Relief: il podcast.

#6-2 Allenare la felicità (non il successo) - Ospite: Max Laudadio

Alessandro Calderoni Season 6 Episode 2

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Lasciare un lavoro che ti ha definito per vent’anni senza litigi e senza strappi sembra impossibile, eppure è proprio da lì che partiamo. Con Max Laudadio parliamo di cosa succede alle emozioni quando vivi a lungo dentro storie forti, ingiustizie e urgenze, e di come si costruisce un confine sano tra empatia e “portarsi tutto a casa”. Il filo rosso è la gestione delle emozioni nella vita reale: l’ansia di non riuscire a concludere, la paura del nuovo, e quel tipo di coraggio che non fa rumore ma cambia la direzione.

Entriamo poi nelle grandi svolte personali: il ritorno al teatro dopo anni, la scelta di spostare il baricentro dal successo alla felicità, e un cambio di stile di vita che passa anche da natura, comunità e impegno sociale. Max racconta un percorso di fede cristiana vissuto come azione e responsabilità, non come delega, e parla apertamente di ansia e depressione affrontate con psicoterapia e farmaci, con un messaggio chiaro contro lo stigma sulla salute mentale.

Nella parte di psicologia pratica ti guidiamo in tre esercizi di gratitudine concreti, pensati per allenare l’attenzione senza cadere nella positività tossica: Savouring 30-30-30, gratitudine non ovvia su una fatica recente e gratitudine attiva con un messaggio a qualcuno. Aggiungiamo con Davide Burchiellaro uno sguardo culturale sulla narrativa del riscatto nelle serie tv e sui rischi di ipercompetitività, qualche dato dalla ricerca su gratitudine, stress e resilienza, e una parentesi futuristica sui biodroni e i piccioni cyborg grazie a Gianluca Riccio. 

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Intro

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Relief, il podcast Psicologia pratica e gestione delle emozioni, con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni in collaborazione con gente.it.

Intervista a Max Laudadio

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Ben ritrovati in nuova puntata di Relief, nuovo ospite. Questa settimana Max Laudadio che ci racconterà come ha gestito le sue emozioni in più di vent'anni a striscia la notizia, ma ci parlerà anche della scelta senza rotture di chiudere quell'esperienza e anche del timore nelle nuove sfide, in particolare il ritorno al teatro, nonché impegno sociale e trasferimento in un bosco, oltre al passaggio da ateo a credente, e il confronto con ansia e depressione affrontate con psicoterapia e farmaci un po' di anni fa. Per quanto riguarda le tecniche, i trucchi del mestiere, come li chiamiamo noi, ci saranno, come sempre, tre esercizi, questa volta focalizzati sulla gratitudine. Uno si chiama Savouring 303030, un altro è Gratitudine non ovvia su una fatica recente, e poi gratitudine attiva con un messaggio a qualcuno. Con Davide Burchiellari invece in Millennials parleremo della narrativa del riscatto nelle serie tv, per esempio Mare Fuori, tra relazioni, musica, validazione e rischio di ipercompetitività. Per futuro prossimo, invece, con Gianluca Riccio, discuteremo di piccioni cyborg, russi in particolare, dei biodroni con chip, GPS e pannelli solari che hanno possibili applicazioni assai inquietanti. Le ricerche scientifiche di cui ci occuperemo riguardano una lettera di apprezzamento e la sua correlazione con la variabilità della frequenza cardiaca, ma ci occuperemo anche di genitorialità di supporto, gratitudine e soddisfazione di vita, e credenze di base come cuscinetto nei traumi. E poi ci sarà lo spazio finale per le tre belle notizie di questa puntata: sorpasso eolico più solare sui fossili nell'Unione Europea nel 2025, consegne di cemento con aderite carbonica catturata Evo zero e reintroduzione in Thailandia di giovani Indo Pacific Leopard Shark, cioè un particolare tipo di squali, con il monitoraggio della loro vita e delle loro abitudini. Cominciamo, il caso. Ospite di questa puntata di Relief, Max Laudadio. Benvenuto Max, grazie per essere qua.

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Grazie a te Alessandra, un piacere.

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Allora, io ti tartasso sul mondo delle emozioni perché questo è il tema del nostro podcast e parto un po' dalla carriera televisiva. Insomma, sei stato uno dei volti più noti di Striscia la Notizia per più di due decenni, decine di servizi in cui hai raccontato storie spesso forti, spesso piene di emozioni appunto, o di ingiustizie, anche. Ecco, durante questi anni qui come hai gestito emotivamente il confronto continuo, magari anche con realtà delicate, se non dolorose.

SPEAKER_05

Ma guarda, è evidente che il lavoro ti porta a seconda della storia che vai a raccontare, ad avere alti e bassi dei tuoi stati emozionali continuativamente, al di là poi dell'emozione di lavorare sempre con l'angoscia di non riuscire a chiudere quello che tu vorresti chiudere, no? Perché, evidentemente, se parli di un truffatore, non sa mai se lo troverai in quel punto dove lo stai cercando. Quindi c'è sempre quell'ansia che tu poi possa portare a termine il tuo lavoro. Ed evidentemente poi anche tutta la parte legata alla storia vera e propria, se vai ad aiutare un bambino che ha bisogno magari di cure speciali, le tue emozioni non riesci a distaccarle, e se invece vai ad aiutare una signora anziana, le emozioni si legano a quelle della signora stessa. Io credo che questo lavoro ti porti con il passare del tempo, e tu lo sai bene perché hai lavorato tanto nel giornalismo, anche ad abituarti, un po' con il passare del tempo alle emozioni che vai a provare perché, se no, rischieresti di riportartele a casa tutti i giorni. Quindi forse l'esperienza con il passare del tempo, questa cosa riesci a farci pace, riesci a portarti e a tornare a casa e a non dover sempre vivere quell'emozione anche dopo aver fatto il servizio, evidentemente.

SPEAKER_04

Poi, a proposito di emozioni forti, qualche tempo fa hai annunciato appunto la fine della tua esperienza striscia. Nuova fase professionale, nuova fase di vita. Oh, ma che bomba atomica deve essere stata! Prendere questa decisione.

SPEAKER_05

Ma sai, a volte nella vita bisogna avere il coraggio di affrontare le tue paure, no? Io non ho fatto un distacco da striscia per motivi particolari, per litigio o qualcosa del genere, striscia a casa mia, lo rimarrà per sempre, non posso che ringraziare Antonio Riccia e tutta la squadra per quello che mi hanno dato, mi hanno insegnato e mi hanno fatto diventare. Quindi questo lo voglio sottolineare. Tuttavia un momento dove io ho sempre fatto questo lavoro con l'obiettivo di aiutare le persone, senza mai altre motivazioni. Quindi, anche se quando smascheravo una truffa lo facevo perché così le persone non ci sarebbero ricadute, quando portavo qualcosa a qualcuno, lo facevo solo per tentare di andare incontro a queste persone, è un grande dono poterlo fare, poter avere un lavoro che ti permette di aiutare la gente. Poi nella vita, però, succedono cose, tu evolvi, cambi, provi delle emozioni continuativamente e arrivi ad un punto dove dici: Ma perché non poterlo fare anche in altre situazioni, questo? Quindi, con quel bagaglio parto e vediamo dove il treno nuovo mi porterà. Sono una persona che non ha paura del futuro, e sono una persona che crede che poi l'impegno e la professionalità paghi sempre, questo almeno è quello che mi ha insegnato la vita. Sono molto fiducioso che sarà una bellissima nuova esperienza, con sempre l'occhio indietro e l'amore che ho per strisce la notizia che avrò sempre.

SPEAKER_04

A proposito di occhio indietro, tu hai fatto un sacco di strada dai villaggi turistici, poi la tv fino al teatro e varie altre iniziative, ecco, c'è stato un momento in particolare in cui magari ti sei sentito più spaventato, più incerto, e da quel momento è nato qualcosa di creativo o è stato un momento di crescita personale?

SPEAKER_05

Ogni volta che decidi di fare qualcosa di nuovo succede questa, provi questa emozione. No, è evidente, perché tutte le volte che tu decidi quella strada nuova che vuoi intraprendere, quindi è successo quando sono ripartito in teatro, prendendo proprio ultimamente dopo vent'anni che non salivo su un paico, anche se quello era il mio sogno da ragazzino, anche se quella è stata la motivazione per la quale io sono arrivato a Milano la prima volta, cioè, volevo fare teatro, volevo fare musical, poi la vita mi ha portato a fare altre cose. Tuttavia, la paura e la difficoltà di affrontare una nuova sfida c'è sempre. Farla, poi a età adulta, con più coscienza e con meno capacità di affrontare le cose senza pensarci troppo, è evidente che il lavoro su te stesso è importante. Però, come ti ho detto prima, ritengo che quella paura la si sposta sconfiggere con il coraggio, e se tu non ti butti, perdi delle occasioni. Io, siccome la vita la voglio lodare in ogni momento, non guardo troppo al futuro, ma guardo al presente in maniera molto forte in questo momento. Cercino di vivere ogni singolo attimo come se fosse l'ultimo, questa roba qua mi permette di poter avere un po' meno paura e avere più coraggio per affrontare le cose che sto facendo. Il teatro in questo momento è quello che mi ha dato più emozioni, che mi sta continuando a dare più emozioni.

SPEAKER_04

Tu sei impegnato anche nel sociale con diverse iniziative, o per la tutela della natura, per altre attività umanitarie. Ecco questo tuo impegno, come ha influito sul tuo equilibrio emotivo e sul tuo senso di obiettivo, insomma, di scopo nella vita?

SPEAKER_05

Ma penso che quello sia il frutto di un cambiamento interiore che ho avuto nel corso degli anni, cioè come ti dicevo prima, il desiderio di aiutare le persone, di rendermi utile, di poter essere attivo e anche promotore di cose che facessero bene non solo a me, ma anche alla comunità che vivevo in quel momento, a spinto perché io potessi essere e essere promotore anche di questa associazione di beneficenza che ho fondato, è evidente che non può esistere una scelta difficile dedicata agli altri se tu prima non riesci a cambiare interiormente, a non pensare più a te stesso, e basta, ma a pensare anche a noi rispetto a un io. E quindi il cambio di vita, il cambio di destinazione, sono andato a vivere in mezzo a un bosco, in una casa in legno, ho abbandonato Milano. Ci sono stati tanti passaggi che mi hanno portato a queste scelte oggi, però, mi ritengo una persona felice, e non credo ce ne siano tante che possono affermare io sono felice, invece, io ti posso dire che io sono felice.

SPEAKER_04

E come vivere in mezzo alla natura?

SPEAKER_05

Vivere in mezzo alla natura e vivere la reale quotidianità, riconoscere i colori, respirare in maniera diversa, farti emozionare da un fiore o da un animale che viene in casa tua a mangiarti quel fiore che è appena cresciuto. Ci sono cose che dovremmo insegnare i nostri bambini perché se continuiamo a vivere nel cemento e costretti a dover ottenere obiettivi, la strada più bella, più lunga e più veloce. E invece, a volte la strada è meglio che sia un po' dissestata con la roccia, ma in mezzo alla natura, il risultato cambia, cambia su te stesso, cambia su quello che tu decidi di fare quello che tu decidi di ottenere.

SPEAKER_04

E secondo te questo è un percorso che tu sei riuscito a fare perché prima hai ottenuto successo e poi hai fatto tutto sommato una sorta di saggio buon ritiro, oppure anche non ottenendo successo, sarebbe stato un raggiungimento possibile?

SPEAKER_05

No, oggi posso darti certamente una risposta. Prima ero molto in dubbio, adesso sono sicuro di quello che mi è successo. Sono cresciuto ego riferito con un io molto pressante, una volontà di affermarmi e di ottenere successo e di riuscire a fare quello che sognavo da bambino. Poi, però, quando l'ho ottenuto, mi sono reso conto che la felicità non stava lì. Quindi non era il diventare famoso o l'essere diventato famoso, o guadagnare di più la macchina più grande o la casa più bella. Mancava la felicità, purtroppo e per fortuna, tutti noi viviamo per quello e chi non lo afferma, probabilmente è bugiardo con se stesso, no? Il problema è dove cercarla quella felicità. Ho avuto delle esperienze successivamente che mi hanno portato un po' in giro per il mondo, un po' in missione, un po'. Ho conosciuto delle persone che mi hanno fatto capire che la vita non è fatta solo di risultati concreti, reali, immediati e autoriferiti, ma se avessi spostato la mia visione dall'io a noi, avrei ottenuto molto di più. E ho fatto semplicemente questo: non scelgo più per me stesso, scelgo sempre per le persone che mi stanno intorno, e questa è la differenza sostanziale.

SPEAKER_04

In mezzo a tutto questo hai raccontato anche di essere passato da una posizione di ateo convinto a un percorso di fede cristiana profonda. Questo tipo di conversione, che tra l'altro, si è spesso avvertito negli ultimi decenni in diversi personaggi appartenenti allo showbiz. Come è nato e come funziona?

SPEAKER_05

Nasce casualmente, non è che vedi Gesù che cammina sulle acque, nemmeno la Madonna, che meno male mattina, non succede quello, non succede quello. Io semplicemente mi sono sentito mi sono trovato a un certo punto in ginocchio a pregare la necessità di farlo. Avevo 43 anni e fino a pochi mesi prima bestemmiavo per cadenza, anche perché in Toscana la bestemmia è una cadenza più che un vero attacco. Mi si sono trovato, e a differenza delle volte precedenti, che probabilmente mi sarà capitato mille volte di avere l'opportunità di pensare se quella roba fosse vera o non fosse vera, prima l'ho lasciato andare. Quella volta lì mi sono fermato a tentare di capire che cosa potesse significare. Detto questo, però oggi non mi vergogno a raccontarlo, sì è vero, sono profondamente credente, ma sono anche convinto che si debba cambiare lo stereotipo del cristiano sfigato, cioè, non si deve più pensare, a quello è in ginocchio a pregare per delegare le sue responsabilità. Io ho compreso che quel Gesù, chiamiamolo col suo nome reale, uomo non Cristo, è semplicemente una persona che ha fatto delle robe fighissime, ha detto delle robe fighissime, un rivoluzionario unico e ci ha dato dei consigli da seguire. Io ho iniziato ad applicare quei consigli e funziona. Funziona. È evidente che ti perdi in alcune cose delle convenienze, perché ti ripeto, non si parla più con l'io, ma si parla con noi, e quando tu parli con noi, a volte devi fare delle scelte che per te non sono convenienti, ma sono convenienti per magari le persone che sono intorno a te. Quindi io credo che anche quello che mi è successo possa. E se posso dare il mio contributo a modificare questo stereotipo brutto del cristiano che è lì che non fa niente. Invece, siccome la fede è fare, fare, fare, fare, tu mettiti in prima persona, questo ha voluto dire aprire gruppi di volontariato con i quali lavoriamo in comune gratuitamente tutte le settimane, vuol dire aprire la di beneficenza, vuol dire guardare la gente con attenzione, ascoltare le persone con attenzione e verità, invece che far finta di ascoltarle e poi girarti e sbatterti i coglioni. Poi io sono sempre lo stesso a pirla di prima, sbico le parolacce, faccio sempre gli stessi errori e continuerò a farli, però so qual è la strada dove voglio tornare, dove voglio stare.

SPEAKER_04

Un'ultima cosa, tra le emozioni disturbanti che tutti noi abbiamo e che sono soprattutto ansia, tristezza e rabbia, qual è quella con cui ti sei dovuto confrontare di più nella tua vita?

SPEAKER_05

Ah, mi sono dovuto confrontare con l'ansia e la depressione, anche. E questa roba qua mi ha distrutto, mi ha distrutto perché una persona che sa di vivere e vive da tutta la vita con il suo cervello sempre collegato e che era la parte forte di se stesso, nel momento in cui tu ti accorgi che tu non lo comandi più, questa roba qua è distruttiva, fisicamente distruttiva. Succedeva una decina d'anni fa, questa roba qua. Oggi sto bene, non ho più affrontato e non ho più avuto nemmeno delle ricadute grazie ai farmaci e grazie alla terapia che ho fatto. Quindi, questo voglio fare anche un appello. Non bisogna vergognarci di poter provare delle emozioni così, perché a volte la vita ti porta a non riuscire più a controllare la tua vita, e questa roba qua ti fa paura, molto più di tutto il resto.

SPEAKER_04

Max Lauda Dio, intanto grazie per tutto quello che ci hai raccontato. Un grande abbraccio e in bocca al lupo.

Trucchi del mestiere

SPEAKER_05

Grazie a te, Ale, un abbraccio grande, a presto.

Millennials

SPEAKER_04

Crucchi del mestiere. Oggi parliamo di gratitudine, ma in versione concreta. Non un elenco forzato, eh, ma un allenamento dell'attenzione. Perché fare gratitudine non significa dire che tutto va bene, significa evitare che la mente, quando soffre, cancelli anche ciò che c'è di buono. E quindi ti propongo come al solito tre trucchi del mestiere: tre esercizi: uno che si chiama severing: assaporamento, uno di gratitudine non ovvia, e uno di gratitudine attiva, cioè un gesto verso qualcun altro. Allora, il primo esercizio è questo che si chiama severing 30-30-30, perché ogni parte dura appunto 30 secondi, sono sempre piccoli esercizi, però, come ti ripeto sempre, fare un po' di allenamento, sempre è molto meglio che fare tanto allenamento poche volte, un po' come andare in palestra 40 minuti al giorno, è meglio che andarci tre ore una volta sola la settimana. Allora, scegli un micro momento piacevole che è avvenuto nelle ultime 24 ore. Ci sarà una risata, una doccia calda, un messaggio che hai ricevuto. Un solo momento piacevole ce l'hai? Ora lo riguardiamo con tre lenti, come se stessi guardando quel momento attraverso degli occhiali particolari, con tre dotazioni di lenti differenti per 30 secondi ciascuna. Ok? Allora, prima lente è la lente del corpo. Dove senti il corpo che si attiva mentre pensi a quel momento piacevole? Ok? Senti calore? Senti distensione? Ti viene un mezzo sorriso? Hai un respiro forse un po' più largo? Seconda lente. Questa lente è quella dei dettagli. Quali tre dettagli rendono quel momento piacevole vivo, vivido, dentro di te? Che ne so, un colore? Un suono? Un gesto? Ed eccoci alla terza lente, il significato. Vuol dire che quel momento piacevole himpresso una traccia gradevole nella tua vita. E quindi che cosa dice della tua vita a quel momento? Che valore tocca? Cura, bellezza, connessione, quiete. Adesso respira un attimo, con consapevolezza, e lascia che quel momento resti dentro di te per qualche secondo, come se lo fotografassi, come se averlo visto attraverso queste tre lenti diverse, potesse avertelo reso di nuovo presente, potesse avertelo reso disponibile. E nota che non stai negando tutto il resto, stai semplicemente aggiungendo equilibrio, stai semplicemente rendendo più evidente, sottolineando qualcosa di piacevole. Ed eccoci al secondo esercizio, il secondo trucco del mestiere. Questo esercizio è quello della gratitudine non ovvia, è perfetto nei giorni che fanno un po' più schifo, per così dire, i giorni un po' più difficili. Qui non si tratta di ringraziare il dolore, ma di ringraziare ciò che è nato grazie a una fatica. Scegliti una difficoltà recente, che non sia enorme, come al solito, quindi un ostacolo, una piccola difficoltà quotidiana, un momento di impasse, una defiance, e scrivi due frasi su carta oppure nelle note del telefono, per esempio. La prima frase la inizi così: è stato difficile perché, e concludi la frase con una riga onesta, dai, dopodiché, ti prendi il tempo per scrivere una seconda frase. Questa seconda frase la inizi scrivendo: Grazie a questo ho notato o ho imparato che, e anche qui completi con una riga, magari un bisogno, un limite, una risorsa, una scelta, una scoperta. Poi chiediti se questa lezione fosse vera, se questa cosa che ho sottolineato adesso e che ho qui davanti nelle due righe che ho scritto fosse vera. Qual è una piccola scelta diversa che potrei fare questa settimana sulla base di questo piccolo apprendimento? E chiudi l'esercizio con una frase equilibrata. Non mi è piaciuto. Non lo auguro, ma posso usarlo. È importante questa frase, perché non possiamo pretendere di imparare le cose soltanto da cose che ci piacciono. A volte succedono cose che non ci piacciono, ma come abbiamo appena dimostrato, si può sempre imparare qualcosa anche dai momenti più sgradevoli e possiamo riconoscere sia che sono sgradevoli, sia che abbiamo imparato qualcosa. Terzo e ultimo trucco del mestiere per questa puntata è l'esercizio della gratitudine attiva. È un po' il gesto che chiude il cerchio. Qui la gratitudine diventa potentissima grazie al fatto che si trasforma in un'azione. Pensa a una persona che ha avuto un impatto piccolo ma reale su di te. Non serve la persona più importante della tua vita, può essere anche una persona che ha avuto un impatto piccolo, occasionale, momentaneo, ma che ce l'ha avuto riconoscibilmente. E scegli se scrivere un messaggio. O una nota, o fare un vocale per questa persona usando tre frasi che adesso ti suggerisco: la prima contestualizza l'episodio, no? Quindi sarà quando hai fatto o hai detto, e metti un fatto concreto, una cosa concreta che quella persona ha fatto o ha detto: seconda frase: per me ha significato, e qui descrivi un po' l'impatto che ha avuto, cioè come ti sei sentita, insomma, e poi la ragione. La terza frase: volevo dirtelo perché. E qui metti il valore che vuoi esprimere: gratitudine, stima, affetto. Se puoi, invia il messaggio realmente entro la giornata di oggi, se non puoi, rileggilo almeno ad alta voce o riascoltalo se hai fatto un vocale, perché l'effetto sul tuo cervello e sul tuo tono emotivo è comunque reale. Chiudiamo così: gratitudine non è ottimismo forzato, è un po' un'igiene dell'attenzione, è un po' un'educazione per il tuo cervello. E gli spiega dove appoggiare l'attenzione e dove darne meno. Se vuoi, scegli un esercizio e ripetilo per tre giorni. Vedrai che è sorprendente quanto ti cambia il colore della settimana. Millenniar! Come sempre per parlare di generazioni e stranezze o differenze generazionali, eccoci con Davide Burchiellaro, responsabile di gente.it. Ben ritrovato, Davide. Buongiorno. Allora, questa volta parliamo di una nuova narrativa che ha preso piede da un po' di tempo e lo vediamo nelle serie tv. Ed è la narrativa che è una rivisitazione del lieto fine Disneyano, cioè che i protagonisti partono in una condizione, magari disagiata o con difficoltà o dal basso, e poi in qualche modo, attraverso traversie di ogni tipo, si riscattano. Quindi c'è questa visione della possibilità di cambiare destino, che naturalmente non è propriamente a cartone animato come nel mondo Disney, ma che ci dà un po' anche la sensazione di questo desiderio di abbandonare la condizione di partenza e tra virgolette, di farcela quasi a volte a tutti i costi. Raccontaci.

SPEAKER_06

Allora, partiamo da un esempio proprio abbastanza chiaro, abbastanza limpido, che è questa serie che è Mare Fuori. Mare fuori parte proprio da un concetto che è estremamente metaforico, cioè il carcere minorile, che diventa un po' un limbo di possibilità. Il messaggio del riscatto parte proprio da lì, che il crimine non è una scelta identitaria, ma è una conseguenza o geografica o familiare, quindi sposta un pochino anche l'attenzione sul sociale. Il riscatto non è che avviene attraverso una lezione morale, però avviene attraverso due elementi che ai ragazzi piacciono molto: che sono l'arte, soprattutto la musica, e poi le relazioni. Ovviamente, questo è un messaggio che sta passando attraverso anche i social network. Quindi TikTok, per esempio, ha la facilità di prendere questo tipo di fiction di trasformare i protagonisti in vere e proprie icone di stile, quindi il riscatto a questo punto diventa un trend estetico, oltre che valoriale, e in questo, secondo me, c'è una differenza anche rispetto alla pedagogia disneviana, se vogliamo. Per cui in realtà qui non c'è più soltanto come dire l'aggancio dell'evasione, ma anche un po' mirroring per dire un vedersi riflessi, quindi la narrazione diventa pedagogica, però è un po' sottotraccia questo aspetto, e non è più tanto dall'alto verso il basso, ma un po' dentro il gruppo di riferimento, se vogliamo. La stessa cosa avviene un po', se vogliamo, per altri elementi dove l'adultitudine, chiamiamola così, l'età adulta diventa più rilevante, come nel caso della preside o altre serie tv che hanno al centro un po' la scuola, un po' le agenzie di comunicazione e di educazione attuali. Ovviamente c'è un tema di carenza, di scarsity, che si direbbe così in economia e marketing, di scarsity di figure rilevanti in termini di autorevolezza, quella che una volta era l'autorevolezza paterna e materna, e quindi si cerca e si può trovare in figure come educatori diversi, preside, eccetera, una sorta di antagonista, che è però un antagonista benevolo, che sfida un po' il ragazzo a superare i propri limiti.

SPEAKER_04

Ti propongo questa riflessione, poi ti faccio concludere. Secondo me il riscatto è una tematica particolarmente interessante se non si imposta su una logica di rango. Sotto il profilo psicologico, il rango è quel sistema motivazionale, mutuato un po' dal mondo animale predatorio, che fa sì che ci debba essere sempre un'impostazione gerarchica e che ci si senta sempre sfidati sul fronte della gerarchia, dell'importanza, dell'imponenza, appunto del ruolo. Ecco, se il riscatto significa uscire dalla propria condizione, migliorare se stessi e ambire a qualcosa, lo trovo un passaggio assolutamente creativo, interessante e di personal improvement, per così dire. Se il riscatto però diventa una modalità di confronto e di guerriglia, perché devo essere non ciò che posso essere migliorandomi, ma devo essere meglio degli altri, o devo arrivare al livello in cui vedo altri arrivare, questa invece la trovo una logica tossica.

SPEAKER_06

Assolutamente. Infatti, il rischio è proprio quello che da cui si parte, cioè il rischio che vivono gli adolescenti, è quello di una ipercompetitività, il senso di incertezza che questo comporta. Quindi, è chiaro che il riscatto parte, però, da questa come una condizione svantaggiosa, non sicuramente da non seguire in termini di dominio o di spirito predatorio, come dicevi tu. Il problema qui è vedere appunto questa sorta di catarsi da questo tipo di condizione. Quindi il personaggio che parte dal fondo risale da speranza rispetto alle proprie ansie prestazionali che, come sai, come pensai molto meglio di me, sono una peste bubbonica di questi tempi. Poi c'è la validazione, cioè vedere comunque le sofferenze degli adolescenti che a volte sono divite dagli adulti, e hanno però una sorta di dignità narrativa, e quindi riconoscerle, riconoscere in un prodotto anche visivo, eccetera, dà una forma di condivisione in qualche modo, e poi c'è il discorso anche dell'appartenenza. Quindi creare una sorta di fandom attorno al senso di riscatto, in qualche maniera ha un obiettivo che è quello di creare una comunità di valori. Poi non so se questo effettivamente va poi alla fine a fondersi con lo stesso concetto disegnano che dicevamo prima. Però, tutto sommato, c'è da dire che la fiction italiana ha capito che forse non servono tanto supereroi, ma i cosiddetti eroi di prossimità, no? Il riscatto non è più diventare ricchi o famosi, ma riuscire a dire no a un destino già scritto da altri.

SPEAKER_04

Questa logica è molto interessante e ci salutiamo con questa, Davide Burchiellaro, responsabile di Gente.it. Alla prossima!

Letteratura scientifica

SPEAKER_06

Alla prossima.

Futuroprossimo

SPEAKER_04

La letteratura scientifica. C'è una parola che suona spesso un po' New Age e invece sta diventando sempre più concreta nei dati: è gratitudine. Non come positività tossica, ma come pratica che può allenare la risposta allo stress. Di recente una ricerca ha misurato qualcosa di molto fisico, la variabilità della frequenza cardiaca, un indicatore collegato alla capacità del nostro sistema nervoso autonomo di adattarsi allo stress. E ha trovato che scrivere una lettera di apprezzamento può migliorarla. In pratica non è solo sentirsi bene, ma è il corpo che impara a rientrare più rapidamente da una botta emotiva. Un secondo studio longitudinale racconta invece una catena interessante. Una genitorialità di supporto sembra favorire la grinta, la perseveranza passando da due snodi: gratitudine e soddisfazione di vita. Il punto non è essere i genitori perfetti, ma che certe emozioni possono diventare competenze trasmissibili. Quando un ambiente aiuta a dare senso e a riconoscere le risorse, cresce la nostra capacità di reggere la frustrazione. Terzo tassello sulla resilienza che vale per tutti. Alcune ricerche indicano che le credenze di base sul mondo, per esempio, posso trovare aiuto, La mia vita ha un significato anche nel dolore, non tutto è caos o simili, possono funzionare da cuscinetto psicologico di fronte a traumi o a grandi avversità. Non come negazione del male, naturalmente, ma come struttura interna a cui aggrapparsi quando il terreno trema sotto i piedi. Futuro prossimo. Come sempre insieme a Gianluca Riccio di FuturoProssimo.it. Ciao Gianluca, ben ritrovato. Ciao Alessandro, ciao a tutti. C'è una disfida molto strana da sempre nel mondo dei ristoranti stellati o ad alto livello. Non l'ho mai capita, ma deve essere perché non sono uno chef. Cioè, praticamente, molto spesso le varie cucine stellate si confrontano sulla loro abilità nel preparare il piccione. Che è una carne che ti deve proprio piacere, perché è dolcissima, stramba, eccetera, eccetera. Però non è che ce ne sia tanto nel piccione di per sé, no. Ecco, vorrei proprio capire come un ristorante stellato può preparare un buon piatto di piccione cyborg, che è una cosa che ci arriva dalla Russia.

SPEAKER_00

Cominciamo col dire che io sono un meridionale, un partenopo per cui se dici piccione e menzioni un piatto, quindi mi fai associare mentalmente il piccione con un cibo, potrei anche diventare un cyborg. Io stesso sostituendomi il bene dell'empatia per non capire, per non provare dolore. Questo per dire che cosa? Che a parte l'aspetto culinario, c'è una questione che ha interessato prima una vasta schiera di complottisti in rete e poi una start-up russa. Di che cosa parlo? Parlo, tu l'avevi accennato: di piccioni cyborg. Una start-up russa che si chiama Neiri ha testato e mostrato degli esemplari di piccioni cyborg dotati di un chip cerebrale. Ora, facendo un passo indietro, tu devi sapere che in rete c'è stata una campagna partita inizialmente come parodia, proprio per prendere in giro certe teorie della cospirazione che recitava più o meno così: gli uccelli non sono reali. E qualcuno diceva: Voi avete mai visto morire un piccione? I piccioni volano intorno a noi, ma non hanno una relazione vera con noi. Probabilmente sono dei robot, non sono veri. Si prendeva in giro questa posizione, e tanti ci cascavano anche, ma adesso sembra che siamo di fronte ad un annuncio più o meno ufficiale. Questa startup, che è una startup che si occupa di neurotecnologie, ha annunciato addirittura i primi test di volo a Mosca. Di che cosa si tratta? Di piccioni veri e propri, più che essere cucinati, vengono dotati di un GPS montato sulla schiena. Io farò sforzi per non ridere, di pannelli solari per l'alimentazione, quindi si alimentano non mangiando miglio, ma attraverso il sole e si muovono spinti, diciamo, dalle direzioni che gli vengono inculcate da un pilota.

SPEAKER_04

La tecnologia si chiama c'è sempre dentro di me, quando tu mi racconti queste cose, una domanda che esplode detonante, ed è proprio ne sento l'eco, ma perché? Ma perché?

SPEAKER_00

Vedrai adesso che continuo perché questa tecnologia si chiama PJN 1. Ora, dal nome inglese Pigeon per piccione, io comincio già a subodorare un po' di bufala e trasformerebbe questi uccelli comuni in dei veri e propri biodroni controllabili da remoto. Ora, questa start up ha ricevuto un finanziamento di oltre 10 milioni di euro dal Cremlino e il miliardario fondatore che si chiama non ridere Vladimir Potanin, il nome mi ricorderebbe qualcuno, devo dire la verità.

SPEAKER_03

Deve essere un alias così, certo.

SPEAKER_00

Parla di ricablare le persone. Gli scienziati internazionali aspettano ancora dei dati verificabili di questo ricablaggio. Tuttavia sospendo un attimo l'incredulità, facciamo finta che tutto questo sia vero, verificato. Insomma, io dalle prime veri che ci sono, c'è il sito di questa startup, di questa Neri Group, che è stata fondata nel 2017. Io ho fatto tutte le mie brave ricerche. E poi soprattutto, quello che ci serve comunicarci è che questa teoria, almeno sulla carta, ha un senso, questo ci interessa. Questi piccioni, con questo zaino elettronico, grande come una scatola di fiammiferi, con un controller, una videocamera alimentata dal sole, volano fino a 500 km al giorno. Questo dato è condiviso anche con i piccioni biologici normali, insomma, non con i cyborg, non ricaricano batterie e passano inosservati in ambiente urbano. Come distingueresti tu, ad esempio, un piccione cyborg da un piccione normale o da un piccione fashion, che magari ha uno zaino qualunque ma non ricaricabile. Nessun sistema antiaereo lo abbatterebbe. Un radar non li rileva come minaccia. La mia auto, sì, ma un radar no. La mia auto, io ho comprato un'auto bianca apposta per confondere le piccione, perché i piccioni si sa che sono attratti da quelle colorate, perché possono poi ridipingerle a piacimento. Comunque, ci sono tantissime applicazioni dichiarate di una tecnologia del genere. Ci sarebbero il monitoraggio delle infrastrutture critiche, ad esempio, le ispezioni industriali, ricerca e soccorso. Le applicazioni non dichiarate anche le conosciamo, insomma, tranne giocare a scacchi col famoso piccione. Insomma, ci sarebbero tante cose. Se la Russia avesse davvero piccioni cyborg, li avrebbe annunciati pubblicamente.

SPEAKER_04

Questa è una domanda che pure mi farei: se questa startup avesse davvero un CEO che ha inventato dei piccioni cyborg e questi piccioni interessassero alla Russia, questo CEO sarebbe ancora in vita?

SPEAKER_00

Questa è molto interessante. Sarebbe un CEO Cyborg a sua volta. Le teorie del complotto, come sai, sono delle spirali, quindi potremmo non uscirne mai più. Quello che posso dire attualmente è che questa ad occhio e croce sembra una presa per il tubo. Cioè, magari sì, esistono dei piccioni cyborg o degli esperimenti in qualche forma, verranno mai usati? Se funzionano davvero sarebbe strano parlarne. Ecco, comunque la prossima volta che un piccione vi passa davanti alla finestra. Potete sempre chiedergli. Esatto, date un'occhiata, oppure chiedete se Hitchcock sei tu? Qualche cosa del genere. Tanto ormai vuol dire che vi è già partita la brocca. A quel punto dite quello che vi pare. La differenza insomma tra essere normale e no, non è sempre ovvia.

SPEAKER_04

Assolutamente. Gianluca Riccio o chi dice di essere lui?

Belle notizie

SPEAKER_00

Grazie, grazie a te.

SPEAKER_04

Belle notizie. La prima di oggi è che nel 2025, per la prima volta, Eolico e Solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili nell'Unione Europea. Si tratta di un sorpasso simbolico e strutturale. Non dice che il problema energia è risolto, naturalmente, ma dice che la direzione è chiara e che la transizione ha un motore già acceso. È interessante anche il contesto, nonostante meteo sfavorevole in alcune aree, le rinnovabili hanno continuato a crescere e il carbone è sceso ai minimi storici. La parte evergreen è questa: quando un sistema energetico supera una soglia, poi tende a costruire inerzia. Il passo successivo sarà rendere stabile quel vantaggio investendo in rete, accumuli, flessibilità, insomma, sprecare meno energia nelle ore di picco. È comunque una buona notizia perché porta meno dipendenza da importazioni e più previsione nei costi, quindi più serenità collettiva. La seconda notizia di oggi è il settore delle costruzioni, spesso visto come lento, sta iniziando a muoversi davvero. Heidelberg Materials ha annunciato l'avvio delle consegne di Evo Zero, descritto come un cemento con anidride carbonica catturata legato a un impianto di carbon capture and storage. Perché conta? Perché qui non parliamo solo di un materiale sperimentale, ma di clienti e di consegne, cioè di mercato. Il momento in cui un'innovazione smette di essere prototipo e diventa opzione reale, beh, quella è davvero una piccola parte di rivoluzione iniziata, perché il cemento è una delle fonti più grandi di emissioni industriali, quindi anche miglioramenti non perfetti possono avere effetti enormi se poi scalate. Messaggio da portarci a casa: la transizione non è solo pannelli e auto, è anche cambiare i materiali che usiamo tutti i giorni per costruire case, scuole e ospedali. Terza bella notizia, rewilding inversione marina. In Thailandia è partito un progetto per reintrodurre in mare giovani Indo-Pacific Leopard Shark che sono dei particolari tipi di squalo allevati e preparati in cattività e poi rilasciati in natura con monitoraggio tramite tag acustici. È una strategia intelligente usare popolazioni che prosperano negli acquari per sostenere il recupero di quelle selvatiche ridotte da pesca e perdita di habitat. La parte bella è che non si limita al rilascio, ma il programma include salute, tracciamento e obiettivi chiari di successo, come vedere anche la riproduzione in mare e la scomparsa dai mercati del pesce. Un promemoria potente che ci ricorda che quando un ecosistema perde un predatore, in realtà perde equilibrio e quindi reintrodurlo con cura può riattivare una catena di benefici.

SPEAKER_02

Era Relief il podcast.

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Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido per le emergenze emotive di tutti i giorni.

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