Relief: il podcast.
Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido dedicato alle emergenze emotive e al benessere quotidiano. Ha sede a Milano e funziona dal vivo in metropolitana (MM5, fermata Isola) e on line su www.reliefpsicologico.it.
Questo podcast racchiude storie di persone, consigli psicologici pratici e tecnici per affrontare meglio la vita di tutti i giorni, letteratura scientifica, consigli di lettura e buone notizie.
Conduce Alessandro Calderoni, psicologo e psicoterapeuta, ideatore del servizio, già voce a RMC e Virgin Radio.
Relief: il podcast.
#6-8 Ridere sul serio - Ospite: Germano Lanzoni
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La risata può essere una scorciatoia per evitare il disagio oppure una porta per entrarci meglio. Noi scegliamo la seconda: partiamo dalla comicità per parlare di emozioni reali, identità e responsabilità delle parole, senza perdere leggerezza ma anche senza trattarla come una cosa “vuota”.
Con Germano Lanzoni, attore e comico noto anche come volto e voce del Milanese Imbruttito, ragioniamo su cosa significa fare gavetta come laboratorio costante, su come nasce una maschera quasi per caso e su perché Milano diventa un personaggio collettivo fatto di performance, velocità e bisogno di controllo. Entriamo nel cuore del mestiere: la comicità che abbassa le difese, la differenza tra far ridere per dire qualcosa e dire qualcosa per far ridere, e il rischio più grande per chi sale sul palco: non far ridere. Parliamo anche di ansia, rabbia e tristezza come segnali utili, non come nemici da cancellare.
Poi ci spostiamo sulla psicologia pratica: procrastinazione come evitamento dell’ansia, matrice vicino-lontano tra valori e paure, tecnica del 5% per partire subito e decisione sperimentale con test di 48 ore quando sei bloccato tra due scelte. Tocchiamo anche comunicazione digitale e linguaggio, con la scomparsa della punteggiatura e del punto e virgola (lo piangiamo insieme a Davide BUrchiellaro), e guardiamo alla ricerca sul contatto fisico nelle coppie esulla loro connessione. Infine Futuro Prossimo con Gianluca Riccio apre uno scenario inquietante e attuale: digital death, app “Sei morto?”, solitudine, privacy e dati post mortem.
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Benvenuto A Relief
SPEAKER_01Relief, il podcast Psicologia Pratica e Gestione delle emozioni, con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni. In collaborazione con gente.it.
SPEAKER_06Rieccoci con una nuova puntata di Relief. Questa volta l'ospite è Germano Lanzoni, attore e comico nonché volto e voce del milanese imbruttito, ci racconterà la gavetta come suo laboratorio continuo, la nascita quasi casuale della maschera e di come la comicità, anche in azienda, abbassi le difese e comporti responsabilità, oltre a quello che definisce come il rischio vero e proprio per un comico, cioè non far ridere. Per quanto riguarda gli esercizi della settimana, nella sezione trucchi del mestiere vi parlerò di procrastinazione come evitamento del disagio, dandovi appunto questi oggettini carini settimanali, cioè gli esercizi da fare, per esempio matrice vicino lontano tra valori e paure, tecnica del 5% per iniziare, decisione sperimentale con test di 48 ore tra due opzioni. Nello spazio Millennials con Davide Burchiellaro il tema sarà la scomparsa della punteggiatura, e soprattutto del punto e virgola, e la semplificazione e polarizzazione progressiva del nostro modo di parlare e scrivere. Con Gianluca Riccio per Futuro Prossimo, invece, discuteremo di Digital Death, morte digitale, e di un'app cinese che si chiama proprio Sei morto per chi vive da solo tra solitudine, privacy e gestione dei dati. Le ricerche scientifiche che citeremo riguardano compatibilità sul contatto fisico nelle coppie, contatto intimo come controllo e relazioni ad alta passione ma bassa intimità legate a aggressione psicologica. Tre belle notizie per concludere, parleremo di oncologia con terapie precoci, progetti di restauro dei coralli finanziati da Cordap e Smart City con intelligenza artificiale per segnali precoci di incendi. Cominciamo.
Germano Lanzoni E La Gavetta
SPEAKER_06Il caso. Ospite di questa puntata di relief è Germano Lanzoni. Germano, benvenuto e grazie per essere con noi.
SPEAKER_02Grazie a te per la tua curiosità.
SPEAKER_06Allora, attore, comico, speaker, formatore e naturalmente volto e voce del milanese imbruttito. Sei ormai uno dei personaggi più riconoscibili della comicità italiana degli ultimi anni, però, prima dell'enorme successo social, hai avuto una lunga storia di teatro, cabaret, insomma, la vera gavetta. Quanto c'è ancora di quella gavetta in quello che fai oggi?
SPEAKER_02Io mi auguro ancora tantissimo. Non solo perché la pratico, nel senso, continuo a andare nei locali in cui andavo vent'anni fa, tra l'altro, gli stessi cachè. Perché, come dire, ci ho accampato. Il mio grande successo, se così si può chiamare, il grande incidente è venuto a 48 anni. Mi piace sempre ricordare quando incontro i ragazzi di 16 anni nelle scuole che cercano il consenso, o comunque in una società dove il consenso è quasi dobrico, gli dico: ok, io posso solo testimoniare che ci vogliono tre altre vite vostre per raggiungere quello che tu cerchi nella visibilità. La gavetta non è una parte del tuo percorso che tu abbandoni. Secondo me, la gavetta è il laboratorio costante che devi avere per cercare nuove forme di confronto e che non sono vincolate da quello che possono essere poi contratti, cachè, strutture già definite.
SPEAKER_06L'imbruttito è nato un po' come caricatura, però a un certo punto è diventato un vero e proprio specchio. Quando è che hai capito che non stavi solo facendo ridere, ma stavi raccontando un pezzo di Milano?
SPEAKER_02Allora, in realtà è tutto casuale, perché io sono solo l'attore del profilo, no? Perché il profilo è di Marco Tommaso e Federico, che sono i founder, quindi la vision di tutto quello che poteva essere l'aspettativa del progetto social, l'avevano loro. Ed era semplicemente raccontare quello che stava accadendo. Avevano 23-24 anni un'età in cui per loro i social erano già una piattaforma. Per la mia generazione era quella possibilità di recuperare il limone perso nella gita cercando di scriverli vent'anni dopo, 30 anni dopo, qualcosa di interessante. E quindi mi sono trovato a fare la maschera per caso, perché loro, non essendo milanesi, avevano bisogno poi di un chi rappresentava la pagina, che aveva una faccia non riconoscibile, magari in altre, questa è stata un po' la mia fortuna di non notorietà perché serviva una faccia, tra virgolette, nuova, e la loro fortuna è che io a Milano l'ho sempre raccontata attraverso i miei spettacoli, attraverso le mie canzoni, e quando mi hanno dato da indossare quella maschera che è la governance, tutto sommato. Perché avevano bisogno di un attore tra i 45 e i 55 anni che potesse andare in giro in poche e parlare come se avesse capito il mondo, è stato molto figo perché è l'opposto mio. Io vivo in periferia, faccio cavetta, ero una partita IVA, coninaria, comunque, ma era lontanissimo da quello che era. Poi ho fatto l'università Scienze Politiche, indirizzo economico aziendale e mi hanno segato tre volte l'economia aziendale. Quindi trovarmi poi a interpretare coloro che invece nell'economia aziendale hanno fatto una carriera è stato molto molto divertente. La cosa più interessante è che la mia milanesità, quindi, poi la voce, il suono, che costantemente si è aggiornata, perché il personaggio mi ha aperto porte impensabili, proprio anche puramente milanese. Il personaggio è la parodia di uno stato emotivo portato all'eccesso, l'imbruttimento che ti parte quando tu entri esempio in un luogo molto stretto e chiuso che attendi il motore, si trasformano la tua capacità di relazione con gli altri in un nano cosmico. Gli altri diventano il tuo disturbo nel raggiungimento del tuo obiettivo che è un altro parcheggio, per cui in quella dimensione è vera, perché poi molte cose che faccio da casa mia al set le replico sul set, perché poi abbiamo scoperto tutti che raccogliere le voci, le immagini, il modo di dire, il modo di parlare abbiamo fatto una raccolta antropologica quasi psicogeografica, di come il luogo in cui tu vivi influenza il tuo modo di pensare, di creare, di parlare, Milanese Bruttito prende in giro naturalmente le parti della milanesità come il culto del fatturato, la velocità, la performance, eccetera, eccetera.
SPEAKER_06Ma secondo te Milano è in grado di ridere di se stessa oppure si assolve ridendo?
SPEAKER_02No, tutti noi ci assolviamo ridendo, nel senso, poi è il processo eventualmente nel confronto con la risata
La Maschera Dell’Imbruttito
SPEAKER_02che può far nascere una riflessione successiva. Nel momento in cui rido io mi identifico. L'effetto catarfico della narrazione ironica è proprio che io racconto quello che può sembrarmi un disagio o una situazione favorevole, se la vivi anche tu, la condividiamo. La risata nasce da questa condivisione di una sfiga espressione intera di uno sbattimento. Se tu lo percepisci come solo un'esperienza tua individuale, può arrivare anche a essere disagio, il comico, mettendo in piazza le nostre criticità, secondo me, solleva il peso di chi ascolta, quando però rido e mi fermo, e nella risata c'è una possibilità di lavoro più profondo, come l'analisi dello stereotipo, la relazione con gli altri, il desiderio di superiorità. Il rischio nella comicità è questo: perché se tu ridi, dimostri a me che sono intelligente e ciò che mi arriva poi può rafforzare il mio ego, può rafforzare la mia consapevolezza, se sei uno stronzo, diciamo, che ti dà il boom.
SPEAKER_06Tu lavori anche con aziende, con la formazione, usando proprio l'umorismo come strumento di comunicazione. Ma cosa capiscono le persone quando finalmente imparano a ridere un po' anche di sé?
SPEAKER_02Il mio augurio è la responsabilità dell'azione comica, cioè la battuta non è mai una battuta e basta. È un gioco. È un gioco che noi abbiamo nel linguaggio, abbiamo istintivo, il senso di humor, ce l'abbiamo tutti. Nelle aziende oggi più che mai, la responsabilità del quadro dei manager è quello che si chiama l'intelligenza emotiva. Perché la relazione, la capacità di instaurare un rapporto sincero, autentico, ti permette di avere dal tuo team una maggiore potenzialità e una sincerità oggi se gli HR cerchano ne sono più employer, sino è un talent. Se il talent è davvero oggi che è una capacità, è una possibilità, è una mentalità di cambiare. Cosa che magari altre generazioni non avevano, la possibilità di gestire questa leva che è potentissima, George Carlin dice una cosa bellissima: la comicità abbassa le difese, e in quel momento, quando hai la difesa abbassata, il nostro compito è quello di far arrivare, di far sedimentare l'informazione di valore, che può essere la mia esperienza, quello che volevo dire attraverso la comicità, tradotto e riportato in una relazione tipica che abbiamo aziendale è che attraverso la comicità io colgo l'incongrenza, cioè nel senso, se uno fa un errore, se c'è un momento di discrepanza, è giusto coglierla. Ma è l'effetto che hai? Se è vero che il 2% di conforto vale più del 98% di rimprovero, allora saper gestire l'ironia e costruire legami e non distruggerli è un'ottima leva. Strategica, strategica.
SPEAKER_06Quando un personaggio diventa un brand, come fai a non perdere la parte più anarchica della comicità?
SPEAKER_02Ma io la fortuna è che io non sono il brand, nel senso il mio personaggio, io sono l'attore all'interno di quel processo, tutto quello che c'è intorno: la progettualità, il valore, il valore economico, il valore di brand position, e altre super cazzole non mi appartengono. Questo è già tantissimo. La notorietà è un fattore, casuale. La mia voce del Milan, ad esempio, il mio volto è degli imbruttiti, il mio corpo è di mia moglie. Quindi io in realtà ho ben poco di anarchico. Ho una mia società, quello sì che mi interessa di più. L'anarchia, tendenzialmente, con quel senso di anarchico, quel senso di ribellione, le cose non ti tornano, diciamo che la utilizzo normalmente, la lascio libera di giocare sul palcoscenico, qualunque scegno, non per forza il palcoscenico in teatro.
SPEAKER_06Ma è un periodo storico un po' particolare questo in cui sembra che si possa dire tutto, ma alla fine non è vero. Quindi il rischio più grande oggi per un comico è offendere qualcuno o diventare innocuo,
Ridere Di Sé E Responsabilità
SPEAKER_06il rischio più di un comico è sempre non far ridere, questo è il rischio vero.
SPEAKER_02L'effetto della risata, poi la responsabilità del comico. Per me ci sono due grosse scuole comiche: chi dice qualcosa per far ridere, e chi fa ridere per dire qualcosa. Questo ti mette. È tutto difficile, è difficilissimo far ridere, nel senso che è un lavoro che risetta. Io ogni sera salgo sul palco. Il primo applauso è quello che hanno visto di me, il secondo applauso è quello che loro vedono in quel momento di me, e in quel momento ci deve essere quello scambio tra aspettativa, il testo, e via dicendo. Quindi, nei miei testi, quello che io mi auguro è che arrivi al pensiero, non arrivi soltanto alla sequenza di battute.
SPEAKER_06È vero quello che si dice che l'umorismo spesso nasce da qualcosa che brucia, in questo caso, hai una bruciatura o una serie di bruciature.
SPEAKER_02Anche tu, non so quale è quella precisa. No, sono andato anche dallo psicologo, anzi, da una psicologa che era l'unica donna che mi faceva parlare per un'ora senza dirmi alla fine che parli solo tu. C'è una figura bellissima di Jung che Trickster, uno degli archetipi, che è proprio il senso del comico, cioè quello che rompe il flusso di serietà. Perché qualunque cosa tu facci quando ti prendi troppo sul serio, rischi di essere il tuo personaggio e non la maschera portatrice del valore che noi abbiamo.
SPEAKER_06Ultima cosa che è la domanda con cui chiudiamo sempre le nostre interviste: per te peggio da gestire: ansia, tristezza o rabbia?
SPEAKER_02No, sono meravigliose tutte. Sono meravigliose tutte perché normalmente vengono sempre accompagnate da una cosa che contieni molto, per cui sono alleate e nemiche, compagni di gioco e coach, Lansia un campanile dallarma, e quindi quando mi sale mi sta dicendo che io non sto facendo qualcosa di importante. E quindi comincio a pensare. La rabbia è il mio torno conto. Nel momento in cui mi parte la rabbia, perché chi sta relazionando con me mi fa nascere la domanda: ma che cazzo stai dicendo? La tristezza è una compagna. Io che vengo dalla scuola milanese. Non è proprio lei, ma sua cugina di primo grado che è la malinconia. La tristezza a volte è una ottima compagna di vita, soprattutto quando riferite a qualcuno a qualcosa che ti manca, e a volte nella vita, le mancanze fanno parte del tuo percorso.
SPEAKER_06Germano Lanzoni, grazie per essere stato con noi e ovviamente buona risata e buon milanese.
SPEAKER_02Ciao! Mi raccomando, ho fatto un sacco di pipponi inutili. La vita è una tragedia. Sta a noi a farla diventare commedia.
Procrastinazione Come Evitamento
SPEAKER_06Trucchi del mestiere. Oggi ti voglio parlare di procrastinazione e scelte. Spesso non si tratta di pigrizia. Questa è una cosa che i pazienti dicono sempre autocolpevolizzandosi come se procrastinare fosse una cosa da brutti e cattivi, un difetto o magari appunto una forma di pigrizia grave. In realtà molto spesso è un evitamento del disagio, un evitamento dell'ansia. Allora eccoti tre esercizi per provare a metterci una pezza. Utilizzeremo una matrice per vedere chiaramente cosa ti avvicina e cosa ti allontana. Utilizzeremo la tecnica del 5% per partire senza fatica e poi anche la decisione sperimentale per uscire dal blocco tra due opzioni, cioè quando sei indeciso e sei a un bivio. Allora il primo esercizio si chiama matrice. Ci vogliono quattro quadranti, per cui prendi un foglio, disegna una croce in mezzo, dividendo il foglio in quattro quadranti. In alto scrivi cose importanti, in basso scrivi cose che temo. A sinistra scrivi lontano, a destra scrivi vicino. Adesso devi compilarlo in questo modo: in alto a destra andranno le azioni che ti avvicinano a ciò che conta per te nella vita, in alto a sinistra, le azioni che ti allontanano dalle cose che contano per te nella vita. Poi in basso i pensieri e le sensazioni difficili che scatenano l'evitamento. Infine scegli una sola azione di quelle che ci sono in alto a destra che puoi fare in meno di dieci minuti. Non deve essere un'azione perfetta o l'azione della tua vita o quello che ti svolta. Deve essere un'azione reale. La motivazione arriva dopo che ti muovi. La voglia arriva dopo che hai iniziato. Se aspettiamo che ci sia voglia e motivazione prima, non faremo mai niente. Secondo esercizio: la tecnica del 5%. Scegliti un compito di quelli tipici che rimandi sempre e fatti questa domanda chiave: qual è il 5%, la frazione minima che posso fare adesso di quel compito? Non devi iniziare bene nel momento giusto, con tutti i crismi, col vento a favore, vestito bene quando sei tranquillo. No, inizia e basta, e fai questo 5%. Ok? Quindi, che ne so, apri il file e scrivi il titolo. Oppure metti fuori i vestiti, o leggi una pagina, o fai tre punti elenco. Insomma, fai il 5% di quello che dovresti fare. Fallo per 5 minuti. Poi fai una pausa di cinque minuti o ti ascolti un po' di musica, e poi nota che cosa ti succede. Di nuovo, la motivazione arriva dopo che hai cominciato. Terzo esercizio, quello per il bivio, la decisione sperimentale. Quante volte ti capita magari di essere bloccato tra due opzioni? La mente vorrebbe certezza, no? E questo è il tarlo di chi dubita. Se non sono sicuro, non faccio, quindi cerco prove per essere sicuro. Quindi aspetto, quindi ci ripenso, quindi faccio domande. Ma vogliamo fare un test? Non vogliamo emettere una sentenza. Quindi opzione A, opzione B e per ciascuna delle due proviamo a fare un test di 48 ore che mi dia informazioni reali. Che ne so, una mail esplorativa o 20 minuti di prova di un certo tipo di comportamento, magari una conversazione, insomma, un passo piccolo. Scegli un test, metti lì il giorno e l'ora, e naturalmente questo test sarà proprio come un test scientifico. Vale a dire che tu a quel giorno o a quell'ora diventi uno scienziato che fa questo test, che fa questa prova, che fa questa verifica, ti metti lì e per 48 ore provi quell'opzione, o provi quell'opzione nella maniera più vicina alla realtà, nella maniera, diciamo, più simulata di quell'opzione. Mettiamo che l'opzione sia che devi firmare un contratto oppure no, proviamo a fare 48 ore come se avessi firmato il contratto, perché ovviamente non puoi firmare un contratto e poi recedere 48 ore dopo, questo è naturale. Quindi è un test scientifico, va bene? Ricordati che la chiarezza nasce dall'azione, non dal rimoginio. Perché il dubbio è così per definizione, non è un problema. Quindi più hai un dubbio, più ci pensi, più il dubbio rimane, anzi, si rimpolpa, diventa assolutamente grande, diventa profondo, diventa articolato. Quindi non devi uscire dal dubbio pensando al dubbio, ma devi provare a uscire dal dubbio, dirimendolo, con delle azioni. Ora, se vuoi un mantra pratico, per chiudere gli esercizi di questa puntata, devi provare a dirti non devo sentirmi pronto, non devo sentirmi al meglio, devo solo iniziare con una piccola cosa. E così un 5% oggi, te lo posso garantire, vale più di un 100% immaginato, millennio.
Punteggiatura Che Scompare Online
SPEAKER_06Per parlare di generazioni, di novità, di tendenze, come sempre, eccoci con Davide Burchellaro, responsabile di gente.it ciao Davide, ben ritrovato.
SPEAKER_04Ciao a tutti, grazie, eccomi qua.
SPEAKER_06Eccomi qua, e dopo, eccomi qua, c'è sicuramente un punto. Ciao a tutti, virgola, grazie, punto. Eccomi qua, punto perché lo dico? Perché non c'è più sta roba qui. Prima c'è stata proprio come dire la fine, la fine della punteggiatura, l'estinzione della punteggiatura grazie alla messaggistica. Una volta aveva un senso perché c'erano gli sms, dovevi stare entro io? 160 caratteri, e poi pagavi. E quindi abbiamo imparato a scrivere come dei codici fiscali. Adesso lo facciamo per brevità e lo facciamo perché. Anche le caption e i sottotitoli dei video, se ci fate caso, non ci sono quasi mai maiuscole, minuscole, la punteggiatura, non c'è niente. Il ritmo della caption segue il ritmo del parlato e non c'è più bisogno di mettere un segno di interpunzione, e soprattutto alcuni segni di interpunzione sono più sfigati di altri, se non se li ricorda più nessuno la virgola, vabbè, dai, ci sta. Il punto, perché prima o poi bisognerà andare a capo o finirla sta benedetta frase, ma il punto è virgola: cioè il punto è virgola, eccolo.
SPEAKER_04Il punto e virgola è fondamentale nella cultura e nella società, in realtà perché è una grande metafora. Adesso è morto, nel senso che già prima non stava particolarmente bene, perché negli ultimi tempi, soprattutto, come hai giustamente sottolineato, è stato abbastanza maltrattato e proprio in maniera pesante, anche perché la gente non sa quando usarlo. La verità è questa: perché in realtà la società è cambiata, e quindi la società è più fatta a scatti: meno coordinate, meno subordinate quando parli, e quindi e quindi anche nella vita è così, no? Tuttavia, ecco, se prendiamo alcuni esempi insomma di scrittori che nel Novecento l'hanno veramente massacrato. Possiamo vedere che, per esempio, c'è, non lo so, uno scrittore come Vonegut, che l'ha dichiarato addirittura un parassita, ha detto che non andava più usato, perché una sorta di una sorta di ermafrodita che non serve a niente e che è lì soltanto rompe il coglione. Scusate la parola, e così anche altri hanno fatto, ma lo stesso Hemingway non è che fosse un grande stimatore. C'è addirittura chi lo considerava una specie di essere inferiore addirittura, come adesso lo scrittore mi sfugge, ma comunque sia ineluttabile che questo sia avvenuto perché veramente è stato molto, molto deligrato, ed è arrivato al momento della fine: tant'è che appunto l'unico futuro che gli si prospetta, come dicevi giustamente tu, è chiudersi nella gabbia degli emoti con fare la figura dell'occhiolino, perché l'unica cosa che può fare a questo punto non è che c'è molto altro. Però è un peccato perché in realtà è un segno capace di aggiungere molte sfumature al senso di una frase. Tuttavia, una società che è divisa, è una società che adesso ha scritto il linguaggio dell'affronto dove tutto è bianco e nero, dove non ci sono chiaro oscuri, dove il dubbio non è più lecito, è chiaro che altre volte è stato sul punto di scomparire, diciamo, nel secolo scorso, però poi alla fine è sempre stato più o meno accettato, perché essendo comunque un segno gentile, l'hanno lasciato lì è stato lasciato lì un po' come dire nel suo brodo.
SPEAKER_06Faccio una riflessione su questa metafora. Allora non è vero che è una società priva di dubbi, è una società piena di dubbi, ma priva di opzioni. Cioè, quello che succede è che di fatto le persone fanno delle affermazioni mettendo dei punti piuttosto che coordinando con delle e o delle virgole infinite, ma sono delle finte certezze. Mentre prima avere dei due punti e una serie di opzioni così intervallate da degli eleganti punti virgola, ti poteva prospettare una scelta da fare o delle alternative più o meno allettanti, non mi piace questa finta certezza che tutti fanno all'americana l'affermazione o yeah, ma poi alla fine sono tutti lì con tantissimi punti interrogativi.
SPEAKER_04Questo senza dubbio, questo senza dubbio, ma nel modo in cui poi noi ci rappresentiamo nella comunicazione, al di là che è diverso poi da quello che siamo, poi veramente come sottolinei tu, però questa sofisticatezza, diciamo così, della comunicazione come il punto e virgola, trova sempre meno spazio, nel New York Times ha scritto: una critica letteraria, ha scritto una cosa abbastanza significativa, ha paragonato il testo di oggi al partito cardico. Cioè il ritmo, cadenza, le frasi si devono costruire, passare, spezzare, eccetera. E sempre meno invece si devono piegare o essere un po' resilienti in qualche modo, e questa è una sorta di polarizzazione. Proprio delle chiacchiere, che non sentirebbe neanche del punto di vista, e poi c'è lo scontro, no? Quindi ogni cosa lo scontro trova la sua massima manifestazione in questo momento proprio in rete, e quindi, in qualche maniera, quello che dici tu che i dubbi esistono, però in realtà si cercano delle facili strade per avere delle certezze, è un po' quello che era successo negli anni 90 con il calcio, che, però, in realtà adesso sono più virulenti, sono più cattive e hai cominciato un po' tutto con la prima campagna elettorale di Trump, qualcuno dice: 'And secondo me, è un insieme di tanti fattori, non so come la vedi tu, sicuramente, Donald Trump non è uno da punte virgola, ecco, se dobbiamo fare delle personalità.' Neanche da sfumature, però, su di lui metterei dei puntini di sospensione. La semplificazione del pensiero è vigile. Lo vediamo anche in tutte le varie sigle contratte, pro life, pro source pro Vax e tutte queste robe qua. C'era una punteggiatura che si adegua proprio alle lacerazioni in qualche modo.
SPEAKER_06Mi sento laceratissimo, anche un po' per il dispiacere dell'assenza del punte virgola. Però ti ringrazio per aver proposto questo tema, che secondo me è stato uno dei più interessanti. Davide Burchiellaro, avremmo perso l'85% degli ascoltatori che non ha mai usato un puntegola, ma in memoria di questo segno di interpunzione, ti saluto e ci risentiamo alla prossima.
SPEAKER_04E anche io vi saluto. Ciao, alla prossima.
Contatto Fisico Tra Cura E Controllo
SPEAKER_06La letteratura scientifica. Parlare di contatto è sicuramente delicato perché per alcuni è nutrimento, per altri è un punto dolente, per altri ancora è stato un luogo di controllo. Ma proprio per questo vale la pena guardare cosa sta emergendo dalla ricerca scientifica in questo periodo. Un primo studio suggerisce che nelle coppie conta molto la compatibilità sul contatto fisico, ma non nel senso superficiale. La variabile chiave sembra essere il comfort condiviso rispetto all'affetto fisico. Quando entrambi vivono la vicinanza come sicura, il benessere è migliore. E un dettaglio importante è che il contatto privato sembra pesare più delle dimostrazioni pubbliche. Poi c'è un lato oscuro: una ricerca esplora quando il contatto intimo non è segno di affetto, ma una sorta di strumento di controllo. Questo non significa diffidare del contatto, ma riconoscere che la stessa azione può avere funzioni diverse a seconda della dinamica, cura o potere. Infine uno studio sulle relazioni con alta passione ma bassa intimità e impegno trova un'associazione con livelli più alti di aggressione psicologica e comportamenti di controllo rispetto a relazioni più compagnevoli, diciamo. È un promemoria, l'intensità non è automaticamente qualità. La passione può essere bellissima, ma senza senso di sicurezza e senza rispetto può diventare instabile o destabilizzante.
Digital Death E App Sei Morto
SPEAKER_03Futuro prossimo, Gianluca Riccio, ci sta ancora?
SPEAKER_06Siamo sicuri che ci stai ancora? Sì? Gianluca?
SPEAKER_00Adesso dovrei farti aspettare un po' per la suspense.
SPEAKER_06Esatto, esatto. Perché non si sa mai, non si sa mai, stai a una certa età, insomma, comunque. È chiaro. Esatto, senti un colpo che faccio? Sì, fatti un colpo, fatti un colpo. Se sei dei corpi morti intorno, viene un colpo più secco. Perché quest'oggi c'è un tema che mi affascina molto: che è la digital death, vale a dire il come sta cambiando il concetto e il mondo della morte con il cambiare delle nostre abitudini, delle nostre tecnologie. Perché non so se ve ne siete accorti, ma non c'è nemmeno più la libertà di morire. Perché o continui a vivere perché c'è un AI che continua a pubblicare per te, o i tuoi contenuti digitali post-mortem diventano oggetto di lotte giuridiche perché bisogna capire come gestirli, chi li gestisce, se devono essere distrutti, chissà che cosa. E poi in ogni caso bisogna anche vedere se tu, proprio tu che mi stai ascoltando, esisti ancora oppure se tutta la tecnologia che ti porti addosso e che assiste alla tua vita, un giorno ti trova lì, esanime e non sa come comportarsi. E proprio per questo, Gianluca.
SPEAKER_00In Cina c'è un'app che da mesi spopola, già anche il fatto di spopolare mi fa ridere. L'app più scaricata proprio in Cina, Alessandro, ti assicuro, negli ultimi mesi si chiama Sei Morto? Proprio una domanda secca, non puoi non rispondere, a meno che comunque non sto scherzando, è un'app di sicurezza, ecco, chiamiamola così: un'app di sicurezza per quelli che vivono da soli costa meno di un euro. Quindi, insomma, adesso non è che si muore per un euro. Chiede un check-in ogni 48 ore, perché è molto semplice quest'app. Io l'ho già sintetizzata nel suo nome, ogni 48 ore, quest'app ti manda un cicalino sullo smartphone e ti dice sei morto. Una domanda niente affatto scontata.
SPEAKER_05Prima sostanzialmente dovevi scrollarti di dosso, le mamme, le fidanzate, tutti quelli, ma sei arrivato, ma sei arrivato, fai mangiato, esatto, sei arrivato, sei coperto, c'è freddo, c'è caldo. Adesso c'è anche l'app che me lo dice che bello! Che meraviglia!
SPEAKER_00Diciamo che è un'app che salta tutte le intermediazioni, non se hai mangiato, se dormito, sei morto direttamente.
SPEAKER_05Quindi, se tu ti dimentichi di rispondere alla notifica, sei morto è automatico.
SPEAKER_00È morto, e quest'app avvisa un contatto di emergenza. Quindi mangia e non puoi dimenticare di rispondere.
SPEAKER_06Che poi è sempre quella di prima: c'è sempre la mamma, sempre la finestra e la moglie. Quindi non te lo chiede più lei, te lo chiede l'app e poi avvisa lei.
SPEAKER_00È meravigliosa. Esatto. Decine di migliaia di utenti attivi sulle classifiche dell'app store americano, su quello di Singapore, Hong Kong in Australia. Quest'app dal nome cinese che non pronuncerò neanche sotto tortura, è stata creata da tre ragazzi da meno di 30 anni con meno di 150 euro di budget. È stato lanciato maggio scorso, pochissimo, tanto che ci vuole chiedere se uno è morto, mi dico. Però vabbè, comunque il budget è poco. Il senso qual è? Quello di raggiungere un bacino potenziale di 200 milioni di persone che vivono sole in Cina. In Italia, pure, non è che è messa tanto meglio. I numeri assoluti sono naturalmente più bassi, ma c'è una percentuale di persone che vivono sole anche nel nostro paese. Ma alla fine a che cosa serve questa app veramente?
SPEAKER_06Questo potresti dirmelo tu, che sei che fai il tuo lavoro, e quindi serve a farci leggere una società che è sempre più stratificata su persone sole e che in un modo o nell'altro vivono un nuovo tipo di allarme sociale. Ma c'è anche un'altra riflessione da fare. Scusa, come la potremmo chiamare in napoletano, un'app così?
SPEAKER_00Ma noi non la chiameremmo, noi faremmo dei gesti che non posso adesso descriverti in podcast. Tu sei comunque a che fare con un uomo del secolo scorso, non so, non hai messi morto. Oppure chi è morto se si parla insomma di un familiare, questo me l'hai fatto lì. Insomma, l'ho detto.
SPEAKER_06Potrebbe essere, perché stavo pensando che alla fine, più che grandi insegnamenti di matrice sociologica, il vero insegnamento è che tu fai un'app, la fai pagare un euro. Tutti quelli che un po' hanno lì quegli scongiuri dell'altro secolo che indicavi tu prima, e tutti quelli che invece vivono veramente da soli, come quelli del nuovo secolo, pagano un euro, hanno questa cosa e tu, intanto, scongiuro o non scongiuro, moltiplichi per qualche decina di migliaia.
SPEAKER_00Non c'è dubbio, non c'è dubbio, perché poi la riflessione che è venuta a me è un'altra: cioè al di là della paura specifica, sembra che la paura in se stessa non sia poi quella di vivere da soli, perché vivere da soli se fosse un problema grave, non sarebbe diffuso così tanto. Forse, la paura è quella di morire da soli senza che qualcuno possa intervenire. Mi chiedo, però, questa è una richiesta totalmente diciamo, profana, forse è una via di mezzo, morire da soli, voglio dire, alla fine, sei morto.
SPEAKER_06È la via di mezzo, esatto, la via di mezzo è che, ma se non stai tanto bene, però a quel punto se non stai tanto bene, devi proprio beccare il momento in cui ti arriva la notifica e non rispondere alla notifica. Ecco, quindi chi lo sa, forse è una cosa irrazionale, forse è un tentativo di poter dire c'è sempre qualcuno anche per me, mentre in realtà non c'è. Chi lo sa? Però è interessante.
SPEAKER_00Potrebbe esatto.
SPEAKER_06Ma è scaricabile negli storie italiani, è scaricabile?
SPEAKER_00Io l'ho cercata, te lo giuro, sempre per un mio amico che si chiama Gigi: non per me, ma per curiosità professionale, fondamentalmente. Poi mi sono chiesto da solo, insomma, ero morto. Mi sono dato una risposta come Marzurlo, e quindi, non trovandola sullo store, non ho hackerato il telefono per cercarla spasmodicamente. Volevo riprendere la mia riflessione da una questione: è una questione relativa alla gestione della solitudine che tu menzionavi prima, perché noi parlavamo della Cina, però, alla fine il fenomeno non è solo cinese. Per esempio, questa è una notizia che ho dato tempo fa: il Giappone nel 2021 ha nominato il primo ministro della solitudine al mondo, si chiama Tetsushi Sakamoto. Sembra proprio una parodia, ma è vero, puoi verificare. E il suo obiettivo era quello di contrastare l'aumento dei suicidi, soprattutto femminili, che nel 2021, complice immagino, anche la pandemia, sono aumentati del 70% in un anno in Giappone, che sembra un numero iperbolico, e l'isolamento sociale. La Gran Bretagna ha già seguito una strada simile, anche senza un ministero, quindi l'isolamento di chi vive da solo è considerato un fattore di rischio sanitario attualmente. Chi fa app del genere anche con un budget molto basso, immagino faccia analisi di mercato, per cui in effetti il problema nasce da qui. Queste soluzioni tecnologiche nascono da qui, come ad esempio i sensori sui frigoriferi che rilevano il mancato utilizzo, per cui se il frigorifero non viene aperto per qualche giorno arriva all'app e ti dice sei morto. La telecamera di casa della sorveglianza se non vede movimenti in casa sei morto. I robot sociali che si stanno diffondendo in Cina, sono come degli animali domestici, però non sono animali. Sono dei robot attualmente sono diffusi per anziani con demenza che chiedono sei morto. Sembra che in futuro tutti ci chiederanno se siamo morti. Questo ci dice molto sulla vita, effettivamente, su come viviamo.
SPEAKER_06E anche sul fatto che non siamo più liberi di morire in santa pace.
SPEAKER_00Sì, sì, sì, sì, non c'è privacy nemmeno in questa. E la polemica c'è in Cina. Alcuni utenti dicono che è troppo cupa un'app del genere. C'è un giornalista molto famoso in Cina che si chiama Jusy Jin, che diceva ai ragazzi che hanno creato quest'app: cambiate questa formula, dite sei vivo anziché essere morto, perché sarebbe più confortante per gli anziani. Io veramente non so un'app del genere diffusa tra gli anziani napoletani che reazioni potrebbe generare. Penso che ci sarebbe poi un problema di gestione sociale, di rivolte sociale, perché se mi chiede continuamente se sono morto a un certo punto. La domanda resta: ecco, la privacy che dicevi tu? Chi controlla queste informazioni sui contatti di emergenza, come vengono trasmesse le notifiche ai parenti. Adesso i tre fondatori stanno lavorando a una versione per anziani con un'interfaccia più semplice, con delle notifiche diverse, cercano degli investitori disposti a comprare il 10% di questa azienda.
SPEAKER_06Poi c'è sempre un elemento paradossale. C'è sempre un elemento paradossale con cui ti saluto, ma ti prego di riflettere nei tuoi momenti più di solitudine mentre stai rispondendo alla versione hachiarata dell'app. Cioè, ma se tu sei morto e parte una notifica, arriva un parente che nel frattempo è morto e gli è partita una notifica che arriva un altro parente e così via. Ci sarà un'app che risolve la questione?
SPEAKER_00La risposta, amore mio, diceva Alessandro Bono, la buon anima in quella canzone, è nascosta nel vento. Penso che si rimpallerebbero e che consumerebbero tutta l'energia del pianeta. Mi piace vederla così poeticamente. A quel punto, la domanda sei morto? Verrebbe estesa a tutta la popolazione mondiale.
SPEAKER_06E ringraziamo naturalmente Gianlucariccio. Ciao ciao a tutti.
Buone Notizie E Saluti
SPEAKER_06È le notizie. Questo è lo spazio, come al solito, di alcune notizie tratte dal mondo della medicina, della ricerca, ma anche della natura, perché no dell'architettura, per capire in che direzioni si sta muovendo il mondo. Il primo di questi piccoli spazi dedicati alle notizie nuove lo dedichiamo all'oncologia, che sta spostando terapie avanzate verso stadi più precoci, dove possono diventare anche curative. E così un primo trial ha mostrato che un anticorpo farmaco coniugato, che si chiama NER2, ha ridotto in modo importante il rischio di recidiva o di morte rispetto a terapie standard in un setting di carcinoma mammario AR2 positivo in fase iniziale. Cosa ci interessa? La direzione. Vale a dire che usare precisione invece di chemioterapia generalista può colpire meglio il tumore e potenzialmente ridurre gli effetti collaterali. Seconda notizia: i coralli soffrono, ma la ricerca non sta ferma. L'istituto Cordup ha annunciato 16 progetti finanziati con un milione e mezzo di dollari per spingere soluzioni innovative di restauro, nuove tecniche di allevamento del corallo, selezione di ceppi più resistenti al calore, strumenti per interventi locali rapidi. La parte incoraggiante è che si lavora su più fronti, dalla scienza di base alle applicazioni nelle comunità costiere, e questo serve naturalmente per proteggere i coralli, perché a loro volta i reef proteggono le coste, sostengono pesca e turismo e sono un termometro della salute oceanica. Terza notizia, una città piccola che fa da laboratorio. Vale, nel Colorado, sta sperimentando una piattaforma di smart city con intelligenza artificiale che analizza flussi video e dati meteo per individuare segnali precoci di incendio come fumo o fulmini e per aiutare a prioritizzare le risposte. È una buona notizia perché porta l'intelligenza artificiale fuori dal marketing ed entro un servizio pubblico reale e concreto che fa prevenzione e ottimizza i tempi di risposta.
SPEAKER_01Era Relief, il podcast.
SPEAKER_06Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido per le emergenze emotive di tutti i giorni.
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