la reputazione di un individuo o di un brand. E la forza del fenomeno sta proprio nella rapidità con cui si dipana il messaggio, si diffonde il messaggio. E poi, ovviamente, questo cosa significa? Anche? Significa che tutti partecipano. All'interno di questo a dare via può essere anche qualcuno o più di uno che vive un disagio sociale, per cui molti studi hanno messo in evidenza come questi attacchi siano di fatto dei sintomi di un malessere relazionale, che è molto diffuso, e l'odio diventa uno sfogo momentaneo che, però, accomuna molte persone, e quindi genera appunto la famosa logica del branco.
SPEAKER_03Bisogna dire, Davide, che è un fenomeno che probabilmente è un po' sempre esistito, ma senza mezzi. Intendo dire che un po', almeno nel nostro paese, che è un paese noto per essere abbastanza come dire, come dire fumantino, non particolarmente incline alla tolleranza, e nemmeno particolarmente incline così al negoziato freddo. Ecco, tutti sono sempre stati un po' allenatori di calcio, un po' migliori dei vicini, un po' la so sempre io, un po' che qualunque cosa ci fosse dalla parte opposta l'avevi sempre vista già meglio, o letta già meglio, o assaggiata già meglio. Solo che una volta la differenza che c'era tra qualcuno che proponeva un'idea pubblica e qualcuno che la commentava era il medium. Cioè chi proponeva un'idea pubblica stava su un giornale o stava in tv e chi bestemmiava in aramaico o gli lanciava dietro qualunque tipo di strale, era a casa, in salotto, per strada, a scuola, in ufficio e nessuno lo sentiva. E nessuno lo sentiva. Il problema è che adesso, sulla stessa pagina, sullo stesso medium, con lo stesso risalto, ci stanno tutti e due i protagonisti della vicenda. E il secondo problema è che, come sappiamo, per una questione squisitamente evoluzionistica e tipicamente umana, dire male di una persona ha una cascata effettivamente enormemente più immediata che dire bene di una persona.
SPEAKER_05Certo, è proprio questo. E peraltro, appunto, questa visione, questa tua notazione, diciamo, di psicologia sociale, è estremamente vera ed è suffragata anche dalle analisi, diciamo, più sociologiche, per cui viene spesso sottolineato come in realtà, a differenza delle masse storiche che magari si muovevano per un obiettivo, sia forse politico o fossero dei diritti o comunque interessi pubblici, lì c'era un noi che adesso non c'è più, quindi c'era un'anima collettiva, c'era uno scopo. Questo invece nella teoria dello sciame è semplicemente composto da individui che sono isolati e che non formano una comunità reale che condivide dei valori. Quindi, alla fine, quello che si. La shitstrom diventa una sorta di frasuono comunicativo ed è un indicatore di un potere che si è anche molto appiattito, cioè non è una voce coerente, ma è un rumore digitale che si scaglia un po' contro un singolo obiettivo. Come si, ovviamente poi si propaga attraverso meccanismi di contagio sociale che conosciamo, attraverso, come dicevi tu, queste emozioni ad alta attivazione. Quindi laddove i contenuti generano rabbia o indignazione nei confronti di qualcuno, la probabilità è molto alta di essere poi condivisi rispetto ai contenuti neutri, questo purtroppo aiuta anche le piattaforme a mantenere vivo questo tipo di interesse, per cui là dove c'è il contenuto provocatorio, ovviamente il tempo di permanenza rimane più elevato, eccetera. Come se ne può uscire, quali sono i casi? Allora, per riuscire un po' da questa logica della giustizia delle viscere non definita, ci sono alcuni elementi. Diciamo che c'è una teoria. C'è di buono che questo lo sanno soprattutto le generazioni più giovani, finisce dopo un giorno e mezzo più o meno è stato calcolato. Quindi, ci rimane sotto chi in realtà è più fragile e vulnerabile anche anagraficamente. Comunque, in ogni caso, nel caso della Balocco, che cosa metteva in evidenza? Metteva in evidenza una citazione scatenata perché uno c'è stata una rottura del patto di fiducia. Quindi, l'influencer marketing si voleva basare sulla credibilità e l'accusa di aver utilizzato la beneficenza per fini commerciali, ha generato un'indignazione collettiva, che sappiamo, e quindi nell'arco di poche ore questa persona ha perso tutto quello che aveva costruito. Esiste una sorta di shaming, questa capacità: insomma, questa voglia di dire a qualcuno che si deve vergognare. Il pubblico ha reagito contro questa sorta di uso della solidarietà, e ha scatenato appunto una data di public shaming dicendo vergognati, vergognati, vergognati, vergognati, che era punitivo da un punto di vista dell'errore tecnico, ma anche dal punto di vista della persona stessa. Quindi non solo, tutto diventa insieme, no? Procedi insieme in un'accusa generale, che non è più hai fatto una cazzata, hai fatto un errore, ma sei proprio una persona cattiva, indegna, eccetera. Perché poi lo ci formare di immediatezza, no? Deve essere immediato il giudizio. Quali sono le fasi di ricostruzione? È un'operazione di una sorta di restauro sociale, che richiede tempo, coerenza, cambio di una certa narrativa, di come tu racconti i tuoi contenuti, e si divide in alcune fasi, c'è la fase del sacrificio delle scuse, la cosiddetta ammissione di responsabilità, scuse immediate, e poi c'è la fase del silenzio strategico. Tu hai fatto questa cosa, ma una volta che hai chiesto scusa, in questo caso, come abbiamo visto a Ferragni, è stata zita per molto tempo: una fase di decompressione in cui tu praticamente esci, ti butti fuori dal flusso comunicativo e questo serve a far calare un po' l'adrenalina all'interno dello sciame che si è sviluppato, questo soprattutto, ha anche una funzione tecnologica, perché in questo caso, non vedendo più la reazione, l'algoritmo stesso smette di dare la priorità a questi contenuti altamente reali. Successivamente poi si passa a una fase di analisi dei dati per capire in questo tempo di ricompressione, che cosa è successo, qual è il sentimento e come si evolve il sentimento all'interno della community di riferimento. Questa cosa, poi, deve per forza necessariamente portare a una fase di nuovo storytelling, quindi se si vuole rigiocare quel gioco, bisogna ricambiare la narrativa a lungo termine, quindi una ricostruzione che attenzione, non sarà mai effettivamente. Non sarà mai effettivamente una riabilitazione vera e propria. Sarà una viene definita una sorta di riabilitazione cicatriziale, cioè rimarrà sempre questa cicatrice, anche nel pubblico che segue la persona.
SPEAKER_03Ci fermiamo qui per questa puntata. Grazie a Davide Burchellaro di Gente.ti alla prossima! Grazie.
La letteratura scientifica
SPEAKER_03La letteratura scientifica. La nostra storia non decide tutto, ma spesso prepara il terreno. Tre studi recenti mostrano come esperienze precoci possano influenzare perseveranza, fiducia e traiettorie di adattamento. Un primo studio suggerisce che la relazione tra esperienze infantili e perseveranza può passare quasi interamente da una competenza che è la gestione delle emozioni. In altre parole, più che avere un carattere duro, sembra contare la capacità di attraversare stati interni senza essere travolti. Un secondo studio collega il maltrattile a una difficoltà nell'aggiornare le credenze sugli sconosciuti. Aspettative più rigide durante le interazioni sociali sarebbero di fatto formate anche o potenzialmente sulla base di maltrattamenti ricevuti nella prima infanzia. Un po' è comprensibile, no? Se il mondo è stato imprevedibile, se il mondo è stato percepito come pericoloso e il cervello impara a proteggersi con previsioni stabili, ma quel tipo di protezione in età adulta può diventare una prigione. Terzo tassello di oggi: una ricerca trova una relazione bidirezionale tra avversità e problemi psicosociali dall'infanzia all'adolescenza. Non è solo succede qualcosa e poi sto male. A volte difficoltà emotive o comportamentali precoci aumentano l'esposizione a nuove avversità creando una specie di circolo vizioso.
Futuro Prossimo
SPEAKER_03Futuro Prosimo, eccoci come sempre a dare il benvenuto a Gianluca Ricci di FuturoProssimo.it Gianluca, ciao, ben ritrovato.
SPEAKER_01Ciao Alessandro, ciao a tutti.
SPEAKER_03Allora, nel corso degli ultimi decenni tutti gli appassionati di grande schermo, quindi di cinema, e in ogni caso di prodotti cinematografici, soprattutto prodotti, diciamo, dai vasti effetti speciali, hanno incontrato diversi modi per provare a vedere se c'era un divertimento aumentato al cinema. E quindi ci sono stati prima quegli esperimenti veramente un pochino vintegio ormai con gli occhialini azzurri rossi per la tridimensionalità al cinema. Poi sono arrivati gli schermi un po' avvolgenti, tipo IMAX, che sono quelli altissimi, con anche una postura particolare di chi assiste al film. Poi sono arrivati tutti gli effetti audio che hanno moltiplicato naturalmente la possibilità di sentirsi accerchiati. Poi in alcune zone del mondo sono arrivate anche delle modalità DOM, cioè a cupola, per esempio a Las Vegas, dove tu hai questi spettacoli che ti circondano a 360 gradi, e naturalmente non poteva non esserci anche un esperimento, poi c'è stata anche la pratica degli schermi curvi a casa e del 3D con gli occhiali domestici, non più con le lenti colorate, ma insomma che erano sincronizzati con la tv. E alla fine tutto questo ha sempre esitato in un unico grande risultato: cioè che le persone scoprono questa cosa, si divertono una volta, poi la ritrovano scomode o non funzionali e alla fine la boicottano. Ma se ci mettiamo di mezzo la realtà aumentata, chissà, magari funziona. Che cosa sta succedendo?
SPEAKER_01Vediamo, va detto inzitutto, che la tendenza fondamentale è sempre una attualmente, quella di provare a riportare disperatamente le persone nelle sale cinematografiche. L'esperienza così personalizzata della TV on demand dei servizi in streaming ha messo davvero a dura prova quello che invece era un'esperienza collettiva, personalmente la ritengo più divertente, mi piace andare al cinema, ma che comunque c'è del passo, diciamo, alle nuove esperienze. Allora, cosa si sono inventati? Un tizio chiamato Daniel Habib a New York ha inventato un progetto che si chiama True 3D, Vero 3D, in un piccolo cinema di nicchia, si direbbe una volta, cinema di sé, ha iniziato a proiettare nella zona di Hell's Kitchen a New York dei film scegliendo il genere horror come primo genere, tu dirai perché? Ma in realtà conoscerai la risposta: il genere horror è quanto di più immersivo ci sia, tu guardi il film e sei preso dalla tua paura, inizi a stringere il pomello del tuo sedile al cinema. Quindi, questa è una cosa abbastanza avvincente, già di per sé. Se aggiungiamo poi la realtà aumentata, scopriamo come lo stesso cinema, la stessa sala del cinema può diventare parte del film o parte della trama. Perché cosa succede? Durante le scene di un film che si chiama Insidious, già il nome dice tutto, scene ambientate in una sorta di purgatorio, quindi in un'altrove, la stanza, la sala virtuale, si trasforma e quindi al tuo vicino di posto al cinema, si sostituisce un personaggio strano. Ti guardi dalla tua destra e vedi un mezzo zombie che guarda il film in prima a te. L'audio smette di uscire dalla sala, perché i diffusori in sala, sai, trasmettono l'audio, inizia a entrare anche in parte nelle tue orecchie, nella cuffia del visore che tu hai, quindi qualcuno ti respira nell'orecchio, più vicino di quanto tu vorresti, fondamentalmente. Per fortuna non ne senti l'alito, ma ci arriveremo. La cosa che fa davvero la differenza, però, tra un'esperienza in realtà aumentata ed una al cinema, cioè quella che ti farebbe dire: va bene, se compro un casco o un visore, a casa posso farlo lo stesso, ecco, no, perché l'esperienza collettiva sopravvive in questo caso alla personalizzazione. Di che personalizzazione parliamo? Ognuno può scegliere la modalità di fruizione del film differente, ovvero c'è qualcuno che sceglie la modalità soft, ok. Guarda un film horror. Però, nelle fasi di maggiore enfasi, di maggiore pathos, compare un timer che ti fa sapere quanti secondi mancano alla scena in cui, in America lo chiamano jump scare, la scena in cui ci sarà qualcuno che ti fa buh e ti spaventa.
SPEAKER_03Tutto è come rovinarti il gusto, ma almeno non ti viene un infarto, esatto, esatto.
SPEAKER_01In realtà può creare anche una sorta di curiosità maggiore, perché c'è una forma di hype. Tu sai che succederà qualcosa, ma non sai cosa, e poi c'è chi invece sceglie nella stessa sala, con lo stesso film, un'esperienza diversa, cioè la modalità intensa, nella quale è inutile dirtelo, lo dico in termini tecnologici, il cagotto, diciamo, è assicurato. Il punto è proprio che diceva il poeta. È un termine Silicon Valley, sì, sì, ma tipicamente io nel garage con Steve Jobs di questo, discutevo insomma, nel 76. Il punto è proprio questo alla fine. Quindi non sei tu che ti sporgi verso il film, osservandolo, ma è il film che in qualche modo si allunga verso di te, una differenza tra guardare il mare da un lungomare e invece sentire l'acqua che ti arriva alle caviglie, chissà se basterà questa paura su misura vissuta all'interno di una sala.
SPEAKER_03Mi sembra molto interessante perché hai una sommatoria, quindi vedi la sala, vedi gli altri, li vedi un po' trasformati con realtà aumentata, cosa che peraltro sta accadendo anche nei concerti. Perché, per esempio, in Italia anche Giovanotti nell'ultimo tour utilizzava la realtà aumentata per proiettare sul fondale, dietro la sua esibizione, scene e facce del pubblico o degli strumentisti modificate in tempo reale con appunto realtà aumentata. Quindi hai la fruizione del pubblico, la fruzione del film personalizzato e, per di più, anche queste piccole alterazioni. Mi sembra eccezionale, bisogna vedere quanta scomodità darà tutto questo e quale tipo di investimento da parte delle strutture, perché bisogna sempre pensare che ora che gli home theater non costano tanto e che il divano è sempre più attraente, ci vuole comunque un modo per spostare la gente di nuovo a fare le code al cinema, come era fino agli inizi degli anni duemila.
SPEAKER_01Certo, chissà, magari allargando la fruizione ad altri generi, come quello romantico o anche quello sensuale, potremmo scoprire che l'espressione non vedo più mio marito con gli stessi occhi potrebbe essere letterale. Cioè, se durante un'esperienza di un film io mi guardo e trovo mio marito molto più palestrato, mia moglie molto più bella perché è aumentata. Poi esco dalla sala e mi porto a casa, se non altri ricordo.
SPEAKER_03Non puoi accendere la luce. Gianluca Riccio, grazie per essere stato con noi.
SPEAKER_01Grazie a
Belle notizie
SPEAKER_01te.
SPEAKER_02Belle notizie.
SPEAKER_04Oggi siamo molto animali. Prima notizia di questa puntata. Una storia da romanzo naturalistico. Ma vera. Natural England ha rilasciato la licenza che permette di liberare fino a 20 aquile di mare, White Tailed Eagles, nel parco nazionale di Exmore nei prossimi tre anni. Sono i rapaci più grandi del Regno Unito, con apertura alare fino a 2,5 metri, erano spariti per persecuzione umana. L'ultima coppia aveva nidificato nel sud dell'Inghilterra nel 1780. È una bella notizia, perché quando torna un grande predatore, spesso torna anche un pezzo di equilibrio negli ecosistemi. Seconda notizia, per la prima volta dopo più di 40 anni, i rinoceronti sono tornati nel parco nazionale di Kidepo Valley, in Uganda. Due rinoceronti bianchi meridionali sono arrivati a marzo e sono i primi di un gruppo di otto animali destinati a ripopolare l'area. L'ultimo rinoceronte nel parco era stato ucciso nel 1983, in un periodo in cui il bracconaggio aveva spazzato via la specie dall'Uganda selvaggia. Non è solo un trasferimento, è l'inizio di una nuova storia di convivenza, protezione e turismo sostenibile. La terza notizia di oggi riguarda due pulcini e una foresta che respira di nuovo. Ad aprile sono stati registrati i primi pulcini, nati in natura, di Arara Vermiglia Grande, un pappagallone da due chili nella mata atlantica, quasi 200 anni dopo l'estinzione della specie in quel bioma. È il tipo di notizia che fa bene perché rende tangibile la parola riparazione. Non stiamo solo conservando quello che resta, stiamo riportando vita dove mancava.
SPEAKER_00Era Relief, il podcast.
SPEAKER_04Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido per le emergenze emotive di tutti i giorni.
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