Relief: il podcast.
Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido dedicato alle emergenze emotive e al benessere quotidiano. Ha sede a Milano e funziona dal vivo in metropolitana (MM5, fermata Isola) e on line su www.reliefpsicologico.it.
Questo podcast racchiude storie di persone, consigli psicologici pratici e tecnici per affrontare meglio la vita di tutti i giorni, letteratura scientifica, consigli di lettura e buone notizie.
Conduce Alessandro Calderoni, psicologo e psicoterapeuta, ideatore del servizio, già voce a RMC e Virgin Radio.
Relief: il podcast.
#6-7 Arte ed emozioni in forma - Ospite: Paola Epifani (Rabarama)
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Un corpo decorato può dire ciò che le parole non arrivano a delineare, e a volte può anche salvarci. Ospitiamo Paola Epifani, meglio nota come Rabarama, per entrare nel suo laboratorio emotivo: argilla, simboli, pattern e “mappe” sulla pelle come confessionale silenzioso dove traumi, intuizioni e ferite trovano una forma. Attraverso le sue sculture e le sue parole, parliamo di vulnerabilità senza romanticismi, di lutto che resta vivo, e di quel momento in cui un’emozione, quando finalmente prende corpo, smette di possederci del tutto.
Da lì allarghiamo il discorso alla psicologia pratica: tre strumenti semplici e usabili subito per costruire abitudini e gestire gli impulsi. Usiamo la frase “se allora” per creare automatismi, scegliamo un rinforzo coerente che non diventi autosabotaggio, e proviamo l’Urge Surfing per osservare l’urgenza come un’onda nel corpo prima di decidere cosa fare nei prossimi cinque minuti. Meno forza di volontà, più progettazione intelligente e scelte allineate ai valori.
Poi cambiamo registro senza perdere profondità: perché con Davide Burchiellaro capiremo come mai il true crime ci attira così tanto e quali funzioni emotive svolge, e con Gianluca Riccio che cosa succede quando la politica prova a limitare la pubblicità di junk food prima delle 21, tra buone intenzioni e falle pratiche.
Le ricerche della settimana puntano su memoria e neurosincronia nelle coppie. Infine troveremo tre belle notizie su vaccini mRNA e fiducia nei dati, tecnologia civica contro gli incendi e biodiversità salvata da una piccola modifica delle abitudini.
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intro
SPEAKER_01Relief, il podcast Psicologia pratica e gestione delle emozioni, con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni.
SPEAKER_02In collaborazione con gente.it.
intervista a Paola Epifani (Rabarama)
SPEAKER_04Ancora una volta rieccoci con una nuova puntata di Relief, dove l'ospite questa volta è Paola Epifani, meglio nota come Rabarama, la scultrice, che ci racconta come il corpo decorato nelle sue sculture nasca da una vera e propria necessità emotiva e catartica. Paola ci parla anche delle sue vulnerabilità e riflette su cambiamento, ansia, tristezza e rabbia. Poi arrivano i tre trucchi del mestiere, tre esercizi che questa volta riguardano le abitudini, la frase Se allora per creare automatismi, un rinforzo coerente e non sabotante dopo l'azione, e il cosiddetto Urge Surfing per osservare l'impulso come un'onda prima di scegliere cosa fare. Nello spazio Millennials con Davide Burchellaro parleremo di True Crime e della sua attrazione, soprattutto tra l'altro tra le donne, con funzioni emotive e rischi culturali. E invece Gianluca Riccio, protagonista dello spazio Futuro Prossimo, parlerà con noi del divieto nel Regno Unito di pubblicità di Junk Food prima delle 21 e anche delle falle di questa trovata. Citeremo ricerche sulla dimenticanza contagiosa nelle coppie, sulla cosiddetta neurosincroni e sul benessere legato all'inizio delle relazioni. Tre belle notizie invece su uno studio francese che riguarda i vaccini mRNA e mortalità, un ring firewatch per incendi, un sistema di monitoraggio che utilizza le normali telecamerine per capire se, dove, come e quando sta partendo un incendio, e il recupero di una farfalla specifica nel gallet grazie a delle siepi che vengono gestite a rotazione. Cominciamo. Il caso, ospite di questa puntata di Relief è Paola Epifani, meglio nota come Rabarama scultrice. Benvenuta Paola, grazie per essere qui con noi.
SPEAKER_02Ciao Alessandro, grazie, grazie per l'invito. Ed è un grandissimo onore per me essere qui con voi oggi.
SPEAKER_04È un onore e un piacere per me, che tra l'altro sono proprio un tuo fan sotto il punto di vista della produzione delle sculture e delle tue figure che pongono un sacco di domande. E poiché, come sai, noi ci occupiamo di emozioni, di regolazione delle emozioni, ho pensato che sarebbe stato bellissimo fare una chiacchierata con te. A parte che invito tutti coloro quali ci ascoltano e che non avessero ben presente le tue opere, di andarle a googolare per vedere queste meraviglie e anche appunto le domande e le affermazioni che pongono. Ma in generale, spesso al centro della tua opera c'è il corpo umano decorato con simboli, con forme, con incisioni di diversa natura. Ecco, questo linguaggio visivo com'è nato? Tanto per spiegare proprio l'ABC della tua poetica?
SPEAKER_02Certo, allora il corpo in realtà per me è sempre stato un territorio sacro e il luogo veramente dove tutto accade prima ancora di diventare parola. Quindi è una sorta di contenitore di emozioni, di traumi, di intuizioni, sogni, ferite, cioè tutto quello che ci accade emotivamente e interiormente. Questo linguaggio fatto di simboli e incisioni non è nato da una scelta in realtà estetica, ma da una necessità. Io fin da piccola ho sentito un forte disagio nel vivere in un mondo che in realtà non mi rispecchiava, il mondo che mi circondava. E così ho creato questo mio spazio, un mondo simbolico che fosse una sorta di porto sicuro, una rete di salvataggio, diciamo così, il luogo dove potevo raccontare ciò che sentivo e trasformare le negatività così in qualcosa che assomigliasse alla bellezza interiore. Quindi i corpi delle mie sculture sono diventati questo: un punto di incontro, un dialogo nascosto, dire quasi un confessionale silenzioso dove lasciare andare le ferite, i traumi, i tesi della vita, e trasformarli in qualcosa che potesse servire ovviamente non solo a me, ma anche a chi vive lo stesso senso di disorientamento, e quindi simboli, i pattern, le mappe sulla pelle sono la traccia di questo processo e sono il linguaggio, una sorta di linguaggio emotivo, un codice che traduce e ci attraversa.
SPEAKER_04Tu, mentre le realizzi queste opere, come vivi emotivamente il processo?
SPEAKER_02Guarda, la materia per me è veramente un tramite, è qualcosa che accoglie ciò che dentro in realtà resta in forme, quindi le emozioni, i ricordi, le fragilità. Quando la tocco, in realtà succede qualcosa, è come se la materia diventasse un'estensione del mio mondo interiore, quello che mi attraversa anche le parti più difficili, trovano finalmente una forma, è una sorta di processo catartico, a volte più dolce, più sereno, a volte più duro, ma sempre assolutamente vero. Cioè, io senza emozioni non riesco a lavorare e ho bisogno sempre di dire qualcosa. La materia, c'è trovare un senso alle cose. E la materia mi permette di guardare dentro senza perdermi. Mi rimette in ordine i frammenti, diciamo, sai che le mie sculture sono tutte scomposte, rappresentano il nostro DNA, le nostre cellule, e quindi impasoli, l'idirate, e mi restituisce così quello che in realtà non riuscivo a pronunciare. E così le mie opere diventano inevitabilmente il riflesso delle mie emozioni più profonde. Quando la forma arriva, capisco una cosa: quell'emozione non mi appartiene più del tutto, ma ho trovato un corpo dove abitare. E questo per me è sempre un atto di grande liberazione.
SPEAKER_04Ecco, una domanda duplice, mi viene in mente: qual è la materia che è più utile in questo processo espressivo e qual è invece l'emozione più difficile da rendere materia?
SPEAKER_02Guarda, io tutti i miei prototipi li eseguo in argilla, perché nasco da mamma ceramista e papà scultore, quindi sono cresciuta diciamo, con questa materia che è molto diretta, cioè l'emozione, è l'emozione più difficile da portare nella materia, è stata la vulnerabilità, non quella dolce e femminile, quella che ti lascia veramente senza pelle, quella che in realtà non scegli, quella che quando arriva la vita disprezza, la ferita, praticamente, la ferita, esatto, la mia vulnerabilità, ma penso che abbia preso davvero forma anche nelle mie opere quando ho perso il mio compagno, e lui non era ovviamente solo il mio grande amore, era anche il mio gallerista, il mio talent scout, la persona che più di tutti vedeva la mia arte ancora prima che la vedessi. Però lui mi diceva sempre una cosa: Paola, l'arte ti salverà sempre. È stata l'arte realmente, è stata l'arte a farmi attraverso il dolor when I sapevo che parte andare. Era proprio come dare corpo a qualcosa che mi consumava dentro, and inabilità ho iniziato a trasformarmi. Io ho capito that non era la mia debolezza, era il mio passaggio, il luogo in cui potevo rinascere, da cui potevo parlare anche agli altri. Così l'opera in realtà è diventata un professionale e un modo per trasformare la perdita in qualcosa che potesse servire, magari, anche a quelli di chi quel dolore lo conosce bene. Perché io credo che ciò che teniamo, che ciò che temiamo di mostrare è spesso ciò che ha bisogno di essere guarito, insomma, e che può guarire se lo tiriamo fuori di quanto tempo è passato da quel giorno? Sono passati addirittura 15 anni, però è una ferita vivissima, e anche perché cade a Natale per cui è impossibile? Non sensibilizzarsi queste anno, e quindi, insomma, diciamo che il primo anno vivevo proprio su un altro piano, però, veramente l'arte è stata catartica. Ogni frammento della mia vita io lo ritrovo nelle mie sculture e lo riconosco, e quindi mi fa da memoria anche.
SPEAKER_04Ecco, le tue sculture, tra l'altro, comunicano proprio quasi di per sé riflessione o autoriflessione, sospensione, quasi ricerca. Ecco, è come se tutto fosse rivolto nella percezione profana di chi guarda e fruisce poi dell'opera, è come se tutto fosse rivolto a cercare qualcosa dentro che produca trasformazione. Cos'è per te il cambiamento?
SPEAKER_02A me il cambiamento è un luogo e non è né un risultato né una meta, ma una soglia di spesa, quel momento fragile in cui non siamo più ciò che eravamo, ma non siamo ancora ciò che stiamo diventando. E quindi io credo che le posture delle mie figure nascono proprio da questo spazio intermedio. Sono corpi che ascoltano, che si raccolgono, che si interrogano, corpi che cercano un equilibrio mentre qualcosa si muove dentro e mentre qualcosa nel mondo cambia attorno. E penso che il cambiamento spaventa perché ci chiede di lasciare andare parti di noi che conoscevamo bene, ma allo stesso tempo ci invita a cogliere le parti nuove, più vere, più mature e quindi più consapevoli. Per me è un processo necessario, una trasformazione sicuramente lenta, a volte dolorosa, a volte più liberatoria, ma sempre generativa. E io penso che proprio in quelle zone di passaggio impariamo a riconoscerci davvero e che troviamo il coraggio di evolvere. Credo che l'arte racconti esattamente questo: il continuo movimento dell'essere umano, il suo tentativo di diventare ogni giorno più vicino alla sua verità. E alla fine, proprio questo dialogo tra memoria e possibilità, ciò che veramente siamo stati e ciò che possiamo ancora essere che ci rende consapevoli e liberi.
SPEAKER_04Ecco, se parliamo di emozioni e arte, guardando opere di altri, qual è un'opera che ti emoziona tantissimo?
SPEAKER_02Guarda, tra le opere degli artisti emoziona profondamente il lavoro di Louise Bourgeois, le sue, cioè quelle stanze intime, inquietanti, per me come dei frammenti di memoria incarnata, e il suo grande ragno, che sicuramente tutti conoscono anche di fronte a Guggenheim. Io sento molto vicino alla mia esperienza di vita, forte e fragile allo stesso tempo, collettivo e vulnerabile, capace di custodire ma anche di ferire. Parla veramente la stessa lingua che sento nella mia poetica. E quando incontro un'opera capace di trasformare una ferita in luce, io mi fermo perché quel tipo di verità diventa universale. In fondo, è questo che cerco nell'arte anch'io: il luogo in cui la memoria e la possibilità si incontrano e ci ricordano chi siamo.
SPEAKER_04Tu nella tua vita hai avuto più problemi con la tristezza, con la rabbia o con l'ansia?
SPEAKER_02Bella domanda questa! Allora sono un'ansiosa cronica, però diciamo che questo ormai ho capito che è proprio qualcosa che insito dentro di me e non nasce né da situazioni o da persone, cioè lo sono sempre per qualsiasi. Ormai ho capito che faccio fatica ad averne controllo e arriva come un'onda, mi toglie un po' la lucidità, però, nonostante sia, l'emozione con cui lotto di più mi caratterizza anche molto, e quindi, secondo me, è un valore aggiunto. Tristezza, invece, paradossalmente, la vivo come un'emozione positiva, la malinconia per me è uno spazio sospeso, lento in cui la mente può cercare di dire delle vie d'uscita di pensarsi, di combinarsi, un'emozione in realtà che apre a mio parere, cioè come la vivo io. Mentre la rabbia è un'altra cosa completamente. Riesco a controllarla, gli permetto di non fare dei danni, però devo dire che mi esplode dentro quando mi trovo davanti a dei socclusi, agli abusi di potere, l'indignazione, diciamo: sì, sì, sì, anche perché viviamo in un mondo dove la mancanza di rispetto ormai è all'ordine del giorno. Per cui però ecco, diciamo che la tengo, diciamo, anche questa come positiva perché diventa una spinta, una forza che mi permette di difendere i miei confini.
SPEAKER_04Un'ultima domanda, Paola, ma per un artista è più produttivo essere in equilibrio o essere fuori equilibrio?
SPEAKER_02Allora, l'equilibrio emotivo per me non è uno stato, in realtà è un movimento continuo: ciò che succede dentro di me, tutto quello che arriva da fuori, diciamo nella combinazione, non sempre riesco a trovarlo. Quest'equilibrio, ma fondamentalmente lo trovo comunque produttivo. A volte mi sento centrata, presente, in ascolto, altre volte invece mi perdo e mi disoriento, soprattutto quando percepisco appunto queste energie negative che girano attorno al mio spazio creativo, cioè proprio che entrano nella mia vita, e in realtà è come se entrassero appunto nella mia testa e spostassero l'asse interiore e allora in quei momenti sì, ho bisogno di tornare in me. Il modo più semplice e più vero che è la solitudine. Io amo tantissimo stare da sola, ma una solitudine dolce, quella che vivo con la mia bassottina, Baghette, che mi dico la sua presenza, cioè quando sono molto agitata, proprio me l'appoggio sul petto e il suo coricino, che batte più veloce del mio di solito. Calma i calmi.
SPEAKER_04Allora c'è speranza esatto.
SPEAKER_02Musica sicuramente è un rifugio, e anche una porta che mi permette di uscire dalla mente, che spesso corre troppo quindi bisogna vietarla. E poi proprio il silenzio, cioè il silenzio totale è una cosa che mi dà tantissima, che mi porta in equilibrio e non mi fa paura. Perché posso sentire di nuovo la mia voce interna. Perché per ritrovare il mio centro ho bisogno di svuotare la testa dei rumori esterni, dalle interferenze, dalle energie che non mi appartengono.
SPEAKER_04Certo che i tuoi consigli, i tuoi suggerimenti abbiano fatto piacere un po' a tutti. Paola Epifani, Rabarama, grazie tante per essere stata con noi.
SPEAKER_02Grazie, grazie a voi veramente per questo spazio. Grazie Alessandro.
Millennials
SPEAKER_04Trucchi del mestiere. Oggi parliamo di abitudini, ma non come forza di volontà infinita, come progettazione intelligente più che altro. E come sempre ci sono tre trucchi, cioè tre esercizi per te. Una frase if then, cioè se allora per ridurre un po' la fatica, un rinforzo che non costituisce un sabotaggio, e poi il cosiddetto urge surfing, cioè come attraversare surfando il momento di urgenza, il momento emotivamente più elevato. Questo ci serve per attraversare gli impulsi senza obbedire agli impulsi stessi, che ci sembrano degli ordini, ma in realtà non lo sono. Vediamo il primo esercizio, allora l'abitudine antifatica, quella del se allora. Scegli una sola abitudine che vorresti costruire: un'abitudine pratica, salutare, può essere un'abitudine fisica, un'abitudine mentale o semplicemente un comportamento da introdurre nella tua giornata. Scegliene una. E poi scrivi una frase del tipo se allora, cioè se situazione concreta, allora farò piccola azione. Esempio, se metto sul caffè, allora faccio due minuti di stretching. Serve per generare un automatismo, serve per generare un condizionamento, cioè al verificarsi di una condizione, se ne verifica automaticamente un'altra, perché ho deciso così è una procedura ben nota da tutti gli informatici, perché molto spesso nel codice, nei programmi ci sono degli elementi if then, cioè quando succede la prima cosa, succede la seconda. Quindi di fatto noi dobbiamo istituire una specie di algoritmo di automatismo, perché l'abitudine nient'altro è se non un automatismo. Che funziona proprio così: se situazione uno, allora comportamento 2. Certo, lo possiamo un po' ammorbidire per ridurre l'attrito. Per esempio, che cosa possiamo preparare per così attutire l'impatto dell'automatismo? Magari possiamo mettere le scarpe già lì, possiamo avere una reminder, un'app aperta, ok? E quindi ci possiamo anche facilitare il compito preparandoci l'azione che farà parte dell'automatismo. Quindi, per riprendere l'esempio: se metto sul caffè allora faccio due minuti di stretching. Potrebbe essere che già la sera prima mi metto lì il tappetino piuttosto che le scarpe da ginnastica o la app con il timer. E la mattina dopo, quando metto sul caffe il caffè, faccio i due minuti di stretching. E così, senza pensarci tanto, produco proprio la sequenza automatica. E magari chiudo anche con una piccola frase di incoraggiamento che però costituisce anche una regola interna. La frase potrebbe essere troppo piccolo per fallire. E così freghi quella parte della tua mente che vorrebbe dirti no, non ce la farò, non ho voglia, non di qua, non di là. Perché è una cosa troppo piccola per poter fallire. Secondo esercizio, lo chiamiamo un rinforzo intelligente, è un premio che non costituisce un sabotaggio, no? Perché? Perché come tutti i condizionamenti, le abitudini, quando non hanno un premio, spesso muoiono, cioè si estinguono, per dirla tecnicamente. È un po' come il tuo cagnolino se non gli dai sufficienti premi per, come dire, convincerlo che ha fatto bene a darti la zampa, poi la zampa non te la dà o non te la dà più. Allora prova a scegliere un premio coerente e sostenibile. Per esempio, che ne so, 10 minuti di musica, un bagno caldo, una doccia calda, un buon tè, o magari un episodio della tua serie preferita, una telefonata piacevole. Ecco, ci deve essere un premio che sia ovviamente in linea con te, perché deve premiare te quindi deve piacere a te, e poi ci deve essere un premio fattibile, perché ovviamente non deve essere qualcosa di eccezionalmente fuori dalle righe: tipo: Ah, se faccio questa cosa, che ne so, vado in Indonesia cinque giorni, altrimenti ci sarebbero dei piccoli problemi. Quindi la regola che devi seguire è che ti devi premiare dopo l'azione, non prima, perché il tuo cervello percepisce come un condizionamento il fatto che arrivi dopo la cosa che hai fatto, il premio, in questo modo la sequenza: prima faccio e poi vengo premiato, è proprio una sequenza auto-educativa, perché il cervello capisce che sei stato premiato perché hai fatto quella cosa. E questo istituisce il condizionamento, cioè l'abitudine. Quindi, quando faccio l'azione X mi concedo il premio Y. Non stai barando, non è essere eccezionalmente indulgenti, significa proprio educare il cervello, lo educhi, gli insegni che il tuo impegno, magari a volte anche il tuo sacrificio, porta a qualcosa di proficuo e di buono. E poi abbiamo il terzo esercizio, il surf dell'impulso. Questo è molto molto importante e interessante per i tuoi momenti un pochino più critici, no? Scegli un impulso che ti porta via. Potrebbe essere, che ne so, quel momento in cui poi ti strafoghi di cibo, o il momento in cui ti fumi qualcosa, o il momento in cui assumi un comportamento per l'ennesima volta che sai che non porterà un granché tipo alzi troppo il gomito, o fai l'ennesima telefonata alla persona sbagliata e così via. O anche, per esempio, un comportamento che detesti ma che non riesci a eliminare, come che ne so, la procrastinazione. Allora, quando arriva quel momento lì, il momento in cui senti l'impulso, invece di combatterlo, osserva quell'impulso come se fosse un'onda per due minuti, due minuti d'orologio. Quindi quell'emozione lì, quell'impulso, quella spinta interna ad assumere quel comportamento, la osservi come se fosse un'onda, perché in effetti ha la forma di un'onda, sale dal nulla, arriva al suo apice e poi dopo scende e si estingue? Dov'è nel corpo questo impulso? Mentre sei in quei due minuti e lo osservi come un'onda, dove lo senti nel corpo? E che forma ha? È una forma geometrica specifica? È sotto forma di caldo, sotto forma di pressione, sotto forma di formicolio? Che cosa succede quando senti nel corpo? Quella sensazione. Cresce, resta, si muove, comunque dopo un po' scende, ed è importante che osserviamo che faccia questo movimento. Alla fine scegli che cosa faccio nei prossimi cinque minuti che mi avvicina davvero a quello che conta per me, ai miei valori. Non serve eroismo, è una cosa importante questa da capire. Non è un esercizio o una manovra per cui ci vuole una forza, una resistenza amicidiale. Serve scegliere, e tu sei sempre libero di scegliere. Se vuoi un gesto semplice per iniziare, prendi una sola abitudine e rendila ridicola per una settimana, piccola e ripetuta. E dopo questa settimana, in cui è piccolina e ridicolina, la fai crescere perché intanto si sarà già un po' installata dentro di te. Millennio. Rieccoci a parlare di tendenze inter- transgenerazionali con Davide Burchiellaro, responsabile di gente.it. Ciao Davide, ben ritrovato, ciao a tutti. Allora, quest'oggi vogliamo parlare di true crime. Perché, allora, i gialli e i misteri ci sono sempre piaciuti a tutti, tant'è che chi si occupa di prime pagine e di trend di comunicazione e di regole di base del giornalismo sa che una delle famose S che era la S di sangue, è sempre piaciuta, perché noi animaletti umani siamo terrificantemente attratti da tutto quello che allo stesso tempo ci spaventa, anche. Quindi, più una cosa è misteriosa, trucida, stramba, e più ci fa paura, però ci attrae, come mostra tutto il mondo degli horror, per esempio, o dei film gialli. Ma che cosa poteva superare la grande immaginazione del mistero che, da tantissimo, popolo, la letteratura, cinema e poi anche quelli che una volta si chiamavano telefilm, che adesso sono serie tv? La verità, nel senso che la verità, quando a volte ispira o supera la finzione, diventa il vero oggetto di attenzione e di passione, alzi la mano, chi non si è sciroppato negli ultimi anni, almeno un documentario o una serie o un podcast che ha a che fare col mondo del Trucrime. Corretto detto?
SPEAKER_03È corretto, effettivamente siamo a livello di podcast, siamo al numero uno, cioè il podcast più ascoltati sono assolutamente quelli di True Crime. Altri studi confermano che poi il pubblico è stranamente, o forse non stranamente, come mi dirai tu, composto prevalentemente da donne. E che è stato percepito, è stato studiato questo atteggiamento femminile come possibile utilizzo che si fa di questi contenuti come strumento informativo per la sicurezza personale o per gestire l'ansia esplorando il male da una sorta di distanza di sicurezza in qualche modo.
SPEAKER_04Sì, credo che sia sempre un valore, come si diceva una volta del teatro greco apotropaico, no, cioè vedo una rappresentazione di ciò che mi terrorizza, e questa rappresentazione è talmente ben fatta da essere sovrapponibile al vero, anzi, a ben guardare, è proprio il vero che una volta che mi ci espongo in questo modo, a volte anche morbosamente, è come se esorcitassi quel tipo di paura dentro di me, c'è una delle tante forme che, secondo me, nella nostra esistenza prende la scotomizzazione della paura della morte. È un po' così perché siamo sempre lì.
SPEAKER_03È un po' così perché la paura della morte significa anche paura del crimine, che può portare poi alla morte, e c'è anche, come dire, come hai detto, giustamente, non posso che concordare, non cambia niente dai tempi dei Greci, però, in realtà, quindi, la narrazione ha sempre le sue regole, hanno spesso queste scintille, molto umane, l'ultima l'ultima ricerca, infatti, l'ho conferma ulteriormente anche dopo migliaia di anni, una ricerca del 2025, secondo cui il true crime correla con tratti di personalità specifici, quindi una propensione alla vigilanza difensiva, magari, o per appunto mitigare quella paura che dicevi tu, che è la paura dei crimini, però, c'è anche poi una funzione sociale, che è anche quella, come dire, di adeguarsi socialmente a una sorta di training emotivo, che permette poi di affrontare, che potrebbe permettere di affrontare degli stimoli avversi, infatti, tu ci pensi cosa potrei fare io al posto di questo, al posto dei genitori di quello, o se mi accorgessi che ci sono dei segni che uno può per commettere un crimine, cose di questo tipo: tuttavia, è ovvio anche che un consumo eccessivo, però può andare verso la paranoia, la fiducia, il distorto, insomma, magari anche verso la pericolosità sociale delle persone, questo, ovviamente, in casi estremi. Poi c'è un aspetto più, diciamo, se vogliamo, sociologico, di cultura della vittima: che è come dire, una percezione, l'allarme contro una percezione di una sorta di violenza nichista che è molto alimentata dalle comunità digitali dei fan del programma, dove poi il confine tra indagine, fantasia, memoria storica, glorificazione performativa del crimine diventa sempre un po' alabile. Poi un'industria, un'industria con se pensiamo che un terzo dei documentari Netflix è dedicato al genere, è il podcast, come si diceva al primario di questa tematica, è inevitabile che la ricerca non abbia fatto altro che trovare come in realtà poi, alla fine questa narrazione vada a influenzare anche la percepzione pubblica, che sia sia della giustizia, che delle forze dell'ordine, che della realtà giudiziaria più in generale.
SPEAKER_04Certo, poi bisogna considerare che le persone che fruiscono di questo tipo di genere tendenzialmente ne fruiscono in maniera seriale. Sarà proprio per una questione di tema. Ma è così, molto spesso capitano, per esempio, in seduta a pazienti che hanno la passione del true crime e passano il weekend o le intere serate, da un killer all'altro, da una vicenda all'altra, o spesso anche da un documentario all'altro sul loro killer preferito. È un po' una modalità. Esatto, esatto, fare una specie di binge watching sul mondo del crime.
SPEAKER_03E poi lo vediamo, le conseguenze le vediamo quando andiamo a cena con qualcuno, ovviamente si passa subito immediatamente all'analisi del caso del giorno: è stato quello, non è stato quell'altro, sicuramente colpevolissimo.
SPEAKER_04Ma si pensare a quello che sta succedendo con gli Epstein files, persone che di fatto non hanno la ben che minima cultura politica, magari non riescono neanche a leggere tre righe in inglese, ma tutti che si scaricano sti milioni di file o che fanno ricerche per capire se anche Ginuzzo, il loro vicino di casa, era sulla famosa isola di Epstein. Vabbè, comunque. Questo è un tema a parte, magari lo affronteremo. Mi stavo chiedendo se farti fuori in diretta durante il podcast, in questo modo passeremo direttamente al genere true crime, real true crime, e faremo degli ascolti incredibili. Cosa ne pensi?
La letteratura scientifica
SPEAKER_03Esatto, ma poi come passiamo però a dividere i proventi, ma perché dobbiamo dividerli? È vero, io non ci sono più, hai ragione.
SPEAKER_04Grazie, Davide Borchiellara, ci risentiamo alla prossima.
SPEAKER_03Grazie a voi.
Futuro prossimo
SPEAKER_04La letteratura scientifica. Le relazioni non sono solo stare insieme, sono anche un ambiente cognitivo. Cambiano come ricordiamo, come ci regoliamo, perfino come ci risincronizziamo. Una ricerca parla di un fenomeno affascinante, una sorta di dimenticanza contagiosa che accade all'interno delle coppie. Questo studio suggerisce che i partner romantici possono sincronizzare l'attività cerebrale in modo da potare alcuni dettagli specifici dei ricordi condivisi. Sembra quasi una funzione di ottimizzazione delle risorse, diciamo, tenere la storia comune più coerente e meno piena di frammenti che graffiano. Non è per forza un male, può essere anche un modo per proteggere il legame, ma tutto questo ci ricorda che la memoria non è un vero e proprio archivio, è più che altro una negoziazione. Un'altra ricerca più ampia mostra che la sincronizzazione tra cervelli, quella che viene definita neural synchrony, dipende dal tipo di relazione e anche dal compito. Perfino guardare qualcosa insieme può creare più sincronia di una conversazione, e amici adulti possono sincronizzarsi più di dia di madri figlio in certi contesti. Traduco essere in sintonia non è solo un modo di dire, è anche un fenomeno che cambia realmente col cambiare della situazione. Terzo dato: uno studio sulla soddisfazione di vita suggerisce che il grande boost non è necessariamente il matrimonio in sé, quanto l'inizio della relazione e il momento in cui si va a convivere. In altre parole, ciò che cambia davvero è passare da io a noi in modo concreto. Futuro prossimo. Sono contento di salutare come al solito Gianluca Riccio di FuturoProssimo.it ben ritrovato Gianluca. Ciao Alessandro, ciao a tutti. Ogni tanto qualcuno si accorge nell'ambito dei legislatori in giro per il mondo che c'è qualcosa che fa male, o fa meno bene di quanto si dovrebbe, e quindi tentano di arginare il fenomeno, a volte anche in modo, come dire, strampalato o paradossale, visto che gli stati a volte guadagnano dalle stesse cose che vorrebbero proibire o limitare. Per esempio, nell'ambito del cibo abbiamo visto molti tentativi attraverso nuove regole nell'ambito della pubblicità, nuove regole nell'ambito della vendita, eccetera, eccetera, di arginare il contatto con il cibo spazzatura, almeno per quelle fasce di popolazione che per età o per censo sarebbero più soggette a consumarne. Vediamo, per esempio, un esempio britannico e ci dici anche se funziona o meno.
SPEAKER_01Si tratta, come giustamente detto, dei cibi detti spazzatura, che non sono altro che i cibi troppo zuccherati, per esempio, o i cibi altamente processati, che quindi sono più difficili da digerire e cambiano in qualche modo il nostro metabolismo. Va bene la definizione di cibo spazzatura. Io non sono contrario alla definizione. Per la verità, purtroppo non sono troppo contrario neanche a cibarmi di queste cose, ma è solo un mio problema personale. E non esagero mai, ragazzi, non fatelo a casa. Comunque a Londra, Regno Unito, il mese scorso, finalmente, dopo tre anni di conciliabolo, perché i politici hanno bisogno, diciamo, di consigliarsi molto prima di fare una cosa del genere, hanno vietato la pubblicità di cibo spazzatura prima delle 21 in tv e online completamente sui siti internet di tutto il Regno Unito, non c'è più pubblicità di quella famosa catena che voi conoscete o di quell'altra che conosce, tanto le conoscete tutte, quindi io non le voglio nemmeno nominare.
SPEAKER_04Che però fanno tenerezza fanno tenerezza queste catene, perché adesso, per passare da un lato o dall'altro, o ti invitano lo chef a firmare una cosa che allora non è più spazzatura perché è firmata dallo chef, o ti fanno l'insalatina bio e quindi è tutto così poco spazzatura. Sono intenerito da tutto questo. Scusa, non volevo interrompere.
SPEAKER_01No, figura, tu mi ispiri con l'insalatina bio che hai dei pomodorini rotondi, stranamente, tutti dello stesso diametro, lasciamo fare ai complottisti, conosco la verità. C'è il pomodorino con il diametro uguale, il pomodoro transgenico, che vabbè, no, a parte gli scherzi, c'è tutto il controllo del mondo. Molto spesso è la nostra compulsione che ci spinge a mangiare troppo di questo cibo, ma c'è anche un'ingegnerizzazione spinta. Comunque non voglio addentrarmi troppo, parliamo della legge. Una legge importante, secondo me, se ben fatta, perché impedirebbe parliamo del caso del Regno Unito, 20.000 casi di obesità infantile, che non sono pochi, e porterebbero 2 miliardi di sterline circa in benefici sanitari, cioè in spesa sanitaria in meno che lo Stato dovrebbe fare per curare le persone poi obese. Però c'è un dettaglio: perché il diavolo si nasconde sempre nei dettagli, e qui ho mentito, non c'è un dettaglio, sono parecchi dettagli. Ad esempio, le aziende in questa legge possono ancora pubblicizzare i loro marchi perché non mostrino il prodotto specifico. Quindi quella tale azienda può mostrare i suoi archi dorati, ma non può mostrare il panino. Quell'altra azienda può far vedere il suo logo sullo sfondo rosso, ma non una lattina, faccio un esempio, tanto voi sapete di cosa parlo. E la pubblicità outdoor, per esempio, i cartelloni, le pensiline, i poster per strada, niente, nessun divieto. Libera Florida tossica, come sempre. Quindi tre anni di ritardi nel Regno Unito per fare un divieto che alla fine è bucata, scusami, cioè una norma che, peraltro, poi è stata annunciata nel 2020, sei anni fa, e faceva parte di una strategia anti-obesità di un vecchio governo inglese. Questa legge annunciata nel 2020 doveva entrare in vigore dopo tre anni, poi è stata rinviata al 2024, poi ancora all'ottobre 2025, e alla fine, a gennaio 2026, la montagna o l'elefante, come si dice, no, l'elefante ha partorito il topolino. Ogni ritardo è stato giustificato dalla necessità di ulteriori consultazioni. Fatemi fare l'avvocato del diavolo, visto che parliamo di diavolo. Pressioni dell'industria alimentare. Quando finalmente è arrivato, questo divieto, ha subito delle modifiche sostanziali, come vi dicevo. La motivazione ufficiale era quella di garantire all'industria alimentare la giusta fiducia per investire in pubblicità, ma proteggendo i bambini dagli spot. Secondo me, questi sono due obiettivi incompatibili tra di loro, che però sono stati spacciati per un compromesso ragionevole. E qual è il risultato? Che un fast food può mandare in onda uno spot con il suo marchio, i suoi colori, una bella colonna sonora super riconoscibile. Io faccio il pubblicitario e posso assicurarvi che non c'è bisogno di mostrare il prodotto per farvi capire di cosa si parla. Basta non mostrare il panino, il bambino davanti alla TV riconosce lo stesso il marchio, anzi, forse meglio, perché l'astrazione del marchio, nel linguaggio del mio mestiere, è più potente dell'immagine stessa del prodotto. Quindi immagina, Alessandro, i divieti di fumo del fumo che permettono ancora oggi di vendere delle sigarette, purché il pacchetto sia brutto, diciamo così. E gli annunci sono fatti. Certo, e gli annunci sono fatti talmente male, sono talmente falsamente evidenti, che l'occhio discarta. L'occhio del fumatore, non guarda.
SPEAKER_04Perché il signore carico non mi dà due polmoni, per favore, tre gravide, quelle lì in alto. Dietro l'occhio.
Belle notizie
SPEAKER_01Quando tutto manca, due polmoni fanno sempre comodo. Comunque, uno studio dell'università di Liverpool, adesso usciamo dalla legge per dire poi quali sono gli effetti sostanziali. Uno studio presentato al Congresso europeo sull'obesità, ha mostrato che bastano cinque minuti di esposizione alla pubblicità di cibo spazzatura perché i bambini consumino mediamente 130 calorie in più al giorno, l'equivalente di due fette di pane. È come un trigger, è come un diciamo un segnale che attiva la mente dei bambini, non importa quel tipo di media, dato per l'audio, video, immagini statiche, il cervello infantile reagisce a questo stimolo con un aumento immediato dell'appetito. E tu facevi invenzione, facevi menzione allo stato socioeconomico, lo stato socioeconomico è importante e correla anche con lo stato culturale volte, eh? Assolutamente sì. La disponibilità di questo cibo è a buon mercato, aumenta in certi strati della popolazione l'utilizzo in maniera quasi indiscriminata. E non parlo solo di obesità come effetto, ma pensiamo ad esempio alla carie dentale, che rimane la principale causa di ricovero ospedaliero nel Regno Unito per i bambini tra 5 e 9 anni. Quindi non è un problema estetico di disciplina personale quello del cibo spazzatura, è un'emergenza sanitaria con costi miliardari, per cui vanno bene gli esperimenti, vanno bene le leggi, anche le revisioni, ma non le prese in giro. Questo è il mio punto di vista personale.
SPEAKER_04Va bene, ti ringrazio come sempre. Mi lasci purtroppo oggi con un dubbio: cioè che se l'elefante ha partorito il topolino, mi chiedo che cosa cacchio abbia partorito la montagna. Però penso che secondo me l'elefante non ha assorbito.
SPEAKER_00Poi l'elefante.
SPEAKER_04Ma l'elefante se lo sono triturato, l'ho finita nei panini. A mio parere, o è il topo, no, forse più il topo. Boh, vediamo.
SPEAKER_00Quando si dice che quel panino. Quando si dice che quel panino pesa come una pietra, Gianluca Riccio.
SPEAKER_04Grazie per essere stato con noi.
SPEAKER_00Grazie a te.
SPEAKER_03Belle notizie.
SPEAKER_04Iniziamo con una notizia questa volta che riguarda la fiducia nei dati. Vi ricorderete tutto il mondo a favore dei vaccini, contro i vaccini quando eravamo in pandemia. È arrivata una notizia importante. Un grande studio nazionale francese pubblicato su Geman Network Open che ha analizzato 28 milioni di adulti e non ha trovato aumento della mortalità per tutte le cause nei quattro anni successivi alla vaccinazione mRNA contro il Covid. Anzi, il lavoro riporta un rischio di morte più basso nei vaccinati rispetto ai non vaccinati, con una forte riduzione delle morti correlate al Covid. È una notizia evergreen perché mostra come è possibile costruire fiducia anche attraverso l'analisi dei dati. La seconda notizia riguarda invece la tecnologia civica. Ring ha annunciato Firewatch, una funzione che permette agli utenti di condividere in modo volontario immagini delle proprie videocamere con Watch Duty, un servizio che traccia gli incendi boschivi. Il valore qui è la granularità, cioè non solo mappe generali, ma segnali di strada e di quartiere utili a capire dove si sta muovendo un fronte incendiario e dove compare il fumo. Naturalmente ci vogliono regole chiare e una privacy ferrea, ma è un modo in cui una rete di oggetti quotidiani, vella a dire di normali telecamere disponibili per tutti e che vengono utilizzate per i citofoni, per la sicurezza delle case o anche come telecamere portatili possa diventare una specie di sensore collettivo utile anche ai soccorritori in caso di incendio. Terza notizia, a volte la soluzione è sorprendentemente semplice. In Galles la popolazione della rara Brown Hairstrick Butterfly, una farfalla, è rimbalzata perché i proprietari terrieri hanno ridotto il taglio meccanico annuale delle siepi, passando a una gestione a rotazione. Questa farfalla depone le uova sul prugnolo, se falci le siepi ogni anno, distruggi intere generazioni senza nemmeno saperle. È bastato cambiare un'abitudine e sono aumentati i conteggi delle uova.
SPEAKER_01Era Relief il podcast.
SPEAKER_04Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido per le emergenze emotive di tutti i giorni.
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