Relief: il podcast.

#6-5 I segreti dell’ipnosi (tra palco e terapia) - Ospite: Raimondo Laino

Alessandro Calderoni Season 6 Episode 5

Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.

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L’ipnosi ti affascina perché sembra impossibile o ti irrita perché “sarà tutto un trucco”? Partiamo da qui. Alessandro Calderoni, psicoterapeuta e didatta esperto in ipnosi dialoga con Raimondo Laino, divulgatore di ipnosi da spettacolo: mettiamo ordine tra ipnosi, autoipnosi, uso clinico sulle emozioni e mentalismo o pseudoipnosi. Parliamo dei fenomeni che colpiscono di più anche chi la pratica da anni, come amnesia, catalessi e allucinazioni positive e negative, e del perché l’ipnosi non è un telecomando per cambiare vita con un clic: accelera processi, ma non ti toglie la responsabilità di mantenerli nel tempo.

Poi scendiamo sul pratico con i nostri “trucchi del mestiere” per la gestione dello stress e dell’ansia: il respiro 4-2-6 per calmare il sistema nervoso, le tre zone di tensione con contrazione e rilascio per scaricare il carico muscolare, e una visualizzazione guidata chiamata stazione di ricarica per ridurre il rumore mentale e recuperare energia. Piccole routine, ripetibili, che trasformano la giornata quando ti senti elettrico o disperso.

Nella seconda parte allarghiamo la lente e con Davide Burchiellaro parliamo di pudore, vergogna, consenso e normative in un’epoca di esposizione continua. E poi con Gianluca Riccio occhio all'attenzione durante le serie tv, effetto second screen e piattaforme come Netflix che si adattano alla nostra distrazione con una narrativa sempre più ridondante. Chiudiamo con scienza applicabile sul movimento come intervento sul cervello e con buone notizie su clima e conservazione, tra satelliti ESA e nuove idee per la cattura della CO2. 

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Intro

SPEAKER_01

Relief, il podcast Psologia pratica e gestione delle emozioni, con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni, in collaborazione con gente.it.

intervista Raimondo Laino

SPEAKER_04

Ben ritrovati in questa nuova puntata di Relief. L'ospite sarà Raimondo Laino, divulgatore italiano di ipnosi da spettacolo, definito l'ipnotista con la I maiuscola, che racconta come abbia iniziato dall'autoipnosi anche per smettere di fumare e chiarisce differenze tra ipnosi, uso clinico sulle emozioni e mentalismo o pseudoipnosi, parlando di fenomeni come amnesia, catalessi, allucinazioni positive e negative, e ricordando che tutta l'ipnosi, come diceva Erickson, è autoipnosi e non deresponsabilizza il cambiamento. Discuteremo anche del ruolo dei social e delle difficoltà del pubblico italiano su questo argomento che naturalmente in clinica è prezioso, ma per quanto riguarda il mondo dello spettacolo in Italia è abbastanza innovativo. E poi parleremo dei trucchi del mestiere, cioè gli esercizi di questa puntata che saranno Respiro 426, tre zone di tensione e una visualizzazione, la stazione di ricarica. Ospiti fissi con Davide Burchiellara di gente.it, evoluzione del senso del pudore, consenso e poi normative. E Gianlucariccio, futuroprossimo.it, Attenzione in serie, second screen e contenuti progettati per la distrazione. Naturalmente parleremo di piattaforme che producono serie TV tipo Netflix e che si stanno adattando al nostro nuovo modo di essere attenti, o meglio, disattenti, perché mentre guardiamo la TV facciamo magari altre cose, cioè tipicamente magari guardiamo anche il cellulare. Le ricerche scientifiche parleremo di esercizio fisico moderato, e effetti antidepressivi, poi una sessione di forza e di funzioni esecutive per la pressione sistolica e la percezione del tempo più lenta durante la corsa. Infine, come sempre, le buone notizie: satelliti dell'ESA per le perdite di metano dalle discariche, individuazione dall'alto, nuovi criteri per la cattura diretta della nitride carbonica con l'umidità, e poi Green List Awards per aree protette con risultati credibili ed equità. Cominciamo, il caso. Sono contentissimo di ospitare in questa puntata di relief Raimondo Laino. Ciao Raimondo, benvenuto, grazie per essere con noi.

SPEAKER_00

Grazie mille, ciao a tutti.

SPEAKER_04

Allora, Raimondo Laino è uno dei principali divulgatori italiani dell'ipnosi da spettacolo, la porti in giro dal 2015, un po' nell'ambito di tutti i media, e hai combinato esperienze artistiche e scientifiche per mostrare un po' come la mente influenzi la nostra vita. Ecco, mi raccontavi, tra l'altro, che la passione per l'ipnosi praticata ti deriva dal fatto che l'hai iniziata a usare proprio su di te.

SPEAKER_00

Assolutamente sì, Alessandro. Ho iniziato a utilizzare l'ipnosi proprio su di me personalmente, con benefici importanti. Messo di fumare con l'ipnosi, e poi da lì l'interesse verso questa materia affascinante che mi ha permesso di capire il funzionamento della mia mente e di come la nostra mente abbia dei poteri veramente infiniti. Ed è questo poi anche l'obiettivo degli spettacoli che porto, degli eventi che organizzo, ovvero quello di avvicinare le persone a capire le infinite potenzialità di noi esseri umani.

SPEAKER_04

Ecco, tu sai che da cultore dell'ipnosi a cultura dell'ipnosi, sono molto contento di parlare di questo argomento. Molti percepiscono come sappiamo l'ipnosi come qualcosa di misterioso o legato alla suggestione popolare. Ecco, spieghiamo un po' anche la differenza che c'è tra ipnosi da spettacolo e ipnosi come strumento per lavorare sulle emozioni.

SPEAKER_00

L'obiettivo dello spettacolo è proprio utilizzare il gioco come forma di apprendimento di se stessi, dove fondamentalmente chiunque si può avvicinare ad uno strumento totalmente nuovo, naturale, perché ricordiamo che l'ipnosi è uno stato naturale di coscienza, dove tutti noi accediamo più volte durante la giornata, dove se praticata da un esperto, da un professionista, può aiutare in tantissimi ambiti alla gestione del dolore, a ambiti psicologici. Se chiaramente c'è uno psicoterapeuta che la utilizza, è un aspetto interessante perché ovunque la siccità la si può portare in qualche modo a beneficio dell'essere umano. Lo spettacolo è semplicemente una lente di ingrandimento per portare l'attenzione su questo strumento e su come alcuni soggetti che sono quelli più ricettivi all'ipnosi, possono appunto elicitare delle fenomenologie come amnesia, allucinazione, catalessi.

SPEAKER_04

Ecco ecco, infatti, questo 16-18% della popolazione che tira fuori questi aspetti più sorprendenti da osservare popolano tutti, popola ogni spettacolo di ipnosi nel mondo, e quindi anche tu che sei in giro con questo, l'ipnotista di Experience, inviti il pubblico a sperimentare questi stati mentali profondi. E la domanda è: ma tu di fronte a quale tipo di fenomeno tra quelli che possono essere osservati in ipnosi, ti sorprendi di più ancora oggi?

SPEAKER_00

Io ancora ad oggi mi sorprendo all'allucinazione negativa.

SPEAKER_04

Speriamo a chi ci ascolta che allucinare negativamente significa non vedere quello che c'è.

SPEAKER_00

Non vedere, non vedere, e quindi in qualche modo creare, dare delle suggestioni, dei suggerimenti affinché la persona possa eliminarci in qualche modo dal suo campo visivo e vederlo ancora ad oggi mi crea estremamente sorpresa di questa.

SPEAKER_04

A proposito di automiglioramento, è giusto ricordare a tutti che l'ipnosi è sempre un'autoipnosi: esatto, tutta l'ipnosi è una forma di autoipnosi.

SPEAKER_00

Quindi è una capacità personale del singolo soggetto di entrare in questo stato e sfruttarlo a proprio vantaggio per trovare risorse, trovare motivazione e capire fondamentalmente che in effetti dentro di sé ci sono tutte le potenzialità di cui uno ha bisogno.

SPEAKER_04

Altra cosa invece è il mentalismo, che è una forma, diciamo, di prestigiazione che utilizza in qualche modo la suggestione e anche i complici e gli attori per farti credere delle cose.

SPEAKER_00

La chiamano pseudo ipnosi, a me non mi piace neanche accostarla all'ipnosi, perché credo che sia proprio sbagliato a costare un trucco all'ipnosi, ed è questo forse un po' il problema che in Italia è nato negli anni novanta con personaggi di cui non faccio il nome per rispetto, ma che comunque hanno un po' inquinato e hanno seminato l'idea che l'ipnosi fosse qualcosa da spettacolo. Cioè, nel senso che me l'ipnosi può fare spettacolo, nel senso che può essere dimostrata davanti a un gruppo di persone per capire le potenzialità dell'essere umano. Però usare l'ipnosi un po' con diciamo con trucchi, con pari, dove magari io spengo il microfono e dico all'orecchio quello che deve fare la persona. È un modo, secondo me, svilente di portare l'ipnosi che non è in linea con quello che oggi la scienza, la clinica conosce dell'ipnosi. Infatti, il mio obiettivo è anche durante lo spettacolo di divulgare e spiegare questo strumento, che è una cosa fondamentale, oltre alla fenomenologia in sé.

SPEAKER_04

Bisogna dire che da un lato ci sono quelli che non credono a quello che vedono, dall'altro invece ci sono quelli che credono ai miracoli. E poi il problema è che noi in psicoterapia, molto spesso se adottiamo anche l'ipnosi, ci troviamo richieste di persone che credono che la mente possa con un clic fare delle trasformazioni che in realtà richiedono del tempo, perché i tempi della mente sono comunque dei tempi più lunghi, cioè l'ipnosi è una tecnica rapida che serve per avviare dei processi che a volte sono comunque lunghi.

SPEAKER_00

Sono comunque lunghi ed è vero ciò che dici. Ne dico sempre che se anche noi oggi decidessimo di con un clic accendere l'interruttore di una luce all'interno di una stanza, dovremmo comunque poi ogni giorno scegliere di mantenere quella luce accesa, e quella luce avrebbe comunque un costo sulla bolletta. Quindi c'è comunque un costo nascosto, qualcosa che noi dobbiamo mantenere con un processo volontario. Quindi l'ipnosi non permette di derresponsabilizzare il soggetto del suo cambiamento. Quindi è semplicemente uno strumento che velocizza, mantiene i risultati di qualcosa che noi stiamo già mettendo in atto.

SPEAKER_04

Negli anni 2020, ipnosi da spettacolo, e in generale ipnosi toer, significa anche divulgazione attraverso i social. Quanto conta effettivamente di fare vedere gli effetti e i fenomeni ipnoci online?

SPEAKER_00

Allora, credo di questo un po' mi pregio, nel senso che sicuramente sono stato tra i primi a portare proprio questo tipo di intrattenimento anche sui social, quindi le fenomenologie, l'ipnosi da strada, da spettacolo, da intrattenimento, da divulgazione, chiamiamola come si come in qualsiasi modo perché sempre di ipnosi stiamo parlando, ma credo che ci sia bisogno, ci sia molto bisogno non solo di far vedere la fenomenologia, che è una cosa che ho fatto in passato, ma anche poi di dare delle spiegazioni a quello che si vede. Perché se no, le persone gridano al miracolo, e questo è un po' il pericolo. Cioè, di vedere qualcosa che io non mi so spiegare, quindi o giudico come falso, come qualcosa di non reale, o credo in qualcosa che poi realmente non è. Quindi, secondo me, con dire lo spettacolo, con dire il fenomeno, la fenomenologia con una buona dose di divulgazione, pedagogia, scienza sia secondo me, il connubio migliore per fare appunto un buon servizio a chi fa ipnosi e a chi vuole utilizzare l'ipnosi nella propria vita. Quindi a chi si avvicina a questo strumento per la prima volta, magari.

SPEAKER_04

Tu sei stato molto coraggioso a portare spettacoli di ipnosi dal vivo in Italia, dove lo ricordiamo, al contrario di quello che succede nel mondo anglosassone, sia americano che okay, l'ipnosi è fuori dalla mentalità comune, per paradosso, da noi è più diffusa nell'ambito medico che nell'ambito psicologico, e le persone dai momenti in cui c'era ancora il vecchio, Giuca Scasella in televisione negli anni Ottanta, se la sono un po' dimenticata. Ecco, affrontare un pubblico italiano di questo tipo: al di là del onore al tuo coraggio, come è stato?

SPEAKER_00

Eh, guarda, ti dirò la verità: non è stato semplice, nel senso che appunto, proprio con il retaggio di un personaggio come Giuca Scasella, che chiaramente faceva ipnosi proprio per spettacolo. Quindi, io credo che per lui l'ipnosi era un mezzo per fare spettacolo e non viceversa. Quindi, lo spettacolo non era a favore dell'ipnosi, ma viceversa, purtroppo ha reso le cose difficili, tanto è vero, devo dire, da quando ho iniziato a portarla, non è che ho conosciuto tanti ipnoti che facessero divulgazione sull'argomento, o spettacoli o dimostrazioni, quindi, sicuramente non è stato semplice. I social ci hanno aiutato tantissimo, un po' ci ha aiutato a trovare inizialmente un target più giovane. Quindi, noi inizialmente siamo diventati più conosciuti online sui TikTok, quindi i video un po' più per ragazzi, abbiamo anche un pubblico più adulto, iniziato a capire che dietro a regolarino, i prodotti, forse qualcuno che computer lo conosceva, andate un paio che faceva drugigana, madre, orghi, or mentalismo, quant'altro. Senza nulla, tre arti, sicuramente sono anche loro molto complete, molto difficile that study are given, but quello state forse la chiamare incente per portare vicinare un pubblico sempre più ampio fino a quando rimane teatro. Insomma, che inizialmente sono stati anche difficili nel comunicare che volevamo portare l'ipnosi. Questi teatro si dicevano: no, ma l'ipnosi, ma che fai? L'ipnoti, che succederà? Quindi devo dire che il fatto di avere poi i social, che in qualche modo ci davano un po' l'autorità, l'autorevolezza di dire no, però noi siamo già conosciuti, c'è un pubblico che ci segue e ci ha aiutato. E devo dire che sempre più persone si avvicinano all'ipnoti con meno paura e con più intranquillità anche di affrontarla in terapia con i propri terapeuti, e quindi credo che stiamo veramente andando nella direzione giusta.

SPEAKER_04

Un'ultima domanda per te: l'emozione tipica iniziale di ogni ipnotista è l'ansia con la domanda, e se non funziona, poi, invece, quando uno diventa esperto bisogna evitare la deriva opposta, che è quella di sentirsi un po' dio perché metti in ipnosi di chiunque. È mai fronteggiato queste due cose.

SPEAKER_00

Ma guarda, io l'ho fronteggiata capendo e riconoscendo che l'ipnosi la fa la persona, che io non ho né poteri né grandi capacità, però, una cosa l'ho capita bene ed è il fatto che è la persona che deve comprendere che sta facendo quello che poi è l'ipnosi. Quindi nel momento in cui io semplicemente sono un traghettatore dell'esperienza: tra lì non c'è nécita né perdita, non esiste fallimento. Il fallimento sono io che giudico dall'esterno l'esperienza, ma l'esperienza è totalmente interna.

SPEAKER_04

Maimondo Laino. Grazie tanto per essere stato con noi e in bocca al lupo per i tuoi progetti.

SPEAKER_00

Predi, grazie mille, grazie mille.

Millennials

SPEAKER_04

Trucchi del mestiere. Ed eccoci una nuova puntata dei trucchi del mestiere, cioè i tre esercizi che ogni volta che sentite una puntata di relief, vi beccate in questa sezione per poter avere la sensazione di poter entrare in contatto con il vostro ripieno, con la vostra mente, con il vostro corpo, facendo delle cose pratiche per modificare l'andazzo della vostra giornata. E gli esercizi di questa settimana li potremmo intitolare proprio Calmare il corpo, liberare la mente. Andiamo diretti al corpo questa volta perché spesso la mente si calma più facilmente quando il sistema nervoso percepisce sicurezza, quindi proprio i nostri cavi, il nostro sistema elettrico. Quindi ci sono tre esercizi: uno di respiro guidato, uno di scarico muscolare e una piccola visualizzazione invece di ricarica energetica. Il primo esercizio si chiama proprio respiro 4, 2, 6. È un respiro veramente semplice che ti dà la possibilità di fare clic nel tuo sistema nervoso autonomo, sbilanciandolo sul fronte della tranquillità. Metti una mano sul torace o sull'addome e quando inspiri, conta fino a 4, naturalmente cercando di far assumere al tuo conteggio una velocità simile a quella della lancetta dei secondi dell'orologio, quindi ogni numero un secondo, inspiri contando 4, rimani a polmoni pieni contando 2 e espiri contando 6. Se ti viene più comodo, puoi inspirare contando fino a 4, poi 5 e 6 trattieni, e poi da 7 a 12 invece espiri. L'espirazione più lunga manda proprio al corpo un messaggio chiaro: perché il tuo sistema nervoso autonomo si sbilancia sulla componente parasimpatica, cioè calmante, e quindi è come se il tuo corpo ricevesse il messaggio: posso abbassare la guardia, sono al sicuro. Ti suggerisco di fare almeno sei cicli. Se vuoi guardare l'orologio ed essere certamente efficace. Ti suggerisco di fare almeno tre minuti. Quindi puoi ricordarti di contare uno, due, tre, quattro quando inspiri, uno, due, trattieni, e uno, due, tre, quattro, cinque, sei quando espiri. E così. Questo semplicissimo respiro fatto con il naso, sia quando inspiri che quando espiri, seduto, sdraiato, eventualmente anche in piedi, ma immobile, permette davvero di mandare un messaggio di disinnesco dell'allarme. E chiediti quanto è scesa la mia attivazione dopo pochi minuti di questo respiro? Da 0 a 10: prima quanto eri attivato, quant eri elettrico, quant eri in ansia, quant eri agitato. E adesso a che numero sei sceso? Anche un solo punticino è già un ottimo risultato. E non può non funzionare perché è fisiologia. Quindi è hardware, è un intervento sul tuo corpo. Ripetilo, e di fatto funzionerà sempre e il tuo corpo si abituerà ad avere un allarme inferiore. Il secondo esercizio si intitola Tre zone di tensione, tre rilasci. Scegliti tre zone del corpo in cui ti sembra di accumulare tensione di solito o in cui senti tensione proprio in questo momento. Che ne so, le spalle, le mani, le gambe, la schiena, la pancia. Puoi accorgertene perché senti i muscoli più tesi o senti incriccato qualcosa, o magari sono le zone che non riesci a tenere ferme. Per esempio, se ti accorgi che tamburelli molto spesso con le dita piuttosto che con i piedi, piuttosto che non riesci a star fermo con le gambe. Eccolo, lì vuol dire che c'è un po' di tensione accumulata che cerchi di sfogare con quel movimento, quindi usa anche quelle zone, poi che hai individuato queste tre zone, fai così, contrai per 5 secondi quella zona, quel muscolo, il muscolo che fa riferimento a quella zona, quindi puoi contrarre qualunque muscolo del corpo, il polpaccio, la coscia, i glutei, gli addominali, i pettorali, i bicipiti, i tricipiti, deltoidi, i grandi dorsali, i muscoli del viso. Tutto puoi contrarre per 5 secondi e poi rilascia per 10 secondi, cioè contra i 5, rilascia 10, poi cambizona contra i 5, rilascia 10, poi cambizona, le tre zone contra i 5, rilascia 10. Volendo poi fare tre volte ogni singola zona, oppure fare tre giri, prima seconda terza, prima seconda terza, prima seconda terza. Alla fine di questo contrae rilascia, che poi è una semplificazione di un rilassamento muscolare progressivo, puoi chiudere l'esercizio tra te e te con una frase semplice: cioè in questo momento posso ammorbidirmi almeno del 10%. Prendi consapevolezza di questo e prendi consapevolezza del fatto che i tuoi muscoli possono davvero decontrarsi un po'. Terzo esercizio di questa batteria si chiama stazione di ricarica. Immaginati una stazione di ricarica per la mente, ok? Potrebbe essere simile a una stazione di quelle dove ricarichi le automobili elettriche per intenderci. Naturalmente, come sempre in questi esercizi, se stai guidando fai l'esercizio a occhi aperti, se invece non stai guidando, puoi permetterti di chiuderli. Prova a notare com'è fatta la tua stazione di ricarica, come te la immagini. È uno scenario naturale? È una stanza? È una luce? Ci sono dei suoni? Ecco, prova ad attivare volontariamente tre sensi in questa immaginazione e fai caso a cosa vedi, a cosa senti come udito e a cosa percepisci sulla pelle. Quindi utilizza la vista, l'udito e il tatto. Adesso immagina che ci sia un interruttore, e quando abbassi questo interruttore, anche il rumore mentale scende di un livello, abbassalo di uno, quindi più che un interruttore è come se fosse un potenziometro, una manopola del volume, via. Scegli una parola chiave da portare fuori, cioè da tenere con te, da portare fuori da questa immaginazione quando la finiamo. Potrebbe essere calma, lento, radice qui. Quella che trovi più adeguata, che ti dà più sollievo, che ti fa stare meglio. Ripetila una volta! E ricordati che puoi tornare qui anche per 60 secondi al giorno, come se portassi la macchina a fare manutenzione. È un po' una manutenzione del tuo livello di energia. Ogni volta puoi chiudere gli occhi, se non stai guidando, immaginare questa stazione di ricarica. Un luogo per te veramente piacevole, che senti che ti nutre, che ti aumenta l'energia per sentirla maggiormente attivi i tre sensi, vista, udito e tatto. E quando sei sprofondato all'interno di questa piacevole immagine mentale, ti trovi una parola che rappresenta quella sensazione di benessere e di carica. Se posso darti un consiglio pratico, usa il respiro 426 come pausa standard della giornata, ok? C'è chi fa in modo pessimo le pause sigaretta, e c'è chi può fare le pause respiro per la stessa durata: due minuti, due volte al giorno, o tre o cinque, e il tuo corpo impara a disinnescarsi, millennio pensiero e confronto generazionale. A questo punto, sempre ospitando Davide Borchellari, il responsabile di gente.it. Ciao Davide, ben ritrovato. Ciao a tutti, oggi parliamo di senso del pudore, non il tuo, ma in generale, il comune senso del pudore, che, comunque, anche sotto il profilo psicologico ha avuto dei notevoli cambiamenti interni, dinamici, strutturali nel corso dei decenni. Perché noi veniamo da decenni, 30, 40 anni fa, in cui il sentimento prevalente era il senso di colpa. Il tabù si fa, non si fa. Posso, non posso, sta bene, non sta bene era quello che potremmo definire lo signor modo, dicevano le signore. Siamo passati invece al mondo della vergogna. La vergogna ha spostato il tema della colpa in un altro versante molto più pericoloso per la fragilità personale, perché la vergogna è quella che invece si basa sulla domanda sono in grado o non sono in grado o valgo abbastanza o non valgo abbastanza. Da lì in poi, tutto sommato, noi ci scontriamo con evoluzioni continue di ciò che si può fare o non si può fare secondo chi, secondo la morale, l'etica, il costume. E poi dipende da chi legge, come dice il poeta. Il poeta e chi legge. Questo ci definisce nuovi mestieri, nuovi vincoli, nuove vergogne, e tutti vanno a cercare di mettere dei limiti o dei controlli rassicuranti per inscatolare il pudore in qualcosa di controllabile e cercano di far fare questo ruolo difficile, anzi, forse impossibile, alle normative vigenti.

SPEAKER_03

Sì, è esattamente così. Il tema è da che sguardo che sguardo utilizziamo per inquadrare questo concetto. Perché ovviamente la legge in qualche modo c'è, ma è come proprio definita la Cassazione stessa, un concetto elastico, quindi nel senso del pudore, non è un valore statico, ma è qualcosa che deve necessariamente adattarsi ai mutuamenti della società. In effetti l'articolo del Codice Penale del 529 del codice penale italiano sta dice che si considerano sceni gli atti e gli oggetti che, secondo il più comune sentimento, offendono il tuo vuol dire tutto, non vuol dire niente. Tuttavia, negli ultimi vent'anni la giurisprudenza poi si è in qualche modo anche un po' adattata. L'errotismo d'autore, in qualche modo, si sposta tutto dall'esibizione, quindi dall'attenzione dell'esibizione, a una valutazione, ha una forma diversa di tutela della privacy: cioè, io il consenso diventa il vero elemento di chiave. Laddove io sono ripreso, mia saputa in situazione, eccetera, quello diventa veramente un oltraggio. Laddie io vado su le fans, non lo è più, perché è una questione di scelta. Sociologicamente dal 2005 al 2025, quello che è successo è stato, appunto, il famoso passaggio dalla società dell'immagine alla società dell'esposizione. Quindi, nel momento in cui sono nate le piattaforme sociali, quindi le reti, come Instagram e i fan, hanno ridefinito poi i confini dell'intimità e sono diventati fluidi, come direbbe Baumann: il confine tra pubblico e privato, è evaporato definitivamente. L'esibizione del corpo non è più vissuta come una violazione della morale, ma solo come una forma di imbarazzo, anche in conto terzi, volendo quindi la vergogna, proprio quello che i ragazzi più giovani chiamano cringe quel senso di imbarazzo in conto terzi, sentire che qualcosa è ripugnante perché ci dà fastidio pensare che qualcun altro lo stia facendo, e poi c'è stato appunto: se vogliamo, quindi è cambiato radicalmente. La percezione è cambiata molto da un punto di vista proprio del valore morale che le si dà, e la sociologia dei media, in qualche modo, fa capire come è tutto molto filtrato, più di una volta, no, con questa attenzione spasmodica all'offesa all'eventuale urto della sensibilità altrui che diventa il vero il vero elemento chiave. Quindi, se da un lato abbiamo una sorta di depenalizzazione proprio del reato di sé dal 2016 in poi, quindi è stato depenalizzato il reato di Azio Scene in luogo pubblico, è diventato una sorta di illecito amministrativo, a meno che non avvenga in presenza di minori, e qui abbiamo, come vedi, già, di nuovo, il concetto di uso.

SPEAKER_04

E poi è cambiato anche un pochino un po' il business model: la pornografia una volta era un atto di ribellione culturale, mentre adesso c'è proprio un calcolo, c'è un'economia di scala.

SPEAKER_03

Esatto, questo sicuramente, però c'è anche da un lato il tentativo di affermare che lo Stato non è un vero educatore morale, non può esserlo, e quindi in qualche maniera si crea un piccolo vuoto. Se la legge non me lo dice, allora io ti creo una serie di leggi, diciamo, che possono funzionare più o meno, e che magari, come dici giustamente tu, siano anche funzionali un po' al mercato, chiaramente. Perché ovviamente oggi non si può neanche più parlare del giornalisti, non lo sappiamo, che per esempio, mettere la parola sexy non è più un'opzione, perché, tra altre cose, i motori di ricerca te la penalizzano. Quindi chiaramente anche definire sexy può diventare offensivo. Però, su questo bisogna essere un po' flessibili, secondo me, nel senso che non è che perché siamo diventati più bacchettoni, sembra che lo siamo diventati, però, da un certo punto di vista, è anche che la realtà è che non possiamo dimenticarci che non tutti riescono a sentirsi sexy attraverso un modello predefinito.

SPEAKER_04

È un po' come se potessimo fare tutto senza dire niente, via, sì, questo sì, questo vale un po' sempre. Sì, però adesso rispetto a prima, quando almeno dicevi e scandalizzavi o facevi copertina, adesso non puoi dire perché altrimenti non sei inclusivo, o sei contro questa parte, contro quell'altra parte, però invece puoi fare assolutamente tutto perché tutto è lecito.

SPEAKER_03

Sì, assolutamente sì. È così. E anche in questo vediamo la logica internettiana, no? Perché poi non possiamo dimenticarci che c'è il deep web, che c'è tutta una parte di pornograf veramente estrema, e che prima aveva dei filtri, oggi può non averli se uno non sta attento.

SPEAKER_04

Vedete questo silenzio di Davide? Perché in questo momento è impegnato con il suo motore di ricerca personale e anonimizzato sul Deep Web per vedere quali delle sue immagini sono state trafugate nell'ultima settimana. Davide Borchellaro, gente.it, grazie per essere stato con noi.

SPEAKER_03

Alla prossima.

Futuro Prossimo

SPEAKER_04

La letteratura scientifica. A volte pensiamo al movimento come a una cosa da fare per il corpo, ma la ricerca continua a ricordarci che il movimento è anche un intervento sul cervello, spesso più rapido di quanto possiamo immaginare. Uno studio in neuroscien indica che 30 minuti di esercizio moderato possono attivare effetti antidepressivi immediati attraverso una via biologica specifica legata a un ormone derivato dal tessuto adiposo, l'adiponectina, associata a un aumento rapido della plasticità neurale. Traduco: non serve sempre una rivoluzione, a volte basta un'azione breve e ripetuta per dare un segnale chimico al sistema. Secondo dato interessante: anche l'esercizio di forza acuto, una singola sessione, è stato collegato a un miglioramento delle funzioni esecutive. L'ipotesi che i ricercatori hanno proposto è che l'aumento momentaneo della pressione sistolica possa incrementare la rausal cerebrale. Insomma, ti sale la pressione e ti aumenta il funzionamento del cervello. Il punto pratico: se devi affrontare un compito che richiede lucidità, un micro momento di movimento acuto può essere una leva e non una distrazione. E poi c'è una cosa curiosa ma molto molto relief: la percezione del tempo. Una ricerca suggerisce che durante la corsa, specialmente su Treadmill, su Tapier Holland, il tempo può sembrare più lento non per il battito, ma per la focalizzazione mentale richiesta. In altre parole, quando la mente è molto impegnata, stima diversamente i minuti. Questo cambia il modo in cui interpretiamo quella sensazione. Non è non finisce mai, è sto usando molta attenzione.

SPEAKER_01

Futuro prossimo, siamo con Gianluca Riccio.

SPEAKER_04

Ben ritrovato Gianluca. Ciao Alessandro, ciao a tutti. Piccola interrogazione per te: sicuramente a te non capiterà mai, ma magari al tuo amico Gigi sì. Può capitare al tuo amico Gigi secondo te che a un certo punto ci sia la moglie che gli chiede qualcosa mentre Gigi è impegnato a leggere, a scrivere o a fare un'altra attività, credi che possa esistere questa fattispecie?

SPEAKER_02

A Gigi, ovviamente.

SPEAKER_04

A Gigi, naturalmente.

SPEAKER_02

A Gigi, sta parlando di Gigi. Se parliamo di Gigi, sì, spesso e volentieri. Gigi, quando guarda qualcosa, in realtà è distratto dal cellulare, quindi la moglie neanche l'ascolta. C'è un ascolto selettivo, ecco, lo chiamano. Quindi Gigi esatto.

SPEAKER_04

Cioè, se la moglie gli dice qualcosa anche ripetutamente, Gigi fa sì con la capoccia, ma in realtà non ha registrato grandi informazioni. Confermi? Ce puoi confermare per conto di Gigi?

SPEAKER_02

Gigi Gigi conferma, sì, non io.

SPEAKER_04

Ecco, questo è perché l'attenzione in realtà può essere suddivisa, ma normalmente non così tanto come funzionamento di un computer. Il computer funziona diciamo in parallelo, il cervello umano tende a funzionare in serie. Noi vogliamo immaginare un funzionamento in parallelo tenendo tante cose insieme, ma c'è una specie di memory span, cioè di possibilità massima di tenere cose insieme all'interno della nostra attenzione, che comunque ha la brutta abitudine di focalizzarsi su una cosa sola alla volta. E noi portatori dell'attenzione abbiamo la brutta abitudine di pensare invece che si possa focalizzare su tante cose. E quindi utilizziamo la nostra attenzione contemporaneamente su più cose, massimizzando la possibilità di commettere errori o di perderci pezzi per strada. La ragione per cui le persone non leggono quasi più o non sostengono discorsi lunghi, oppure fanno difficoltà a memorizzare è esattamente questa. E nemmeno nei momenti di relax cambia. Perché quante volte vi prego di alzare la mano, lo so che intanto che ci ascoltate, siete o alla guida o in cuffia o fate sport, potete comunque avere la manina libera. Quante volte vi capita di guardare la TV sbirciando anche con un doom scrolling devastante i vostri social preferiti? Ecco, questa cosa è studiato, che non fa molto bene, ma c'è già chi la sta studiando per vendere ancora di più. Racconta.

SPEAKER_02

Esatto, esatto. Questo famoso fenomeno chiamato second screen, per cui non basta più il solo schermo della TV per guardare una serie, ma c'è anche il secondo schermo, quello del cellulare, per commentare con gli amici su Whatsapp quello che si sta vedendo o semplicemente per scorrere le notizie. Non è più solo una abitudine rara, questa di guardare la TV sempre con l'occhietto un po' altrove, è diventata addirittura il nuovo standard produttivo. Tu non presti più attenzione a quello che guardi, e allora che cosa succede? Il film viene progettato per la tua scarsa attenzione. Di che si tratta? Parliamo dei dirigenti di un'azienda tra quelle più importanti dell'industria dell'intrattenimento. Parliamo di Netflix, che sembra essersi arresa all'evidenza che si verifica sui nostri divani. Quando guardiamo un film a casa, la nostra attenzione, lo dicevi benissimo prima: è frammentata e parziale. La piattaforma Netflix, in questo caso, ha guardato i numeri dell'attenzione, ha cronometrato i nostri sguardi che rimbalzano dalla TV allo smartphone, e tu mi chiederai come ha fatto. Ne parleremo in un altro momento. Sappiate che anche le smart TV possono monitorare molto intensamente la nostra attività, e comunque le piattaforme hanno iniziato a prendere una decisione industriale. Quale? Se lo spettatore è distratto, il contenuto deve adattarsi alla sua distrazione. Ti incuriosisce questa cosa? O stai leggendo e non mi stai ascoltando, scusa?

SPEAKER_04

No, guarda, è tutto molto interessante, e quindi sono contento che tu mi dica che ci sono nuove barbi prodotte sul mercato, no? Stavamo parlando di questo.

SPEAKER_02

Più o meno, più o meno, però è un processo. Non pensare alla situazione, dai, tu chissà che cosa stavi guardando nel frattempo, ma questo è un processo che io definirei ridondanza narrativa pianificata. Addirittura c'è un acronimo, RNP, che sta per, non te lo chiedo, perché sarei distratto. Comunque, ne ha parlato un attore famoso che si chiama Matt Damon, e che voi conoscerete tutti, famosissimo, ha fatto anche tanti film, che ora non mi ricordo perché stavo guardando altrove in quel momento. Ma i passaggi chiave della trama dei nuovi film, dice Matt Demon, che parla da detto ai lavori, si ripetono tre o quattro volte in più rispetto al passato all'interno dei dialoghi. Per quale motivo? Perché i dirigenti di queste piattaforme sanno che mentre il film va avanti, noi controlliamo le notifiche, rispondiamo a una mail o scorriamo il feed di Instagram. Insomma, in altre parole, il second screen ha vinto sul first screen. E questa, secondo me, è proprio una resa incondizionata. Per non si chiede più allo spettatore di fare uno sforzo di esercitare il proprio senso critico, di seguire il filo del discorso. No, si progetta già il prodotto, dando per scontato che c'è una patata seduta sul divano, coach potato, lo chiamano infatti all'estero, che ha un'attenzione parziale, e questa sua attenzione parziale è diventata lo standard di mercato. È come se un autore di romanzi scrivesse un riassunto del capitolo precedente ogni tre pagine.

SPEAKER_04

Devo dire che mi fa venire in mente due cose. Questa cosa. Intanto, tecnicamente si tratta di una tecnica di comunicazione ipnotica, perché anche quando metti in ipnosi una persona, in quel momento l'attenzione della persona è un'attenzione che è concentrata all'interno e vaga. E quindi quando tu comunichi dei contenuti terapeutici, sono tutti detti in modo ridondante, con un utilizzo duplicato, triplicato, quadruplicato degli stessi concetti in modo diretto, metaforico e anche delle stesse terminologie. Proprio perché quando l'attenzione è più lasca e quindi è più obnubilata, quello che avviene è che molto spesso non te lo piglia la prima, te lo piglia alla seconda o alla terza. E la seconda cosa che mi viene in mente è proprio quella che accennavi tu scherzando adesso: quanto vanno di moda da una decina d'anni le applicazioni ai siti che promettono di crearti una cultura micidiale restringendo i libri in letture da due a dieci minuti. C'è gente che ha fatto business su questa cosa, e quindi tu puoi fare il grosso in ufficio, dicendo: Sai, in questo weekend ho letto quattro romanzi, mentre hai ascoltato quattro audio da quattro minuti.

SPEAKER_02

Esatto, con Bignami, che sta facendo le braciole nella tomba a furia di rivoltarsi. I suoi riassunti erano praticamente il Vangelo rispetto a quelli a cui assistiamo adesso. Io lancio un'ipotesi che secondo me non è neanche troppo assurda. In un futuro prossimo potremmo ritrovarci delle serie TV con un tasto di scelta della lingua o dei sottotitoli, ma anche il livello di attenzione. Immaginate di aprire Netflix nel 2030 e di dover scegliere tra la versione, Focus Mode, per esempio. Con la serie originale, complessa con le sue sottotrame, e la versione secondo screen mode, che invece è praticamente un dialogo come le vecchie telenovele parodiate da Cikito e Paquito che ripetevano 40 volte la stessa cosa. Quindi stai dicendo che la bomba esploderà tra dieci minuti e dobbiamo trovare il codice rosso che tua madre ti ha dato prima di morire.

SPEAKER_04

E questa cosa diventerà uno standard davvero degradante, oppure c'è una visione invece tecnotronica interessante come nelle auto: le auto si accorgono dal volante o da microcamere interne. Se tu sei fatto come una lumaca e ti stai per addormentare. E anche le Smart TV si accorgono se tu ti stai addormentando oppure no, ma perché non potremmo avere magari delle serie TV che, sempre attraverso gli stessi software collegati a quelle televisioni, ti dicono a un certo punto: oh zio, ma la stai seguendo o la metto in pausa tanto inutile? Potrebbe essere, no?

SPEAKER_02

Carino, immagino il personaggio di Piggy Blinders che a un certo punto interrompe la narrazione e dice, Oh, sveglia, guarda, ma ti devo ammazzarti, minaccia entra nel mood, e quindi, come vogliamo chiamarla? Narrativa adattiva basata su questo eye tracking dello spettatore. Noi ci scherziamo, ma secondo me un giorno quando saremo al circolo a giocare a carte, diremo: vedi che è successo davvero? Se tu non guardi il film, si ferma e dici, muoviti. Che sto qua ad aspettarti. Chissà.

SPEAKER_04

Comunque anche le carte ci diranno: Ma ti svegli? Che tocca? A quel punto? Sì.

SPEAKER_02

La compromissione sarà diffusa.

SPEAKER_04

Gianluca Riccio, grazie per essere stato con noi.

Belle notizie

SPEAKER_02

Grazie a te.

SPEAKER_04

Belle notizie. La prima di questa puntata è che il metano è un gas serra potentissimo, e tagliarlo è una delle mosse più rapide per rallentare il riscaldamento nel breve termine. Così l'Ente Spaziale Europeo ha descritto come i satelliti stiano diventando uno strumento pratico per individuare perdite di metano anche dalle discariche e non solo da petrolio e gas. Perché è una buona notizia? Perché misurare è il primo passo per ridurre. Se sai dove sono le perdite, puoi intervenire con coperture, captazione, biofiltri e gestione più intelligente. È un esempio perfetto di tecnologia al servizio dell'ecologia, niente magia, naturalmente, solo dati che trasformano un problema diffuso in una lista di interventi concreti. Seconda notizia della puntata: la cattura diretta di anidride carbonica dall'aria spesso inciampa su un nemico semplice: l'acqua. Un gruppo legato all'Università di Chicago ha raccontato come una mismatch, quindi un allineamento tra simulazioni e dati sperimentali abbia portato a capire meglio come l'umidità interferisce e quindi a derivare una nuova regola di progettazione per materiali più efficienti. È una notizia incoraggiante perché mostra una cosa profonda. La scienza avanza anche grazie agli errori a patto che tu li ascolti. Terza notizia. Spesso sentiamo solo di ciò che si perde, raramente di ciò che viene gestito bene. E invece, ai Green List Awards, l'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, in particolare il Comitato Italiano, ha celebrato nuove aree protette e conservate che dimostrano risultati credibili, equità e innovazione. Questo è un importante conseguimento per un motivo molto pratico. La conservazione efficace non è solo mettere un confine, ma è governance. Significa coinvolgere comunità, monitorare capacità di resistere nel tempo, insomma, premiare anche gli esempi positivi crea uno standard e rende visibili le ricette che funzionano.

SPEAKER_01

Era Relief, il podcast.

SPEAKER_04

Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido per le emergenze emotive di tutti i giorni.

SPEAKER_01

Seguici su www.reliffpsicologico.it Yeah.