Relief: il podcast.
Relief è il primo servizio di sollievo psicologico rapido dedicato alle emergenze emotive e al benessere quotidiano. Ha sede a Milano e funziona dal vivo in metropolitana (MM5, fermata Isola) e on line su www.reliefpsicologico.it.
Questo podcast racchiude storie di persone, consigli psicologici pratici e tecnici per affrontare meglio la vita di tutti i giorni, letteratura scientifica, consigli di lettura e buone notizie.
Conduce Alessandro Calderoni, psicologo e psicoterapeuta, ideatore del servizio, già voce a RMC e Virgin Radio.
Relief: il podcast.
#6-1 Cadere, rialzarsi, ricablare - Ospite: Matteo Cambi (GURU)
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Una margherita stampata su una t‑shirt può diventare un simbolo di un’epoca. E può anche diventare la cornice perfetta per parlare di successo, identità e fragilità quando tutto accelera troppo. Con noi c’è Matteo Cambi, fondatore del brand Guru, che ripercorre l’ascesa nei primi anni 2000, l’intuizione del racconto e della community prima dei social, e poi la parte che di solito resta fuori dalle foto: eccessi, dipendenza da cocaina, perdita di contatto con la realtà e conseguenze giudiziarie che portano a uno stop totale.
Da questa storia passiamo alla psicologia pratica e alla gestione delle emozioni con tre strumenti per il dialogo interiore. Ti guidiamo nel mini ABCDE della terapia cognitivo comportamentale per ristrutturare un pensiero, nel distanziamento cognitivo per smettere di obbedire alle “storie” della mente, e in un esercizio di immaginazione per trasformare il critico interno in un coach che dà indicazioni utili. Se cerchi tecniche concrete contro autocritica, ansia e ruminazione, qui trovi passi semplici e ripetibili.
Poi allarghiamo lo sguardo con Davide Burchiellaro di Gente.it: coltelli tra adolescenti e “autodifesa preventiva” tra percezione e dati, ricerche su autocontrollo e benessere, fatica mentale e curva della felicità che sembra spostarsi verso i più giovani. Con FuturoProssimo esploriamo anche la stimolazione cerebrale e l’altruismo, tra scienza, limiti dei campioni e domande etiche. Chiudiamo con tre belle notizie su biodiversità in alto mare, biomarcatori Alzheimer accessibili da casa e un data center in legno più sostenibile. Se la puntata ti è utile, iscriviti, condividila con qualcuno che ne ha bisogno e lascia una recensione: quale passaggio ti resta addosso?
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Relief, il podcast Psologia pratica e gestione delle emozioni, con i trucchi, le interviste e i racconti di Alessandro Calderoni.
SPEAKER_05In collaborazione con gente.it Ciao a tutti, ben ritrovati.
Matteo Cambi And The Guru Boom
SPEAKER_03Comincia così la sesta stagione del podcast Relief. Ormai siete in tantissimi. La struttura che vi piace rimane in tonta, un ospite ogni puntata, e poi i due personaggi fissi, vale a dire Davide Burchiellaro e Gianluca Riccio, rispettivamente Gente.it e FuturoProssimo.it, un po' di tecniche psicologiche, qualche ricerca scientifica e una spruzzatina di belle notizie. Questa è la formula che ormai da tanti anni caratterizza ogni singola puntata di questo podcast, che quest'oggi vedrà come protagonista Matteo Cambi, imprenditore e fondatore del brand Guru. Parleremo insieme a lui dell'ascesa e della caduta di Guru, il peso delle dipendenze, in particolare della cocaina, e le conseguenze giudiziarie, poi il percorso di ricostruzione personale e professionale di Matteo Cambi. Qualche esercizio per questa puntata, come sempre tre a ogni puntata: il mini ABCDE, distanziamento del pensiero e i majeri del critico che diventa coach. Con Davide Burchi e Lara di Gente.it parleremo di coltelli così diffusi tra gli adolescenti tra la percezione e la realtà di insicurezza e l'autodifesa preventiva. Con Gianluca Riccio di Futuro Prossimo invece parleremo di come un certo tipo di stimolazione cerebrale può aumentare la propensione all'altruismo. Tre ricerche scientifiche in questa puntata, cioè autocontrollo e benessere, fatica mentale e curva della felicità. E infine tre belle notizie: entra in vigore l'accordo globale per la biodiversità in alto mare, prelievo capillare a domicilio per il biomarcatori dell'Alzheimer, e un primo data center fatto interamente in legno. Cominciamo. Il caso. In questa puntata di relief ospitiamo Matteo Cambi.
SPEAKER_05Matteo, ciao e benvenuto Ciao, ciao e grazie.
SPEAKER_03Matteo è un imprenditore che a poco più di vent'anni ha trasformato una margherita in uno dei marchi più riconoscibili dei primi anni 2000. Con guru avevi costruito un fenomeno pop davvero capace di entrare nella moda, ma poi anche nello sport e nell'immaginario, almeno in Italia. E poi sono arrivati questa crescita fuori controllo, gli eccessi e il crack e il carcere e poi un percorso personale, possiamo dire, di ricostruzione. Quindi la tua è una storia che parla sia di successo enorme che di errori, che di dipendenze, ma anche e soprattutto di cosa resta e di cosa si può costruire quando si spengono i riflettori. Ecco, partiamo da guru. Se torni al tuo primo giorno di guru quale fu la vera intuizione: il prodotto, il margheritone o il modo di raccontarlo, ma guarda, secondo me sicuramente è un insieme di cose.
SPEAKER_05Tuttavia, la chiave di svolta è stato il modo di raccontarlo. Probabilmente in quegli anni la t-shirt era ancora da esplorare. Quindi fare comunque una t-shirt, graficata che dava dei messaggi era sicuramente un'intuizione positiva, però, il modo di comunicare che poi ho scelto probabilmente lo è stato ancora di più.
SPEAKER_03Ecco, quando è che hai capito che la Margherita non era più solo un logo, ma un vero e proprio potenziale fenomeno culturale? Come ti sei accorto che stava partendo tutto?
SPEAKER_05Guarda, io ho capito che poteva essere un fenomeno culturale quando vedevo centinaia e migliaia di persone indossarla. Questo mi ha fatto ragionare in un senso di community, che oggi magari è un po' così. Facile pensare a una community, nel senso che i social hanno ovviamente accelerato, questo concetto di community, quasi vent'anni fa, secondo me, il concetto di community era un po' più difficile da interpretare, però io avevo capito che tutte queste persone che indossavano la Margherita, alla fine probabilmente volevano appartenere a un certo mondo, quindi di base anche a una community, ecco molto, molto prima dell'arrivo dei primi social hai usato testimonial ambiente, visibilità, quello che stavi dicendo.
SPEAKER_03Ma tutto questo quanto era istintivo e quanto era strategico?
SPEAKER_05All'inizio, secondo me, è stata un'intuizione, quindi un istinto, che mi ha portato a capire che certe persone frequentavano certi posti e avevano certe icone di riferimento. Che potevano essere persone della TV, giocatori di calcio, e tutta una serie di figure. E da lì ho capito che questo movimento che comunque era di grande visibilità, andava cavalcato.
SPEAKER_03Ecco, se tu riguardi indietro quando arriva il mondo dell'eccesso e inizia a rovinarsi il giocattolo, il tuo primo errore grave, secondo te, è stato più manageriale, più personale o più psicologico?
SPEAKER_05Ma guarda, io sulle scelte manageriali, comunque imprenditoriali, secondo me, al di là della mia condizione dopo un determinato periodo, ho perso un po' il contatto con la realtà non riempiango le scelte fatte. Dalla Formula 1, alla visibilità, agli scatti con i fotografi più importanti del mondo. L'unica cosa che un po' ti do una colpa è il discorso della cocaina.
SPEAKER_03Quanto hanno pesato le dipendenze chimiche, soprattutto la cocaina, appunto, come dicevi nelle scelte sbagliate che hai fatto?
SPEAKER_05Purtroppo hanno pesato tantissimo perché perché mi hanno distaccato totalmente dalla realtà e dalla mia voglia di fare, dalla mia voglia di lavorare, tutto quello che è stata la magia dell'inizio di un ragazzo di 20 anni: 22, che aveva un sogno e che questo sogno comunque era la sua vita. Quello è stato un problema veramente veramente importante per me e che non mi perderò ormai perché poi quello ha inciso su tutto.
SPEAKER_03Ma nel momento di massimo consumo e periodo più cupo, a quanto sei arrivato come dose quotidiana?
SPEAKER_05Purtroppo sono arrivato anche a 10 grammi di cocaina al giorno. Probabilmente le mie giornate erano scandite da più giorni in piedi, e quindi sai, il consumo era elevatissimo. Perché poi ho fatto anche magari dei due o tre giorni a non dormire, e quindi sai, perdevo anche un po' del tempo, del consumo e tutto quanto.
SPEAKER_03E ci sono state delle conseguenze fisiche importanti, a un certo punto ti sei fermato per le vicende giudiziarie, o ti sei fermato prima nel consumo per questioni sanitarie o di equilibrio?
SPEAKER_05Quello che mi ha realmente fermato sono state le condizioni giudiziarie, perché poi quelle mi hanno portato ad avere uno stop totale. Ovviamente l'arresto, la detenzione, quindi sono stato catapultato in una dimensione in cui ero obbligato a prendere coscienza di quello che mi stava capitando, devo essere sincero: in quel momento, poi la cocaina è passata in secondo piano, però è stato un percorso molto lungo. La mia guardia è altissima, il mio stile di vita è comunque molto rigoroso per far sì che questo obiettivo che penso ormai di aver costruito qualche base solida continui.
SPEAKER_03Ricordiamo un secondo i dettagli: la vicenda giudiziaria era per bancarotta fraudolenta. Se non sbaglio, hai patteggiato quattro anni e di questi, quanto hai fatto in carcere effettivamente?
SPEAKER_05Allora, di questi ho fatto tre mesi in carcere, un anno e mezzo ai domiciliari fra comunità diciamo domiciliari a casa, e il residuo della pena in affidamento in prova ai servizi sociali, ho beneficiato dell'affidamento in prova ai servizi sociali, perché, comunque, questa vicenda, poi, tra virgolette, ha avuto un lieto fine, perché il risarcimento che è stato fatto è, insomma, ha permesso, perché io, ovviamente, poi, quando è successo un po' il tutto, ho preso coscienza, ero giovane, non vedevo l'ora di risolvere questa problematica, e quindi ho cercato anche con il risarcimento personale di far sì che questa cosa passasse il più velocemente possibile.
SPEAKER_03È stato più difficile essere privati della libertà in quei tre mesi di carcere dover rinunciare alla cocaina che era a quel dosaggio estremo, oppure dover rinunciare al sogno imprenditoriale?
SPEAKER_05È stato un insieme di cose. Il sogno imprenditoriale purtroppo è svanito in un attimo, cioè in un attimo nel giro di due anni per poca attenzione da parte mia, poteva sicuramente Guru arrivare ancora di più a quello che poi ho lasciato. Nel 2008, quindi era veramente un marchio forte che stava prendendo piede in tanti paesi, al di là dell'Italia, quasi in 17 paesi in Europa, e aveva mire di altri confini, è stato veramente un peccato.
SPEAKER_03Il carcere come è stato?
SPEAKER_05Il carcere è stato molto duro, più che altro per una condizione mia di salute. Cioè, io sono stato arrestato, che ero nel pieno del problema della mia dipendenza, quindi sono arrivato, sono arrivato in una condizione molto fragile di equilibrio che comunque era veramente molto sottile. È stato duro più che altro sotto l'aspetto solitudine. Mi sono trovato ad affrontare tutta la vicenda giudiziale, gli interrogatori da solo, e quindi ho ancora un ricordo molto forte sia dell'arresto che del momento di detenzione.
SPEAKER_03Ti hanno aiutato anche psicologicamente?
SPEAKER_05Sì, assolutamente. Mi hanno aiutato psicologicamente, mi hanno aiutato anche le strutture del carcere, comunque il CER territoriale, il CER del carcere, per comunque cercare di affrontare questo periodo in maniera sostenibile da parte mia. Perché comunque la detenzione c'era di affrontarla, dovevo affrontare un interrogatorio, non sapevo per quanto sarei stato in custodia cautelare. Quindi era necessario comunque anche attraverso i farmaci avere un supporto per cercare di reagire anche per me stesso, perché mi stavo lasciando andare tantissimo.
SPEAKER_03Oggi fai il consulente oggi sono un consulente.
SPEAKER_05Sono sereno dopo alti e bassi, e ricadute, penso di aver trovato comunque una strada giusta, come dicevo, la mia taglia continua nel senso che comunque la guardia è sempre molto molto alta.
SPEAKER_03Da quant'è che non tocchi coca?
SPEAKER_05E da prima del Covid, poco prima del Covid. Quindi per me è un grande risultato perché non mi era mai successo. Perché anche dopo la carcerazione, dopo il periodo di detenzione, anche dopo nel periodo in cui sono tornato in libertà. Comunque le ricadute purtroppo sono state abbastanza frequenti. Quindi, oggi reputo questo periodo un obiettivo buono.
SPEAKER_03Con la moda hai chiuso?
SPEAKER_05No, non ho chiuso, né moda, secondo me, è cambiata tanto, è probabilmente un po' più difficile rispetto agli anni agli anni 2000, approcciare ad un progetto perché sono cambiate proprio le abitudini delle persone.
SPEAKER_03Una ultima domanda: se avessi davanti in questo momento un ventenne Iper smart che sta crescendo molto molto in fretta, e magari pensa un po' di essere indistruttibile, che cosa gli suggeriresti?
SPEAKER_05Gli suggerirei di credere nel progetto, di credere in quello che sta facendo, anche se comunque le difficoltà possono essere tantissime, per quanto mi riguarda, di non sbagliare mai con il tema delle droghe, su quello è forse la cosa che anche a distanza di quasi vent'anni, non riesco ancora a perdonarmi, Matteo Cambi, l'inventore di Guru.
SPEAKER_03Grazie per essere stato con noi. In bocca al lupo.
SPEAKER_05Grazie a voi e grazie a te, Crepilupo Crucchi del mestiere.
Teens And Knives Fear Vs Reality
SPEAKER_03In questa puntata lavoriamo sul dialogo interiore, cioè quel commentatore interno che quando ci sono i nostri giorni, no, sa essere davvero spietato. E così ti propongo tre esercizi diversi: uno di carattere cognitivista, diciamo, cognitivo comportamentale per ristrutturare un tuo pensiero. Uno che viene dal mondo dell'accettazione per prendere distanza dalle storie che ti racconta la tua mente. E una forma di immaginazione per trasformare il tuo critico in un allenatore più utile. Se stai guidando, resta con gli occhi aperti, fai solo le parti di ascolto. Se qualcosa ti attiva troppo, fermati e torna al presente: senti i piedi ben poggiati sulla superficie che li sostiene e guarda magari qualche oggetto intorno a te. Allora l'esercizio 1 possiamo chiamarlo mini ABCDE. Partiamo da un episodio piccolo e recente, non dalla questione più grande della tua vita, per favore. Che ne so, un'email sbagliata che hai ricevuto, una frase detta male, una distrazione, qualcosa che ti ha fatto ingrifare, diciamo. Prendi carta e penna, oppure le note del telefono e scrivi cinque righe, una per lettera, appunto A, B, C, DE. La A è l'attivante, cioè descrivi che cosa è successo in modo oggettivo, come se fossi un cronista, come se ci fossi una telecamera, ecco. Solo i fatti. La B sta per belief, cioè la credenza, il pensiero. Che cosa ti sei detto? Una frase secca, per esempio, non sono capace, andrà tutto male, farò una figuraccia, qualcosa del genere. La C è conseguenze. Che emozione è arrivata? Che comportamento ne è uscito? Cos'hai fatto? Hai evitato, ti sei chiuso, ti sei agitato, ti sei irritato, hai iniziato a pensare e ripensare. La D è il passaggio più utile: sta per disputa. Rispondi a queste quattro domande per fare la D. La prima domanda è qual è la prova migliore a favore del pensiero sgradevole che è arrivato in B? Qual è la prova contro il pensiero che è arrivato in B? E se un amico avesse questo pensiero, cosa gli diresti di realistico? E infine, qual è una lettura alternativa più equilibrata che tenga insieme i fatti? E alla fine c'è l'ultima lettera, la E, che sta per Effective New Belief: cioè, scrivi un pensiero nuovo, non deve essere zuccheroso, deve essere credibile, deve essere vero almeno al 60%: tipo sto imparando, o un errore non mi definisce, o posso fare un passo alla volta, o posso chiedere aiuto su quella cosa. E chiudi con una domanda semplice: con questo pensiero nuovo, quello che hai scritto in E, qual è la prossima azione di 5 minuti che potresti fare? E scrivi anche questa azione: se puoi, falla entro la giornata, perché autostima e calma arrivano spesso dopo il primo passo. Eccoci all'esercizio numero due di oggi, il secondo trucco del mestiere. Qui non combattiamo i pensieri ma li mettiamo alla giusta distanza. Quindi scegli un pensiero ricorrente che ti morde, che ti aggredisce di tanto in tanto e ripetilo nella tua mente una volta. Che ne so, se il pensiero fosse non ci riuscirò mai, ripeti volontariamente nella tua mente non ci riuscirò mai. Adesso aggiungi prima del tuo pensiero una piccola locuzione, alcune paroline. Per esempio, puoi aggiungere le parole sto avendo il pensiero che, oppure in questo momento la mia mente sta avendo il pensiero che e ripeti lentamente tre volte il tuo pensiero insieme a questa locuzione. Per esempio, quindi sto avendo il pensiero che non ce la farò mai, sto avendo il pensiero che farò una figuraccia. A cosa serve? Beh, serve perché un conto è dire domani mi bocceranno, un conto è dire: sto avendo il pensiero che domani mi bocceranno. Prendi distanza, vedi, è come usare uno zoom all'indietro. Facciamo un passo in più. Appunto, partiamo da sto avendo il pensiero che arriviamo alla frase che trova ancora un po' più di distanza, che ti fa fare ancora un po' più zoom out. La mia mente mi sta raccontando la storia che. Per esempio, la mia mente mi sta raccontando la storia che domani mi bocceranno. E dai un titolo a questa storia, come se fosse una serie tv, per esempio, il Catastrofista. Oppure il critico professionista. Quindi abbiamo. La mia mente mi sta raccontando la storia che non ce la farò mai. E il titolo della serie è Il Catastrofista. Questo serve per vedere ancora più da lontano il tuo pensiero. Chiediti adesso con curiosità, zero giudizio però. Quando questa storia arriva, quando arriva la serie Il Catastrofista, io di solito cosa faccio? Evito? Mi chiudo? Mi agito? Attacco? E cosa vorrei fare invece? Se contasse la mia direzione, se contasse quello che è importante per me, cosa mi piacerebbe fare? E quindi chiudi scegliendo una microazione, qualcosa di piccolo e di concreto, anche una roba da un minuto, due minuti, un messaggio, un momento di lavoro, un bicchiere d'acqua, una doccia calda, una pagina letta. Qualcosa che sia nella direzione in cui tu vorresti andare. La mente può continuare a parlare, e lo fa, ma tu puoi sempre scegliere di non obbedire automaticamente, di non darle corda. Eccoci al terzo esercizio, l'ultimo per questa puntata di relief. Con un po' di immaginazione ci combiniamo questo esercizio, che secondo me è sempre una parte piacevole, quella di immaginare qualcosa che vada in un modo diverso da quello che ci verrebbe di pensare. Quindi, il terzo esercizio di quest'oggi comprende una parte di Majory, di immaginazione attiva, porta alla mente il tuo critico interiore. Sai quella roba lì che ti dice sempre: non ci riesci, non ce la fai, sei brutto, è cattivo, è colpa tua, bla bla bla bla. Come se fosse un personaggio. Come è fatto questo critico interiore? Che voce ha? È vicino o è lontano? Come lo vedi? E immagina una stanza con due sedie. Tu sei da una parte e c'è questo critico che invece è seduto dall'altra parte, immagini di essere seduto su una sedia e di avere quella parte lì critica seduta sull'altra sedia, che ti dice una sua frase tipica, solo una, eh? E adesso la svolta. Senza giustificarlo, chiediti se quel critico stessa cercando di proteggerti da qualcosa. La cosa vorrebbe tenerti al sicuro dicendoti quella frase lì che ti ha appena detto: dal giudizio? Dal fallimento? Dal rifiuto? Ecco, adesso entra una terza figura. Il tuo allenatore interiore, gli puoi mettere anche una sigletta, una roba tipo Rocky, oppure tipo cartone animato, tipo videogame da combattimento. Arriva questo coach interiore, questo allenatore, che può essere una persona reale, magari è un te stesso del futuro, oppure una persona che per te è un mentore, o un personaggio immaginario, anche una qualità: che ne so, calma, gentilezza, fermezza. E questo allenatore parla al critico. Questo allenatore va davanti alla sedia dove è seduto la parte critica, e gli parla in maniera importante per te. Perché ti dice, o meglio, gli dice, dice al critico, dice a quella parte: capisco cosa vuoi evitare, ma così fai i solo danni. Ti propongo un nuovo ruolo. Aiutami con indicazioni concrete, non con insulti, non con offese, non con svalutazioni. Immagina che la voce del critico a questo punto un po' si abbassi e che trasformi quella sua frase antipatica invece in una versione costruttiva. Per esempio, da fai schifo, non vali niente, non sei capace, non ce la farai, a preparati meglio su quel punto e chiedi aiuto se ti serve. E poi chiudi con una frase breve dell'allenatore che invece questa volta si rivolge direttamente a te. Deve essere una frase credibile, pratica, tipo respira. Fmati, fai un passo alla volta e scegli sempre una micro azione per oggi per premiarti e per andare nella direzione che senti più tua. Un'azione piccola ma reale. Ricordati, non serve eliminare il critico, serve smettere di farlo guidare. Scegli un solo esercizio di questa puntata e ripetilo per tre giorni. La costanza vale più dell'intensità millennia. Ma che bello, è come ritornare tra amici Back to the Burkies. Ed eccoci con Davide Burchiellaro, direttore di Gente.it. Ciao Davide, ben ritrovato anche per questa stagione.
SPEAKER_04Buongiorno Alessandro, grazie.
SPEAKER_03Sei ormai un classico all'interno di questo podcast per parlare di generazioni, di differenze e distanze generazionali, ma a volte anche di analogie oppure di curiosità. Negli ultimi mesi, diciamo anche qualche anno, è diventata molto di moda una cosa sgradevolissima. Sfolto spesso ci capita di imbatterci in notiziette di cronaca e parlano di città sempre più violente e di bande di ragazzini o di singoli ragazzini o di compagini di ragazzini con nomi tra i più variopinti. Qualche anno fa andavano di moda i gruppi latini, adesso va di moda nel mondo dei maranza, ma di fatto ciò che accomuna tutti questi ragazzi è la presenza molto spesso di armi da taglio, a volte anche nei singoli quando litigano, a volte anche nei singoli quando si difendono, come mai c'è questa am addiction?
SPEAKER_04La questione è molto battuta oggi c'è da capire, soprattutto se si tratta di una scendenza vera o se i casi mediatici poi portano a enfatizzare. Ci basiamo sui dati istet, circa il 50% degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni è vittima di bullismo e questo, secondo me, non era un elemento frequente negli anni precedenti, per quello che riguarda la pubblica sicurezza, poi ci sono un incremento delle denunce per lesioni minacce tra i 14 e i 4 anni, è rilevante, direi, questo senso di sicurezza. Quindi, quello che anzi come dicevi in gradevole per introduce è quella della cosiddetta autodifesa preventiva, questo bisogno di sicurezza genera tutti i questioni, quelli per tutti ostili, c'è questa necessità, forse vogliamo dei genitori di autodifendersi. Il fenomeno del coltello è cambiato nell'ultimo anno, nel senso che una volta era lo strumento del realtà, adesso nelle tasche degli studenti che abbiamo visto è uno strumento molto accessibile rispetto ad altre fuoco, quindi è economico e reperibile ovunque e anche abbastanza facilmente ocultabile. In realtà, interviene anche qua, ci sono video su tutti i talk legati alla sottocultura, dei trill o trap, eccetera, che glorificano la lana come simbolo di status e di appartenenza.
SPEAKER_03Secondo me, una cosa interessante riguarda il rapporto tra persone e percezione della sicurezza. Una generazione e mezza, i genitori non avevano troppo timore di dare regole e divieti, e questo riduceva la possibilità di incontro di situazioni ad altissimo rischio, che sotto il punto di vista semplicemente neurologico e psicologico. Il cervello di un quattordicenne non è il cervello di un diciottenne. Questo significa che sia la valutazione delle zone e dei momenti di rischio, sia la capacità di contenere emozioni dirompenti come la rabbia, la gelosia, l'invidia o anche l'ansia cambiano tantissimo nel corso di quei pochi anni perché il cervello muta molto e abbiamo preso l'abitudine di estendere i momenti di vita in cui i ragazzi sostanzialmente escono quando vogliono, tornano quando vogliono, fanno quello che vogliono. È normale che si trovino di fronte a situazioni di pericolo che, però, qualche anno dopo probabilmente avrebbero gestito in maniera differente. Da lì una paura più diffusa e probabilmente anche questa sensazione fomentata dalla moda e dalla comunicazione di doversi, come dicevi tu, difendere preventivamente. La butto lì. Che ne pensi?
SPEAKER_04Sì, è assolutamente vero. Io sono anche un difensore delle generazioni giovani perché immediatamente torno indietro nel tempo a quando io avevo quel tipo di fluidità di pensiero per cui che cosa sarei diventato lo si decide dopo attraverso diversi passaggi, diciamo così. L'aspetto, forse, nuovo è che l'uso dei social network moltiplica queste opzioni perché offre la possibilità faustiana di poter essere un po' tutto quello che si vuole, e questo sarebbe carino anche affrontarlo da un punto di vista del significato dell'immaginario collettivo, cioè un discorso di contatto fisico che è qualcosa che abbiamo sicuramente perso e su distacco totale ormai le relazioni attraverso i social network, quindi c'è un contatto fisico, a differenza della pistola che agisce a distanza. L'immaginario collettivo sul coltello è proprio qualcosa che richiede vicinanza. E nell'immaginario degli adolescenti, appunto, che possedere un coltello significhi in qualche modo avere potere di vita e di morte portato di mano.
SPEAKER_03Tra l'altro, una protesi ingannevole perché chiunque abbia avuto modo o necessità di portare armi addosso, se non è un criminale, sa che di fatto le armi ti danno una finta sicurezza. Perché nel momento in cui avessi mai bisogno di utilizzarle, succede che diventano o criminogene, quindi tu diventi un criminale, o fomenti qualcuno che invece le usa abitualmente, o in ogni caso, anche se va bene, cioè ti difendi, poi finisci nei guai. Quindi è una sicurezza che diciamo, non porta benissimo.
SPEAKER_04No, assolutamente. Quindi, questo poi, in realtà, fa parte anche, se vuoi, di un altro aspetto di quell'etalino, cioè che è il senso di maneggiare un pericolo, no? Perché comunque è affascinante, affascinante avere in mano la paura, avere qualcosa che sfida la tua, e sfida quella degli altri, esatto, esatto, che è un po' quello, che tutti quanti noi avevamo sublimato nei tempi, ascoltando chi le rimette, anche altre cose, gli horror, esatto, questo horror, questa tendenza, insomma, guardare, a vedere il sangue come qualcosa di affascinante in qualche modo, però purtroppo diventa realtà e c'è dà una fantasia. Naturalmente, questo è un problema.
Research On Control Fatigue Happiness
Can Brain Waves Boost Altruism
SPEAKER_03Davide Bruchiellaro, primo intervento della stagione. Un intervento mi perdonerai, tagliente. Ci risentiamo alla prossima puntata. Comunque, ti è arrivata 4 secondi dopo, è l'età, questa è l'età. Vedi, se girassi con la lama in tasca saresti molto più smart. Alla prossima, Davide. Ciao, grazie. La letteratura scientifica. Siamo cresciuti con un'idea semplice: più disciplina uguale più felicità. E quando ci sentiamo stanchi, la conclusione spesso è colpevolizzante, mi manca forza di volontà o frasi del genere. Negli ultimi tempi, però, alcune ricerche stanno complicando, ma in senso buono, questa questione. La prima ricerca che ho trovato su questo tema è uno studio longitudinale che mette in discussione il dogma autocontrollo uguale benessere. L'idea non è che l'autocontrollo sia inutile, ma che il rapporto con la qualità della vita sia meno lineare di quanto raccontiamo noi stessi. Tradotto può esserci disciplina senza esserci serenità, ma anche serenità senza ipercontrollo. A volte il benessere cresce quando smettiamo di trattarci come un progetto da ottimizzare. Una seconda ricerca su questo tema è quando diciamo sono mentalmente a terra, immaginiamo una batteria scarica, ma questa ricerca propone un'interpretazione diversa. La fatica mentale può essere anche una questione di motivazione e di significato, in particolare, impostare obiettivi specifici e leggermente crescenti, può ridurre quella sensazione di svuotamento durante compiti lunghi, non perché diventiamo supereroi, ma perché il cervello sente un percorso e non solo un muro. Ed eccoci la terza ricerca della puntata, per anni abbiamo sentito parlare della cosiddetta V della felicità, cioè felici da piccoli, un calo a mezza età e poi risalita della felicità da anziani. Un grande studio globale suggerisce invece che oggi lo schema si stia ribaltando, l'infelicità a un picco nella parte più giovane, nella prima parte della nostra vita, tende a calare con l'età, quindi diventiamo più felici da adulti, con un aumento rapido del disagio tra i giovani, soprattutto tra le giovani donne, e questo non è un verdetto sulla vita, peraltro, ma un segnale importante. Ci dice che oltre alle strategie individuali serve anche un discorso collettivo che riguarda pressione, aspettative e futuro. Futuro prossimo. Come sempre per parlare di novità e stravaganze, siamo con Gianluca Riccio di FuturoProssimo.it. Ciao Gianluca, ben ritrovato.
SPEAKER_00Ciao Alessandro, salve a te.
SPEAKER_03Senti, io non so se tu ti senta più propenso ad aiutare gli altri o te stesso a fregarti in assoluto, ma vorrei approfondire con te proprio l'impatto che può avere una semplice frequenza, a quanto pare, su alcune zone del cervello per modificare la quantità e la qualità del nostro altruismo.
SPEAKER_00Ti direi voi la risposta vera o quella poetica, ma la realtà è che tutti siamo disposti ad aiutare il prossimo, soprattutto se stimolati elettricamente, ecco. Perché ti dico questo? Perché c'è un gruppo di ricercatori dell'università di Zurigo che ha scoperto che l'altruismo forse non è solo questione di buon cuore o di educazione, ma anche di fisica. È una fisica fatta di onde cerebrali che si sincronizzano tra lobby frontali e parietali. È un discorso che è un po' più complicato, di così, naturalmente, ma potrei riassumertelo dicendo che stimolare queste aree cerebrali aumenterebbe del 12% la probabilità di fare scelte generose anche quando costano del denaro. Quindi statisticamente difficili, diciamo, nella realtà che conosciamo oggi.
SPEAKER_03Ma questa irrorazione deve avvenire in modo transcutaneo, acustico.
SPEAKER_00Il sistema si chiama stimolazione transcranica a corrente alternata. Quindi ci sono degli elettrodi applicati su una sorta di casco che sono stati posizionati sulla testa di ben 44 partecipanti, che sono i volontari, almeno spero, di questo esperimento, per cui questa stimolazione applicava loro sull'encefalo, diciamo, onde gamma a 72 Hz, sincronizzate tra le aree deputate all'altruismo, e poi c'erano anche le onde di controllo, diciamo, quelle placebo. I risultati che sono stati ottenuti sono abbastanza chiesti, perché la stimolazione gamma, quella che insomma andava ad influenzare quelle aree del cervello, la proprietà altruistica delle persone è aumentata un bel po'. Anche nei contesti di disuguaglianza svantaggiosa, cioè quando il partecipante, perché i volontari venivano raccolti a coppie, uno riceveva un favore, l'altro un altro favore, anche il partecipante svantagiato rispetto all'altro, era altruista. Quindi era davvero autenticamente altruista. Invece, con Alfa, le onde alfa diciamo e il placebo, nessun effetto. È una differenza quella del 12%, che può sembrare minima, ma è statisticamente significativa e soprattutto replicabile. Quindi non ci sono possibilità che questo sia un esperimento campato in aria, c'è sicuramente una correlazione.
SPEAKER_03Diciamo che mi vengono in mente due cose. La prima cosa è che se questa, diciamo, dose elettrica deve essere emanata, probabilmente è una tecnologia simile alla TDCS, cioè una stimolazione transcranica a bassissima intensità e si usa già ampiamente sia per curare gli episodi depressivi, i farmaco resistenti, sia per curare anche il dolore cronico. Però potrebbe anche esserci una stimolazione di questo tipo senza un'irrorazione di energia, ma anzi aiutando la stimolazione di quelle frequenze, cioè quelle gamma, attraverso un processo di neurofeedback, cioè un processo di condizionamento operante che va a premiare il funzionamento di quelle frequenze nel cervello utilizzando dei sensori e non degli elettrodi, mettendo la persona con un software che gli fa fare dei videogiochi che per l'appunto premiano l'ampliamento di quelle frequenze. Tutto questo è molto interessante, però è significativo sul loro campione. 44 persone in realtà non sono statisticamente significativa su una popolazione, perché su una popolazione media ci vorrebbero almeno 500 soggetti. Tuttavia, è molto interessante. Penso che se ci fosse qualcosa anche di utilizzabile tramite app o device domestico, io mi immagino anche un adolescente che, per esempio, deve chiedere un aumento di paghetta, o tu che devi chiedere un aumento di stipendio, dici: Ma puoi mettere un attimo questo caschetto.
SPEAKER_00Parafrasando il bravo scrittore che una volta disse che il numero magico era 42, mi sembra, questa volta è 72 72 Hz. Ricordatevelo tutti quando dovete chiedere un aumento, spostate questa bilancia tra egoismo e generosità. Stimolando il vostro. Non so come farete senza il dispositivo adatto, però stimolate l'altruismo. O, se possibile, autostimolatelo, perché c'è sempre bisogno di generosità.
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SPEAKER_03Gianluca Riccio, grazie per essere stato con noi. Grazie a te, belle notizie. Notizia numero uno di questa puntata: l'alto mare non è più una zona grigia. Il cosiddetto High Seas Treaty, l'accordo sulla biodiversità, oltre le giurisdizioni nazionali, è entrato in vigore il 17 gennaio 2026. In pratica, crea regole e strumenti per proteggere e gestire la vita marina anche fuori dalle acque nazionali, dove oggi avviene una parte enorme della pesca e dove esistono ecosistemi fragilissimi. La cosa incoraggiante è che diventa possibile creare aree marine protette anche in alto mare e chiedere valutazioni di impatto più rigorose per le attività umane non è una soluzione magica, ma è un cambio di infrastruttura, più cooperazione, più trasparenza e più capacità di far rispettare obiettivi comuni. Seconda bella notizia: la diagnosi precoce può diventare meno invasiva e più accessibile. Un progetto ha mostrato che un semplice prelievo dal polpastrello fatto a casa e spedito per posta può misurare alcuni biomarcatori legati alla malattia di Alzheimer con un'accuratezza utile per la ricerca e per percorsi clinici più agili. Il punto non è fare diagnosi da soli, il punto è ridurre le barriere. Se puoi raccogliere campioni senza venipuntura e senza spostamenti, includi più persone, accorci i tempi, faciliti l'accesso a studi e valutazioni e soprattutto per chi vive lontano dai centri specialistici. Non è macchio, è una di quelle innovazioni tranquille che allarga la possibilità di individuare rischi e prima li individui, prima puoi intervenire con prevenzione e supporto. Terza notizia bella: anche l'architettura può alleggerire il pianeta. Stora Enzo racconta il primo data center costruito con Mass Tim, cioè legno ingegnerizzato strutturale. È interessante perché i data center sono infrastrutture in crescita e oltre ai consumi energetici hanno anche un'enorme impronta di carbonio incorporata nei materiali. Quindi usare legno certificato e progettato bene può ridurre quell'impronta, velocizzare i cantieri grazie alla prefabbricazione e creare edifici più modulari e più adattabili. Non vuol dire che il legno salva tutto, ma vuol dire che anche i luoghi digitali possono diventare più fisicamente sostenibili.
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